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(foto di Cristiano Frasca)

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Stefano Fassina, nessun dubbio sulle priorità: "Il lavoro prima di tutto"

"Il lavoro è la prima questione che il prossimo governo dovrà affrontare: assieme al tema della crescita economica, senza la quale non è possibile creare nuova occupazione". Lo ha detto Stefano Fassina (PD)

“Il lavoro è la prima questione che il prossimo governo dovrà affrontare: assieme al tema della crescita economica, senza la quale non è possibile creare nuova occupazione”. Lo ha detto Stefano Fassina, responsabile nazionale Economia e Lavoro del Partito Democratico, nel suo intervento conclusivo dell'evento “Il lavoro prima di tutto”, organizzato dal Partito Democratico forlivese (che ha aperto le porte della sua Assemblea territoriale a tutta la cittadinanza). Fassina ha concluso un dibattito a cui erano presenti oltre duecento persone e al quale hanno preso parte anche rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil

Tra questi il segretario generale Cgil Forlì, Enzo Santolini e alcuni rappresentanti del mondo dell'impresa, tra cui il responsabile di Confindustria Forlì, Enzo Poggi.



Un incontro importante anche per il contesto politico del Paese ma soprattutto per la crisi economica che sta stringendo l'Italia in una morsa opprimente. Anche il territorio forlivese non è esente da queste difficoltà, come ha spiegato il segretario del Partito Democratico forlivese, Marco Di Maio, che ha aperto la serata: “Nella sola provincia di Forlì-Cesena si contano oltre 28mila disoccupati e un numero sempre crescente di crisi aziendali, almeno duecento stando a quelle che sono state gestite dall'apposito ufficio della Provincia – ha detto -. Ci sono, soprattutto, 5mila giovani, tra i 15 e i 34 anni, che non hanno una occupazione”.

“Molte delle crisi aziendali – ha aggiunto Marco Di Maio – sono legate ai problemi di accesso al credito che vengono incontrati dalle imprese; ciò significa che ci sono responsabilità a cui il mondo bancario, pur in forte difficoltà come l'intero mondo dell'economia, non può sottrarsi”.

Stefano Fassina, incalzato dalle sollecitazioni di tanti interventi che sono seguiti alla sua relazione, ha ribadito le linee generali delle proposte del Partito Democratico e puntato il dito contro le scelte sbagliate: “E' incredibile che in un tornante storico come quello che stiamo vivendo – ha detto - in nome di un'ideologia fallita e di interessi materiali miopi, si punti sulla ulteriore facilitazione dei licenziamenti come via per la crescita”.

Secondo il Partito Democratico, “per ricostruire la dignità della persona che lavora è necessaria più Europa e una politica macroeconomica espansiva – ha spiegato Fassina -. In Italia, dobbiamo eliminare i vantaggi di costo dei contratti precari rispetto ai contratti a tempo indeterminato e riformare gli ammortizzatori sociali. Chi ancora insiste sulla scorciatoia dei licenziamenti facili guardi agli Stati Uniti dove, in assenza dei contratti nazionali e in assenza di limiti minimi ai licenziamenti, la disoccupazione è più elevata che in Italia e permane una prospettiva di stagnazione”.

Lavoro significa anche parlare di piccola e media impresa, di lavoratori autonomi, professionisti. Fasce di lavoratori non sempre adeguatamente considerate dalla politica in questi anni eppure così importanti. Su questo e sulla semplificazione burocratica (tema non più rinviabile) saranno dedicati iniziative specifiche sul territorio forlivese nei prossimi mesi. Per le Pmi, nel frattempo, il 26 novembre il Partito Democratico organizzerà a Monza una convention nazionale specifica.

Fassina ha parlato anche dello scenario politico che si andrà a delineare nelle prossime ore. “Il Partito Democratico è pronto a sostenere un governo di unità nazionale che affronti due tre scelte – ha detto – ma non siamo pronti a farlo ad ogni costo e ad ogni condizione. Ci sono scelte come queste sul lavoro o sulle pensioni, che richiedono un mandato chiaro da parte dei cittadini. Ad esempio pensare di votare una riforma strutturale delle pensioni, ad esempio, assieme a Verdini e Cicchitto, viste le loro posizioni, mi sembra difficile se non impossibile”.
 

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