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Unione dei comuni, Allegni: "Si apra un confronto vero e coraggioso per non commettere altri errori"

Interviene nel dibattito Gessica Allegni, assessore welfare e sicurezza Comune di Bertinoro ed esponente del movimento politico èViva

Prosegue il dibattito sul destino dell'Unione dei Comuni della Romagna Forlivese. Per Gessica Allegni, Assessore welfare e sicurezza Comune di Bertinoro ed esponente del movimento politico èViva, si tratta di "un argomento di interesse generale, che investe la qualità dei servizi al cittadino, la capacità di integrazione e sussidiarietà tra le nostre istituzioni, la visione politica di insieme di questo territorio, della rappresentanza e di una corretta ripartizione delle funzioni tra i vari enti".

"Chi ha aperto in questi giorni il dibattito sul tema, l’ex sindaco di Predappio e già presidente della stessa Unione Giorgio Frassineti, ha giustamente fatto riferimento ad un quadro normativo nazionale che ha condizionato la nascita dell’Unione a 15 - evidenzia Allegni -. Dalla riforma del titolo "V alla Legge Delrio", il centro-sinistra ha purtroppo commesso degli errori, che vanno riconosciuti, e che hanno reso il quadro istituzionale caotico e instabile, in particolare per quanto riguarda l’abominio vero e proprio che ha riguardato le Province, oggi enti di secondo livello, dove la voce di territori e cittadini non ha praticamente alcun valore e dove alcune funzioni essenziali che pure permangono (basti pensare alla manutenzione delle strade e all’edilizia scolastica) sono pressoché impossibili da garantire ed esercitare. Spiace che ai tempi in pochissimi provammo ad alzare la voce per fermare una riforma figlia della demagogia legata ai costi della politica e della certezza di una riforma costituzionale sonoramente bocciata dal referendum, e che oggi si ritrovano a pagare in primo luogo i cittadini".

"Con l’augurio che questa presa di coscienza possa portare chiunque eserciti un ruolo di primo piano a livello locale a sollecitare il Parlamento per una riforma che restituisca dignità ad un ente di prossimità così importante per i piccoli comuni, a partire dal ripristinare l’elezione dei consiglieri provinciali e del Presidente da parte dei cittadini, vorrei anche io entrare nel merito di ragionamenti che non possono essere lasciati ai soli tavoli tra sindaci o alle direzioni di partito - prosegue Allegni -. E questo è il primo punto su cui vorrei soffermarmi: perché il confronto su che ne sarà dell’unione dopo l’uscita (nota da tempo) del comune di Forlì non viene allargato alle diverse forze in campo? Penso ai sindacati, ai dipendenti stessi dell’unione, agli amministratori che a più livelli in questi anni ne hanno seguito/subito le difficoltà di gestione, al mondo dell’impresa che ha bisogno di efficienza amministrativa, al mondo associativo e del volontariato.

"Non credo che tutto sia riconducibile come letto dalle parole del segretario del Pd forlivese (che in parte condivido) ad una mera questione ideologica o alla necessità di non favorire quei campanilismi che la destra oggi al governo della città di Forlì fomenterebbe. Anche prendendo atto di questo rischio, la risposta non starebbe negli assetti di una unione più o meno frammentata, ma in una capacità di visione e crescita di un territorio fortemente integrato,  dove la fusione di determinate funzioni non dovrebbe pesare sulle capacità dei singoli enti di dare risposte ai propri cittadini", aggiunge, citando come esempio quello della Polizia Locale.

"Quella fusione presupponeva la ricerca di un modello organizzativo che rispondesse a una crescente domanda di sicurezza e protezione dei cittadini. Questo non si è realizzato, ma nel frattempo, a singhiozzo, alcune cose sono state fatte per intenzione delle singole amministrazioni, avvalendosi di personale volenteroso dalla sicurezza urbana a quella stradale - rimarca -. Nel comune di Bertinoro ad esempio abbiamo portato avanti un progetto di Controllo di vicinato che vede nella polizia locale il coordinamento e un punto di riferimento costante per le centinaia di cittadini che vi hanno aderito. Un progetto che avrebbe avuto molta più forza se portato avanti nell’ambito di una Unione capace di valorizzare le diverse risorse che la polizia locale esprime e di mettere in valore le esperienze territoriali. Solo un piccolo esempio di cosa si sarebbe potuto fare in un contesto in cui i campanili sono comunque prevalsi a dispetto dell’ambizione che l’unione più grande d’Italia avrebbe dovuto avere".

"Arrivati a questo punto ha senso continuare a perseguire la logica dei carrozzoni senza fermarsi a ragionare di unioni più piccole, più coerenti sul piano delle peculiarità geografiche, economiche  e culturali, senza sposare ideologicamente la causa di una formazione più grande col solo intento di ottenere qualche finanziamento in più? - si interroga -. Lo chiedo senza presunzione di avere la risposta pronta ma con l’esigenza di un confronto senza paraocchi e non esclusivamente fondato sullo scontro politico".

Conclude Allegni: "Da amministratrice ho potuto toccare con mano i problemi che vengono oggi finalmente sollevati. C’è stata, al momento della nascita dell’Unione una eccessiva disinvoltura politica che ha messo da parte i contenuti. L’idea resta ambiziosa ma la modalità con cui si è sviluppata indebolisce la credibilità stessa di questi organismi, sui abbiamo invece il dovere di continuare ad investire. Perché, dunque, non aprire da subito un confronto vero e coraggioso, anche con la Regione, per capire quale sia la strada migliore da intraprendere per non disperdere, comunque, i lati positivi di questa esperienza, ma per non commettere ulteriori errori? A questo confronto occorre partecipare con disponibilità a mettere da parte certezze precostituite, anche pensando di attivare eventuali modifiche legislative, se fosse necessario. Siamo, politici, sindaci, amministratori, nelle condizioni di raccogliere questa sfida?"

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