Unione dei Comuni, il M5S: "Progetto fallimentare tenuto in vista "artificialmente" dal Comune di Forlì"

Daniele Vergini e Simone Benini tornano sulle polemiche che stanno riguardando in questi giorni l'Unione dei Comuni della Romagna Forlivese

"Pare che si stia finalmente concretizzando il prevedibile epilogo dell’Unione forlivese, da noi ampiamente previsto". E' quanto affermano Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì, tornando sulle polemiche che stanno riguardando in questi giorni l'Unione dei Comuni della Romagna Forlivese. "Ben un terzo dei sindaci sono giunti alle stesse conclusioni che noi esprimiamo da anni - premettono i pentastellati -. I servizi non funzionano ed è necessario creare unioni più piccole. Ed ora arrivano le altrettanto prevedibili difese d’ufficio di Drei e Frassineti, ma a poco serve il loro tentativo di tirare impropriamente in ballo Alea e altre società partecipate dai comuni del comprensorio, che nulla hanno a che vedere con l’Unione. Il problema è unicamente di questo ente di secondo livello voluto dal Pd, con una estensione territoriale esagerata, si tratta infatti dell’unione più grande d’italia. Un progetto che dopo quasi 5 anni dalla sua costituzione ha dimostrato nei fatti di non funzionare, ma che inspiegabilmente il Pd vuole mantenere in vita artificialmente".

"Dalle informazioni che ci stanno giungendo - continuano i consiglieri "grillini" - questo “accanimento terapeutico” verso un ente che non sta in piedi da solo starebbe debordando anche rispetto alle regole e agli accordi firmati: pare infatti che il lavoro di numerosi dipendenti del comune di Forlì, oltre anche a mezzi di trasporto, strutture, uffici, ecc, vengano utilizzati in favore dell'Unione senza che ciò venga in alcun modo rendicontato e messo a bilancio. Se ciò fosse confermato il bilancio del Comune di Forlì, e di conseguenza i contribuenti forlivesi, fornirebbero ingiustamente fondi per mantenere in vita il progetto fallimentare dell’Unione voluta dal Pd, senza che ciò risulti da alcun documento ufficiale".

"Il tutto si concretizzerebbe attraverso il meccanismo del “comando” fra enti - continuano -. Prendiamo l’esempio di un dipendente del Comune di Forlì “comandato” al 30% all’Unione, questo significa che il suo stipendio viene diviso fra i due enti in proporzione alla percentuale, ma nella realtà dei fatti non esiste alcun controllo sulle ore effettivamente dedicate ad un ente o all’altro e nella stragrande maggioranza dei casi questi dipendenti comunali lavorerebbero quasi tutto il tempo per l’Unione mentre gran parte del loro stipendio continuerebbe ad essere a carico del comune di Forlì. Inoltre, com’è facile immaginare, questi dipendenti userebbero nel loro lavoro anche auto, benzina, computer e altri beni sempre totalmente a carico del Comune”.

“Invitiamo i dipendenti comunali a segnalare queste anomalie ai loro dirigenti e i sindacati a controllare maggiormente. Da parte nostra abbiamo scritto ai Dirigenti al personale (Alessandra Neri), al bilancio (Stefano Pizzato) e al Direttore generale (Vittorio Severi) chiedendo loro di verificare se è vero che dipendenti, strutture, mezzi, uffici, carburante, del comune di Forlì vengono utilizzati a vantaggio dell'Unione di comuni, senza che ciò venga in alcun modo rendicontato. Ed in particolare abbiamo chiesto di sapere come viene calcolato il tempo effettivamente dedicato dai dipendenti in favore del comune di Forlì o in favore dell'Unione nei casi di personale comandato part-time ad uno dei due enti", concludono i consiglieri 5 Stelle.

Ugl

L'Ugl parla di "disunione di Comuni". "I nodi sono venuti al pettine - illustra il sindacato in una nota - perché le vere ragioni, che risalgono a motivazioni di carattere clientelare, volute dal Pd (magari non ottemperando le disposizioni che erano alla base delle indicazioni dell'allora sindaco Roberto Balzani) hanno distrutto tutto ciò che noi abbiamo comunque sempre sostenuto non avrebbe potuto funzionare. Perché non si tengono insieme 14 piccoli comuni e un capoluogo di Provincia all'intenro dei quali sono evidenti problematiche completamente diverse. Ciò vale per lo Spun, per l'Informatica e per la Protezione Civile, forse un po' meno quest'ultima per le sue caratteristiche particolari".

Viene riportato anche il caso della Polizia Municipale: "una città capoluogo di provincia che per le sue dimensioni e problematiche ha bisogno di un corpo dedicato esclusivamente al proprio territorio e alle problematiche di natura diversa presenti nei comuni a diversa densità abitativa e di una dimensione completamente diversa da quella del capoluogo. A questo si aggiunga una pianta organica sottodimensionata, per quanto riguarda la Polizia Municipale, e alle difficoltà di comando e di strategia della stessa. Per queste ragioni l'Unione sta sfasciandosi, per queste ragioni i lavoratori ci avevano chiesto di entrare con loro rappresentanti all'interno dell'Rsu con la nostra sigla Ugl, avendo in questo modo la speranza che qualcosa potesse cambiare".

"Ciò che stanno rischiando i dipendenti in forza all'Unione è oltre alla beffa, anche il danno - continua la nota -. Per le notizia che abbiamo, una serie di aspetti amministrativi inefficaci o addiruttura irregolari, potrebbero portare a difficoltà nella erogazione dei futuri stipendi. Come Ugl verificheremo nei prossimi giorni questa situazione e ci riserviamo di proclamare lo sciopero, perché, come si capisce, non avendo nessuna possibilità di interlocuzione per la soluzione di questo problema, siamo costretti a momenti di agitazione come quelli dell'astensione dal lavoro. Chiediamo ai sindaci di tutti i comuni di volerci comunicare quali siano le future mosse dell'Unione e quali siano le loro iniziative volte a risolvere questa situazione. Naturalmente noi non staremo con le mani in mano e chiediamo a tutti i dipendenti di comunicarci via mail eventuiali loro idee e iniziative in proposito al seguente indirizzo".

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