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Unione dei Comuni, la riflessione dell'ex sindaco di Predappio: "Diciamolo chiaramente: è stata un fallimento"

Ecco la lunga riflessione di Giorgio Frassineti, ex sindaco di Predappio, sull'Unione dei Comuni della Romagna forlivese, la più grande d'Italia, che ormai ha la sorte segnata dopo la decisione di Forlì di non farne più parte

"Ormai l’attuale Unione dei Comuni della Romagna Forlivese ha la sorte segnata. Quella che era la più grande Unione dei Comuni d’Italia (la Valle d’Aosta è molto più piccola in termini di abitanti dell’unione forlivese) oggi deve fare i conti con la volontà del comune più grande di non farne più parte. Il Comune di Forlì ha assunto una posizione chiara e netta, oltre che legittima: la sua prospettiva territoriale ed istituzionale si collocherà al di fuori dell’Unione dei Comuni. E quindi è normale oggi chiedersi quali scelte saranno fatte dagli altri Comuni. La questione non è di poco conto perché sarà su queste scelte che si determinerà il futuro disegno strategico territoriale, oltre che il ruolo regionale di questa parte di territorio".

Inizia così una lunga riflessione di Giorgio Frassineti, ex sindaco di Predappio, sull'Unione dei Comuni della Romagna forlivese, la più grande d'Italia, che ormai ha la sorte segnata dopo la decisione di Forlì di non farne più parte.

"L’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese a 15 è stata chiaramente un fallimento, una realtà che ha incarnato lo spirito del famoso e dannoso Decreto del Rio, secondo solo come dannosità alla modifica del Titolo V della Costituzione, che aveva tra gli altri scopi quello della eliminazione delle Provincie, trasformate in area Vasta, e la riorganizzazione del territorio in Unioni dei Comuni" dice ancora Frassineti

"L’Unione dei Comuni è stata una veloce fusione fredda, costruita per avere il possibile vantaggio di poter attingere a fondi regionali previsti per i comuni che avessero attuato una unione conferendovi almeno quattro funzioni fondamentali. I motivi del fallimento sono noti e in questo contesto fanno ridere gli argomenti della destra, come se all’epoca non fossero coinvolte anche le amministrazioni da loro governate. Provo ad elencarli: mancanza di coinvolgimento dei dipendenti e soprattutto delle organizzazioni sindacali, in una costruzione dell’unione che fu fatta a freddo e senza coinvolgere i dirigenti comunali; il sistema di Governance sbagliata (ad esempio un grande Comune come Forlì parificato nel potere decisionale ad un Comune piccolo come Tredozio o Premilcuore). Bandi regionali distributori delle risorse sempre ritagliati per unioni di 30-50000 abitanti e di 5-8 comuni, e quindi penalizzanti per noi. La scelta sbagliata delle quattro funzioni da unificare (vedi il clamoroso errore dei vigili urbani). L’esclusione, per la presenza del Comune di Forlì, dal sistema e dai finanziamenti milionari per le Aree interne; l’impossibilità di dotarsi di un Segretario generale dedicato solo all’Unione, il ruolo dei consigli comunali non chiaro e la macchinosità del consiglio dell’Unione. E tanti altri errori e difetti".

"Se ci aggiungiamo gli egoismi territoriali, il periodo economico più difficile pre-covid, l’applicazione delle rigide regole sul personale e la mancanza della snellezza burocratica promessa, ci basta poco per dire che forse la scelta di Forlì di uscire dall’Unione rappresenta l’occasione per ripensare a tutto il territorio" prosegue ancora l'ex sindaco di Predappio.

"Ricordo che facemmo la scelta dell’Unione a 15 perché solo pochi anni fa (sembra un’altra epoca), avevamo dato per morte le provincie. Si voleva quindi affermare il territorio di Forlì prevalente nei confronti del Cesenate, proponendo l’Unione più grande d’Italia, e con dentro (caso unico) la città capoluogo. Nelle teste degli amministratori (tutti indistintamente, di destra e di sinistra) c’era questo disegno, che nella dinamiche istituzionali in atto avrebbe dato al territorio forlivese un certo vantaggio politico sul cesenate. Fu un errore, perché le cose andarono diversamente".

"Nel territorio collinare e montano, seppur con litigi e difficoltà, negli anni si era sedimentato un modo di agire e governare che aveva portato a unificare il territorio attraverso le Comunità Montane. In pianura si era sperimentata (sebbene con non poche difficoltà) l’Associazione dei comuni di pianura. Oggi possiamo dire che fondere queste esperienze con la città di Forlì, attraverso scorciatoie e passaggi a forte velocità, ci trovò impreparati. Non eravamo pronti per una Unione con Forlì al suo interno. Oggi per riprogettare il territorio è forse utile ripensare alle aggregazioni passate, che avevano avuto il merito di far dialogare comuni “simili” per dimensioni e caratteristiche morfologiche. Le comunità montane avevano portato decenni di esperienza e di lavoro condiviso. E certamente ha senso pensare anche all’esperienza dei Comuni “cintura” di Forlì come futura aggregazione. E’ da lì che secondo me si deve ripartire. Da quelle esperienze, creando prima di tutto dei tavoli di confronto in cui ci sono tutti gli attori di un territorio, partendo dai sindacati, le associazioni di categoria, i portatori di interessi diffusi e tutto il livello associazionistico e imprenditoriale" ha concluso l'ex sindaco di Predappio

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