Uscita dall'Unione dei Comuni, Ancarani (Pd): "Prevale la legge del più forte"

"L’Unione è un ente territoriale fondato 6 anni fa dai 15 Sindaci forlivesi con lo scopo di mettere assieme - lo dice il nome stesso - i Comuni in un unico grande progetto collegiale che garantisse servizi adeguati"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Mai avrei pensato di dover scrivere un commento di questo tipo, nel momento di crisi peggiore per l’Italia e il Mondo dal dopoguerra ad oggi.
Quando tutti gli amministratori pubblici locali sono impegnati ad affrontare temi come la  distribuzione dei bonus spesa, l'approvvigionamento degli ospedali, l’assistenza dei più fragili, a Forlì il consiglio comunale è chiamato, il 6 aprile, ad esprimersi sull'uscita del Comune di Forlì - il capoluogo - dall’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese.

Come se questa, adesso, sia la priorità. Come se questa debba essere ritenuta una scelta sensata ed utile per la nostra comunità.
L’Unione è un ente territoriale fondato 6 anni fa dai 15 Sindaci forlivesi con lo scopo di mettere assieme - lo dice il nome stesso - i Comuni in un unico grande progetto collegiale che garantisse servizi adeguati a tutti i cittadini del forlivese, da Tredozio a Casemurate, senza distinzioni.
Un concetto semplice ma allo stesso tempo intriso di significato politico e sociale: non devono esistere cittadini di serie A e di serie B e chi può dare di più in termini di risorse e competenze professionali si metta a disposizione degli altri, per un’area territoriale complessivamente più forte perché meno disomogenea.

In questi anni molte cose non sono andate, è doveroso ammetterlo e ricordarlo, ma da chi oggi critica questo progetto non ho sentito un’analisi, un approfondimento, una proposta innovativa. Ora, nonostante il momento ci suggerirebbe il contrario, si vuole buttare tutto alle ortiche, a partire dal duro lavoro compiuto in questi anni dai dipendenti, quelli dimenticati, quelli che non sono mai stati sotto i riflettori, che si sono barcamenati tra difficoltà e lotte intestine per garantire il funzionamento di un Ente complesso, spinti dalla volontà di dare gambe al progetto e alle finalità per cui era stato pensato. Gli stessi che hanno aspettato, invano, una reazione da parte dei Sindaci e della politica per cambiare ciò che non andava: persone e governance.

Oggi pertanto si dis-unisce, ecco la grande proposta del centrodestra. E lo si fa in piena emergenza: follia pura. Si rompe: ognuno per se e chi avrà più forza, più mezzi, prevaricherà gli altri. E l’effetto colpirà anche i ‘piccoli’ che a loro volta tenteranno di far prevalere la legge del più forte. Così nella migliore delle ipotesi si riavvolgerà il nastro di dieci anni, mentre nella peggiore qualcuno cercherà nuove alleanze territoriali sulla base dei propri vantaggi. Il risultato è che tutti, a parte Forlì, cercheranno di sopravvivere. E chi sarà a farne le spese? Il cittadino, specie quello che vive in aree già critiche. E' quindi il momento in cui politica e amministratori devono alzare la voce: chi tace ora sarà complice.

Zattini, che dell'Unione è stato fautore e uno dei sindaci fondatori, una presenza importante in tutti questi anni all'interno dell'Ente che ora vuole sciogliere, fugge dalle sue responsabilità politiche e vuol gettare il bambino con l'acqua sporca. Proprio oggi che, come sindaco del Comune capoluogo, avrebbe maggiori responsabilità rispetto all'intero territorio nel suo complesso visto lo stato di emergenza sanitaria in essere, momento che imporrebbe maggiore concertazione, ampia condivisione, scelte meno avventate. Nulla, però, di tutto questo. Con l’amara conclusione che se l’Unione si scioglierà, saremo tutti più soli, tutti più deboli.

Valentina Ancarani (Partito Democratico)

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