Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Variante del centro, dure critiche: "Salto indietro nella tutela storica e speculazione, faremo ricorso"

“Si indebolisce fortemente le tutele del patrimonio architettonico e del tessuto urbanistico di quest'area nodale della città"

La nuova variante del centro storico - che permette demolizioni più facili e ricostruzioni totali, purché nella stessa sagoma e con l'obbligo di ricostruzione della facciata stradale come prima in circa 1.500 edifici storici ma non tutelata -  “si indebolisce fortemente le tutele del patrimonio architettonico e del tessuto urbanistico di quest'area nodale della città. La Giunta si dimostra dunque prigioniera di un'impostazione arcaica, che individua come beni da tutelare solo un ridotto numero di edifici di pregio e non concepisce invece l'idea che sia l'intero patrimonio edificato di un territorio, preso nell'insieme, a rappresentarne la storia e l'identità”: è la presa di posizione dei consiglieri comunali di Forlì e Co. Federico Morgagni e Giorgio Calderoni. Che aggiungono: “Una volta di più, la Forlì guidata dalla destra si presenta come un laboratorio per provvedimenti urbanistici "à la carte", tutti tesi a favorire interessi privati e insofferenti alle normative a protezione dei beni comuni”.

Per Forlì & Co “tale scelta inoltre contrasta con le disposizioni del Decreto legge "Semplificazioni" adottato dal Governo lo scorso ottobre, secondo cui gli interventi di demolizione e ricostruzione nei centri storici sono possibili esclusivamente a seguito della redazione di piani urbanistici particolareggiati di recupero e ricostruzione, e ciò proprio allo scopo di tutelare queste aree da interessi speculativi; ne consegue, ancora una volta, il rischio di contenziosi sulla legittimità dell'atto approvato dalla maggioranza”. Ed ancora: “Altrettanto preoccupante è il fatto che non si sia voluto tenere in considerazione il rilievo del Comitato Tecnico-Scientifico regionale sul pericolo, autorizzando interventi di demolizione ricostruzione per singole unità immobiliari e temporalmente sfalsati, di un'alterazione degli equilibri statici consolidatisi nel tempo fra edifici confinanti, che rischiano così di diventare meno resistenti alle sollecitazioni sismiche.

Critiche anche alla mano libera che la delibera concede per il Villaggio Matteotti: “Dato il valore storico e documentale di questo insediamento, che risale al ventennio fascista, avevamo chiesto che si acquisisse, prima di allentarne le tutele, il parere della Soprintendenza e di un esperto nazionale di architettura e urbanistica di tale periodo. Ci dispiace constatare che il Comune non solo non ha accolto le nostre proposte, ma ha deliberatamente ignorato (e comincia a diventare un vizio) anche la richiesta della Provincia di conservare i vincoli almeno sui 22 edifici censiti di recente dal Comune medesimo quali beni ancora in buono stato di conservazione originaria. In sostanza, invece di prendere in considerazione questa osservazione fondata e imboccare un percorso di valorizzazione culturale di tale patrimonio, il Comune ha smentito sé stesso, dichiarando di aver svolto un ulteriore sopralluogo che ha permesso (guarda caso) di constatare la scomparsa dei tratti originari in tutti gli edifici dell'area”.

Difende il provvedimento invece la Lega: “Grazie a questo importante provvedimento – spiegano i consiglieri comunali della Lega Letizia Balestra e Alessandro Rivalta – gli interventi edilizi nelle zone storiche della nostra città potranno essere più celeri, più sicuri e soprattutto meno onerosi. L’obiettivo, da una parte, è quello di conciliare il problema della vulnerabilità sismica degli aggregati edilizi con la salvaguardia dei fronti storici e, dall’altra, di incentivare la residenzialità nelle zone più spopolate del nostro centro, puntando sulla qualità dei fabbricati e sulla conservazione dell’elemento architettonico. La delibera permetterà la riqualificazione del parco immobiliare del cuore di Forlì con procedure snelle e veloci, volte a riportare i nostri cittadini a vivere ed abitare il centro storico". E concludono: "Di fronte alla strategicità di questa misura, varata con grande intelligenza e lungimiranza dall’Assessorato all’urbanistica, ci saremmo aspettat il sostegno e la condivisione di tutta la minoranza. Ma, come sempre, al buon senso di questa Amministrazione si è contrapposto l’approccio ostruzionista del consigliere Calderoni, arroccato su posizioni inquisitorie tese a rallentare la ripartenza della nostra città”. 

Dure critiche infine dai Verdi, per bocca di Sauro Turroni: “Così si distruggono secoli di storia rappresentata dal complesso degli edifici storici che costituiscono un insieme unitario in cui si riconoscono tutti i cittadini e si azzera un piano ben fatto fin dal 1988, che analizzando in modo dettagliato ogni edificio gli assegnava la categora di intervento più adatta alle sue caratteristiche tipologiche e alla stratificazione che nel tempo aveva portato allo stato attuale. Si cancellano in un colpo solo decenni di acquisizioni culturali e scientifiche a proposito della conservazione dell’intero tessuto dei Centri Storici, maturate in Emilia Romagna, che hanno costituito un modello imitato in tutta Italia e che ha fatto scuola in tutti i Paesi europei”.

“Scompare, definitivamente cancellata, la nozione stessa di centro storico, costituito dall’intero tessuto degli edifici che il tempo ha stratificato nella parte antica della città, creando un unicum fatto di edifici, monumenti, palazzi, spazi pubblici, piazze, del quale a malapena si vogliono salvare solo i pochi edifici vincolati, ritornando ad una concezione superata da decenni, secondo la quale sono i soli monumenti ad avere il diritto ad essere conservati. Ovviamente questa variante ha incontrato il plauso degli immobiliaristi, dei costruttori e delle categorie professionali incapaci di misurarsi con la parte storica della città. Per farlo, ignorando la gerarchia delle fonti, si appellano a una circolare ministeriale del 2020, di assai dubbia interpretazione e ancor più dubbio significato, pretendendo che una circolare superi i contenuti chiarissimi di una legge dello Stato”.

“I Verdi, insieme con le maggiori associazioni di tutela del patrimonio storico della Nazione annunciano che faranno di questa operazione un caso nazionale costituendo un ampio comitato volto ad impugnare in ogni sede un provvedimento che va contro i principi costituzionali. Mettiamo nuovamente in evidenza che perfino tecnicamente le norme che il Comune vuole approvare  sono sbagliate, a cominciare dal fatto che all’interno di aggregati urbani intervenire sui singoli edifici demolendoli e ricostruendoli con strutture rigide diminuisce la sicurezza complessiva dell’insieme delle costruzioni, all’interno delle quali quella “nuova” in caso di sisma funziona da martello, creando pericolo per gli altri edifici”.

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