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Lunedì, 17 Giugno 2024
Politica

"Vetrine spente" e interrogazione al Ministero, Mezzacapo attacca Di Maio: "Mossa tardiva". Il Pd: "Le istituzioni sono di tutti"

Sulla questione delle "vetrine spente" interviene il consigliere comunale della Lega Daniele Mezzacapo

"E' incredibile come la macchina del fumo del Partito Democratico continui senza vergogna a confondere la popolazione. Questa volta il fumo negli occhi ai forlivese vieni lanciato dal deputato del Partito Democratico Marco Di Maio, che tirato per la giacca dall'amministrazione comunale di Forlì ha ben pensato di fare una interrogazione al ministero dell’Economia per verificare se è ancora possibile spingere l’Agenzia delle Entrate a destinare i locali che si trovano a Forlì in piazza Saffi (angolo via delle Torri) ad uso diverso rispetto agli uffici che vi faranno”. Sulla questione delle "vetrine spente" interviene il consigliere comunale della Lega Daniele Mezzacapo: "Come conferma lo stesso deputato Marco Di Maio nella sua interrogazione parlamentare, i lavori sono stati fermi due anni. Infatti - dice Mezzacapo - è da oltre due anni che si sa perfettamente che al posto dei negozi sarebbero sorti degli uffici. Allora mi chiedo il motivo per il quale l'onorevole Di Maio non abbia inoltrato un'interrogazione a suo tempo, quando il ministro dell'Economia era Pier Carlo Padoan in carica fino al 1 giugno scorso prima col Governo Renzi poi con quello a guida Gentiloni". 

"Ora che il cantiere è terminato - dice il consigliere comunale leghista -  e che tutti senza pannelli possono vedere quanto è stato fatto, il Partito Democratico vuole dare da intendere alla città, con questa vergognosa e tardiva mossa, che l'attuale Ministro del Governo Lega-M5S abbia in mano le sorti di quel luogo. Quasi come se avesse colpa di ciò che è stato fatto. Troppo tardi cari compagni del Partito Democratico, dovevate pensarci prima. Noi ci avevamo pensato, l'avevamo detto e abbiamo manifestato in città più volte, ma di voi non si è visto nessuno. Noi lotteremo ancora per portarci dei negozi e far rivivere il centro che avete lasciato morire, lotteremo come abbiamo sempre fatto con onestà per il bene di Forlì senza gettare fumo negli occhi".

Ragni

Sulla stessa lunghezza d'onda anche il capogruppo in Consiglio comunale, Fabrizio Ragni: "Abbiamo lanciato la proposta al Comune di avviare l’iter di una variante urbanistica specifica per il Palazzo degli Uffici Statali per salvaguardare la vocazione  ommerciale dei locali al piano terra, sottraendoli al progetto di destinarli a uffici burocratici, e subito c’è chi, come il deputato Marco Di Maio, ha copiato letteralmente  questa nostra proposta. Una tardiva imitazione che conferma l’inconsistenza politica del Pd, ormai avvezza a mutuare le nostre proposte nell’incapacità  palese di governare la città nell’unico interesse dei cittadini e delle categorie produttive".

Prosegue Ragni: "Di Maio ha copiato la nostra proposta di chiedere un cambio di destinazione a fini commerciali dei locali, così da valorizzare un angolo di centro storico di notevole  pregio, e poi ha chiesto al ministero di attivarsi affinché si possa tenere al più presto un incontro istituzionale con il Comune di Forlì per rivedere l’orientamento dell’Agenzia sulla destinazione di questi locali. Inutile chiedersi: perché non ha formulato questa  domanda negli ultimi due anni mentre erano in corso  gli interventi di ristrutturazione che  hanno paralizzato le attività commerciali costringendo i titolari dei negozi a trasferirsi o chiudere del tutto? Perché Di Maio, magari in accordo con Drei, non si sono attivati per tempo per costringere il proprietari dell’immobile a calmierare i costi d’affitto che hanno fatto desistere gli inquilini?".

"Vediamo in questa tardività l’inerzia che ha contraddistinto l’amministrazione comunale del Pd che in tutti questi anni non s’è attivata come doveva per limitare  i disagi che i ponteggi sotto i portici  di via delle Torri e corso Mazzini  arrecavano agli esercenti, ai cittadini ed ai turisti. Soltanto dietro nostra precisa sollecitazione (dopo alcuni comunicati e un question time)  il Pd s’è rivolto con un’  interrogazione al governo. Ma hanno avuto settimane, mesi ed anni per tutelare l’immagine e gli interessi della nostra città. Anzi, è accaduto il contrario, s’è fatta delle scelte del Demanio un’occasione di dubbio gusto e utilità quando elementi della giunta comunale hanno immortalato con fotografie l’incontro di maggio con i dirigenti della stessa Agenzia del Demanio. Perché in quell’occasione il sindaco Drei non ha fatto presente che era necessario lasciare al piano terra l’uso dei locali a fini commerciali e artigianali piuttosto che destinarli a uffici per contribuire a rendere il centro storico più vivo e attrattivo?", si chiede ancora Ragni.

Come è noto, c’è un progetto per portare al piano terra, sotto i portici, gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, con apertura al pubblico prevalentemente di mattina e ridotte  aperture pomeridiane nell’arco della settimana. "In questo modo verrà a mancare l’afflusso di cittadini con prevedibile e conseguente desertificazione sociale e turistica di quest’area strategica  del centro storico e dell’intera città - chiosa Ragni -. Forza Italia, dopo che l’Agenzia del Demanio ha concluso i lavori nel palazzo degli Uffici statali, aveva chiesto  l’attivazione in tempi straordinari dell’iter di attuazione di una variante di salvaguardia con un vincolo che  consentisse l’apertura negli spazi al piano terra e nel portico dell’ex Palazzo degli Uffici Statali soltanto ad attività commerciali o  piccole botteghe artigianali, vietandone la destinazione ad uso uffici per impieghi burocratico-amministrativi. Prima di allora , soltanto uno spiazzante silenzio del Pd , a riprova che le loro proposte e le nostre  per il rilancio della città  non coincidono. Ogni altra iniziativa tardiva del Pd suona politicamente stonata e soprattutto inutilmente strumentale ed a fini elettorali. Ma i forlivesi hanno capito e non accorderanno loro più alcuna fiducia".

La replica del Pd

“Le istituzioni sono di tutti e non di una parte politica - afferma Massimo Zoli, segretario dell'Unione comunale del Pd Forlì -. Chiedere al Governo di aiutare la città a risolvere un problema che nel rapporto diretto con l'Agenzia delle Entrate non si è riusciti ad affrontare, non significa far polemica contro un partito. Significa semplicemente porsi dalla parte di chi vuole provare a trovare soluzioni. Allora il consigliere Mezzacapo, anziché lanciare accuse insulse (e poco documentate visto che Di Maio ha rivolto più interrogazioni, una anche su questo tema, al precedente Governo, con cui comunque c'era una interlocuzione diretta che ha prodotto risultati concreti) avrebbe dovuto mettersi a disposizione per farsi lui da tramite con il partito che dice di rappresentare per parlare con il ministro Tria e i suoi collaboratori –. prosegue Zoli - O forse hanno già deciso, come si legge in queste ore, di scaricare il ministro dell'Economia perché restio a scassare i conti pubblici pur di accontentare le fantasmagoriche promesse fatte dalla Lega e dai suoi alleati del Movimento 5 stelle?".

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