Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Rilanciò l'eremo di Montepaolo: la storia di padre Caroli tra l'esperienza nel lager e il santuario

A raccontare la persona è Gabriele Zelli, cultore di storia locale, che ebbe la possibilità di conoscerlo e di frequentarlo in diverse occasioni

L'eremo di Montepaolo, che si trova sulle colline sopra Dovadola, custodisce una parte della storia di padre Ernesto Caroli (1917 – 2009), frate francescano, che nel 1995 fu nominato rettore del Santuario di Montepaolo. Fu lui a portare qui una reliquia di Sant'Antonio e a rilanciare questo luogo. La sua esperienza tragica in una campo di concentramento nazista, ispirò molte delle sue azioni, rivolte specialmente ai giovani ed ai poveri. Padre Ernesto va ricordato, fra le altre mille iniziative e realizzazioni portate avanti, come uno dei fondatori dell’Antoniano di Bologna

A raccontare la persona è Gabriele Zelli, cultore di storia locale, che ebbe la possibilità di conoscerlo e di frequentarlo in diverse occasioni: “Mi raccontò della vita nel lager, così come si può leggere su diversi siti web e libri a lui dedicati. Era solito raccontare a proposito della prigionia: 'L’esperienza del lager è durata 28 mesi. Due cose mi hanno segnato: l’incontro con migliaia e migliaia di giovani soldati (da lì è nata l’idea di fare qualcosa per i giovani) e poi la fame; ero arrivato a pesare 38 chili, tanto che un mio pensiero fisso è stato quello dei poveri senza cibo; da qui è nata l’idea di una mensa per i poveri'. Di questa terribile esperienza padre Ernesto portò con se anche ricordi positivi, fortemente legati al suo spirito religioso ed intraprendente che lo spinse a creare nel campo di concentramento una sorta di scuola con conferenze, spettacoli, celebrazioni liturgiche ed anche un bollettino”.

L'ESPERIENZA A MONTEPAOLO - Quando da "pensionato" divenne rettore, con sua grande gioia, del Santuario di Montepaolo, dove è custodita una reliquia di Sant'Antonio “che padre Caroli riuscì ad ottenere dai confratelli di Padova, si impegnò a rilanciare il ruolo del luogo sacro ,oggi occupato dalle Monache Clarisse, in precedenza presenti nel monastero di Santa Chiara di Faenza, - ricorda Zelli -. Sotto il suo impulso tutto il luogo fu caratterizzato da importanti iniziative, tanto che l'eremo iniziò ad offrire accoglienza a gruppi per esperienze di ritiro spirituale e momenti formativi per coppie sposate. Si deve a padre Ernesto Caroli la possibilità di ripercorrere visivamente la vita di Sant'Antonio attraverso un itinerario di 10 affreschi denominato 'Il sentiero della speranza', realizzati dal pittore bolognese Lorenzo Ceregato, e di 18 quadri a mosaico collocati nel viale antistante il santuario dal titolo 'Montepaolo nella storia'. Per la realizzazione delle opere a mosaico chiese al critico d'arte Flavia Bugani e a me consiglio su quali artisti forlivesi coinvolgere. Fu così che Miria Malandri, Manuela Camprini, Angelo Ranzi e Roberto Casadio diedero il loro contributo dipingendo quattro delle diciotto scene della vita di Sant'Antonio, poi trasformate in mosaico da Elena Signorelli e Katia Mazzoni della Cooperativa mosaicisti di Ravenna”.  “ In occasione di un incontro padre Caroli mi consegnò la cronologia della vita di Sant'Antonio ,da lui redatta, lo stesso testo è pubblicato nel volume che riporta informazioni sul 'Cammino della speranza' e sul viale dei mosaici 'Montepaolo nella storia'”.

LA VITA -  Ernesto Caroli  nacque a Misileo, frazione di Palazzuolo (Fi), nel 1917. Educato all’insegna della semplicità, del lavoro e della religione, nel 1930 volle entrare nei frati a Cotignola “dopo aver saputo", come raccontava sempre in tono scherzoso, "che li si giocava molto e si mangiava bene”, ricorda Zelli. Frequentò a Parma il Liceo Classico poi si trasferì a Bologna, dove rimase 4 anni, per studiare Teologia. Era ancora studente quando partì per l’Albania come cappellano militare. Dopo l’8 settembre 1943 fu catturato dai soldati tedeschi insieme ad altri militari italiani e trasferito in un campo di concentramento in Germania. Una volta liberato e rientrato in Italia, riprese gli studi laureandosi in Teologia Morale a Roma poi, trasferitosi a Bologna, “mise a frutto il bene e il male di quell’intenso trascorso inaugurando nel 1954, presso l’Antoniano, la mensa dei poveri, una sala cinematografica che con i proventi sosteneva la mensa ed un Accademia di Arte drammatica – prosegue Zelli -. Successivamente ebbe una vita molto piena e protesa a prendersi cura dei più bisognosi da una parte e dall'altra molto impegnato e presente anche all’interno del suo Ordine, in qualità di Segretario della Conferenza dei Ministri provinciali fu promotore, nel 1972, di un incontro ad Assisi dal quale nacque il Mo.Fra. (Movimento Francescano), del quale Padre Ernesto venne eletto segretario. L'intento del Mo.Fra. era quello di creare un orizzonte comune ai tre Ordini francescani e alle diverse famiglie dei singoli ordini. In quest’ottica, portò avanti anche importanti progetti editoriali quali un messale e un breviario comune, le Fonti Francescane e il Dizionario di spiritualità. Padre Ernesto si impegnò anche per l’Unione di tutti i Francescani d'Europa”.  

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