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Sabato, 22 Gennaio 2022
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Sanremo 2020, il bilancio finale di Bartoletti: "La classifica la fa sempre il nostro cuore"

Calato il sipario sul palcoscenico dell'Ariston, il giornalista forlivese Marino Bartoletti, che ha seguito da vicino la kermesse canora, traccia un suo personale bilancio

Non si sono ancora spenti gli echi sulla settantesima edizione del Festival di Sanremo targato Amadeus-Fiorello vinto da Antonio Diodato col brano "Fai rumore", precedendo Francesco Gabbani con "Viceversa" ed i Pinguini Tattici Nucleari con "Ringo Starr". Calato il sipario sul palcoscenico dell'Ariston, il giornalista forlivese Marino Bartoletti, che ha seguito da vicino la kermesse canora, traccia un suo personale bilancio. "E’ stato un buon Festival da almeno 7,5 - esordisce sulla sua pagina Facebook -. Gli avrei dato 8 se gli autori avessero tenuto più in considerazione che l’affetto della gente (figuriamoci la prevenzione di chi critica a prescindere) non può essere trasformato in un sequestro di persona. Nemmeno il più grande show musicale italiano può costringere chi lo ama a stare davanti al televisore fino alle due e mezza di notte. Non succede neanche nella cerimonia degli Oscar".

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Prosegue Bartoletti: "Se parliamo di “proposta” pura, io l’ho trovato di eccellente fattura, sia dal punto di vista della qualità musicale delle canzoni in gara, che del contorno dello "spettacolo" che l’ha arricchito con un’opulenza vista poche volte (a sua volta speziata da messaggi sociali che lo hanno reso unico e probabilmente indimenticabile). Amadeus è stato un conduttore garbato e intelligente (soprattutto nel mettersi con cordialità e serietà al servizio degli altri e ovviamente del prodotto). Ha seminato e raccolto amicizia. Ha superato la prova a pienissimi voti, riposiziondosi su vertici professionali che non tutti gli attribuivano. Ho apprezzato tantissimo il suo ricordo di Fabrizio Frizzi: “Se fosse ancora fra noi, questo Festival lo avrebbe presentato lui!". Un omaggio commosso, ma anche l'orgogliosa e dignitosissima sottolineatura del fatto che la Rai ha preferito affidarsi, come con Carlo Conti (e dopo la bellissima “alternanza artistica” con Claudio Baglioni) a risorse maturate al suo stesso interno".

"Di sicuro, di questo Festival  porteremo nel cuore uno o più momenti: e se sarà qualcosa di "leggero" o di profondo lo stabilirà solo la nostra sensibilità - continua Bartoletti -- Va dato atto a chi l'ha assemblato di aver fatto convivere con credibile spontaneità i Ricchi e Poveri con Ivan Cottini, Albano e Romina con Paolo Palumbo, Tiziano Ferro con Jessica Notaro". Capitolo classifica: "Nel vincitore (bravissimo) e nel podio c'è chi si è riconosciuto e chi no. Ma forse persino Sanremo potrebbe aiutarci a capire che i verdetti, in qualsiasi campo, possono essere accettati con serenità e con meno isterismi, senza per forza tirare sempre in ballo un arbitro venduto (che probailmente esiste solo nell' abito mentale di chi lo immagina). È così difficile dire "bravo" e basta ? È così difficile prendere atto del sincero fair play di vincitori e vinti sul palco al momento della premiazione? La classifica la fa sempre il nostro cuore. Anch'io avrei voluto di più per Tosca, per Irene Grandi, per le Vibrazioni, per Pelù, per Anastasio, per Masini, per Jannacci e persino per Rancore. Qualcuno mi impedirà forse di amare e di cantare le loro canzoni?".

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