Martedì, 16 Luglio 2024
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Là dove c'erano i pozzi neri, ora c'è il Parco della pace

La denominazione dell'area la si deve alla presenza di queste piante, simbolo di pace, insieme alle tabelle collocate sul posto che riportano la frase di Papa Giovanni Paolo II, dettata in occasione del 50° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale

La storia del "Rione dei Pozzi Neri" è stata riportata alla luce nel 2022 in un libro curato da Loretta Poggi. "La zona era così denominata per la presenza di enormi vasconi dove venivano sversati i liquami raccolti nel centro storico della città di Forlì - si legge nel libro "Forlì città verde", progetto fotografico di Luca Massari con un saggio storico di Gabriele Zelli e un contributo dell'architetto Fabio Berni -. Un'operazione quotidiana in corso fino agli anni Sessanta del secolo scorso, che si è ridotta progressivamente con la realizzazione della rete fognaria, e che non è mai stata un incentivo per incrementare l'arrivo di nuovi residenti nella zona presa in considerazione".

"Da questo punto di vista fu invece fondamentale l'insediamento nelle aree limitrofe delle aziende che, a partire dagli ultimi decenni dell'Ottocento e in particolare all'inizio del Novecento, costituirono la prima zona industriale di Forlì. I nuovi insediamenti produttivi potevano contare sul trasporto ferroviario, una vera e propria rivoluzione in quegli anni quando le merci viaggiavano solo su mezzi trainati dagli animali. Lungo l'asse ferroviario trovarono posto aziende che hanno contribuito a scrivere la storia economica di Forlì. Gran parte di esse erano collegate con uno specifico raccordo ferroviario con lo scalo merci e i binari che servivano a tale scopo sono rimasti, in diversi casi, fino a cinquant'anni fa. Vale la pena ricordare alcune delle più importanti attività a cui si fa riferimento, a beneficio delle generazioni che leggeranno questa pubblicazione e che non le hanno viste operative, nonché in considerazione della fatto che i luoghi dove esercitavano sono stati completamente trasformati nel corso degli ultimi decenni. Queste le aziende più importanti: la Società per il gas fonderia di ferro, divenuta poi la fabbrica Forlanini, l'Eridania, il calzaturificio Battistini, la Cooperativa Fumisti, la Mangelli, la Bartoletti. Leggermente più decentrate vanno ricordate aziende come la Becchi e la fornace di via Bengasi, senza dimenticare il ruolo fondamentale svolto dal mercato del bestiame che si teneva al Foro Boario. Tutte queste attività, unitamente alle altre di più modesta entità, hanno dato lavoro a migliaia di persone e da vivere ad altrettante famiglie. Hanno altresì incentivato l'immigrazione dalla campagna verso la città, in particolare dei braccianti che svolgevano un'attività decisamente precaria, nonché dai paesi delle nostre colline e montagne, e da altre regioni, in particolare dal Sud", racconta il testo.

"In questo contesto lungo le vie Piave, Isonzo e Pelacano, queste ultime due come viene giustamente ricordato nella pubblicazione di Loretta Poggi fino alla metà del secolo scorso erano la circonvallazione di Forlì perché ancora non esisteva Viale Italia, iniziarono a sorgere le prime case. Il numero delle abitazioni crebbe col passare del tempo, in particolare a partire dagli anni Sessanta, sempre facendo i conti con la presenza decisamente poco edificante dei pozzi neri. Per cui la zona si è sempre caratterizzata come popolare, nell'accezione del termine, per quanto riguarda fattori di ordine culturale, politico e dei costumi. Non è un caso se due circoli politici, quello repubblicano "Aurelio Saffi", detto della via Lunga, e il circolo comunista voluto dalla Cooperativa "Andrea Costa", detto dello "Svers", sono stati per decenni i punti di riferimento per buona parte della popolazione che risiedeva oltre piazzale Santa Chiara". 

"Va ricordato - si legge ancora - che nel periodo medioevale e rinascimentale la zona della città che oggi fa perno sulla rotonda di Piazzale Santa Chiara poteva contare su uno dei più importanti accessi verso il centro cittadino. Da questo lato della città, ancora prima che fosse realizzata nell'Ottocento la Via Ravegnana, per secoli sono passati tutti coloro che dal ravennate venivano verso Forlì e viceversa, una mole di spostamenti importantissima che ha favorito i commerci, gli scambi culturali e sociali. Da oltre trent'anni a questa parte è avvenuta una notevole trasformazione di questa parte della città determinata in primo luogo dalla costruzione di diversi condomini e di case popolari che hanno incrementato il numero dei residenti. Inoltre chi passa lungo le vie Pelacano, Isonzo e non conosce la storia pregressa nota subito che qui ha trovato spazio la nuova palestra polifunzionale attrezzata per la ginnastica artistica, una disciplina sportiva fortemente radicata in città, e sulla sua parte retrostante si sviluppa un grande parco (denominato della Pace). Mentre sulla via Piave sorge la Scuola dell'infanzia "Ada Maria Gobetti", che ha ospitato centinaia e centinaia di bambine e bambini dai tre ai sei anni nel percorso pre-scolastico. Infine, in questa parte di Forlì, sono state costruite le nuove sedi, talvolta di valenza provinciale, di alcune delle più importanti associazioni di categoria: Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media impresa (CNA), Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti, Confesercenti, e del principale sindacato sia a livello locale sia a livello nazionale, la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL). Questi luoghi sono quotidianamente frequentati da centinaia di iscritti che vi si recano per usufruire dei servizi erogati dagli uffici preposti, in particolare dai rispettivi patronati o da società costituite a tale scopo". 
"Il Parco della Pace, che non ha mai avuto una sua fisionomia e non è caratterizzato in nessun modo se non dalla presenza, fra le altre, di otto piante di ulivo messe a dimora al momento dell'inaugurazione durante una cerimonia alla quale parteciparono, insieme al sindaco Franco Rusticali (1938 - 2015), i rappresentanti delle città gemellate con Forlì, della città palestinese di Nablus, dell'Ambasciata Israeliana in Italia, del Comune di Forlì, della Diocesi di Forlì-Bertinoro e della Prefettura di Forlì-Cesena.  La denominazione dell'area la si deve alla presenza di queste piante, simbolo di pace, insieme alle tabelle collocate sul posto che riportano la frase di Papa Giovanni Paolo II, dettata in occasione del 50° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale: "Mentre si celebra la fine della guerra non si può ancora celebrare la vittoria della pace" e al Momento alla Pace scolpito dall'artista Gianni Cinciarini (1943 - 2013). Attualmente è in corso un intervento di riqualificazione, resosi ancor più necessario dopo l'alluvione del maggio scorso, che consentirà di accorpare anche aree limitrofe, come quella un tempo occupata dalla Fornace Babini, di cui non esistono tracce da decenni, e l'ampio terreno circostante la Palestra per la Ginnastica Artistica "Girolamo Mercuriali"", conclude il testo.
Parco della pace - foto Luca Massari-2

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