Martedì, 22 Giugno 2021
social

I rituali propiziatori di maggio: "La majé" di Aldo Spallicci li racconta

La tradizione, al risveglio della campagna, di raccogliere fiori e di adornare i davanzali delle finestre con i rami di betulla, per proteggere le case dalle formiche, è raccontata in questa 'canta'

'La majé' è stata una delle prime 'cante' romagnole, nelle quali le parole del poeta bertinorese Aldo Spallicci venivano messe in musica dal compositore, forlivese di adozione, Cesare Martuzzi. In italiano, la 'maggiolata', è una tradizione condivisa in molte Regioni italiane, in molti casi diventata una festa legata ai fiori, che si celebra nel mese di maggio, appunto. Nella tradizione contadina i rituali legati alla maggiolata avevano un valore propiziatorio per i raccolti primaverili. 

La tradizione, al risveglio della campagna, di raccogliere fiori e di adornare i davanzali delle finestre con i rami di betulla, per proteggere le case dalle formiche, è raccontata in questa 'canta', che riprende in chiave romagnola le usanze del 'calendimaggio', che a seconda delle Regioni e delle zone, si celebra in molti modi.

“La majè”, da sempre nel repertorio dei Canterini Romagnoli, è la prima canta popolare romagnola su testo d'autore e venne eseguita la prima volta a Bertinoro nel 1910. Ecco il testo originale e la traduzione. 

Dop un son ch’u n’fneva mai
La campagna la j è d’fësta
E e’ mi gal alzend la cresta
L’à cantê:chirichichì !

Tu la rama la piò bëla
Strapa i fiùr ch’i t’piis a te,
Spiana coma par un re
Al finëstar d’la mi cà.

Tu la bdòla la piò bëla
Strapa i fiùr ch’i t’ piis a te,
Che al furmigh al n’à d’antrê
A magnêr int la mi cà.

L’invarneda la j’ é fnida,
Mo l’ è vnuda di’ êtra neva,
Ch’ la n’ à cvert êt che la seva
L’ è e’ spen bianch eh’ P è tot fiurì

Tu la rama ecc.. ecc.

Int e’ bosch e’ rusignöl
Int i prè e’ grell cantaren,
Parché e’ gran e vegna ben,
Tota nota i cantarà.

Tu la rama ecc.. ecc..

Traduzione:

Dopo un sonno che non finiva mai, 
la campagna è in festa
e il mio gallo alzando la cresta
ha cantato “chicchirichì” 

Prendi la rama più bella
strappa i fiori che piacciono a te
sistema come per un re
le finestre della mia casa.

Prendi la betulla più bella
strappa i fiori che piacciono a te
che le formiche non devono entrare
a mangiare nella mia casa.

L’invernata è finita
ma è venuta dell’altra neve
che non ha coperto altro che la siepe
è il biancospino ch’è tutto fiorito.

Prendi la rama più bella ecc. 

Nel bosco l’usignolo
nei prati il grillo canterino
perché il grano cresca bene
tutta notte canteranno.

Prendi la rama più bello ecc.
 
 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I rituali propiziatori di maggio: "La majé" di Aldo Spallicci li racconta

ForlìToday è in caricamento