rotate-mobile
Lunedì, 27 Maggio 2024
social

La nazionale di calcio delle miss mamme al carcere di Rebibbia, guidata da una forlivese

Tra le calciatrici “Miss”, di cui la capitata è Barbara Semeraro di Forlì, sono scese anche le romagnole, Maria Decorato, di Forlì; Fatima El Atifi, 45 anni, di Rimini e la Lady Chef di Miss Mamma Italiana, Albarosa Zoffoli, di Gatteo Mare

La Nazionale di calcio di “Miss Mamma Italiana”, composta dalle mamme vincitrici di fascia del concorso, dalla sua prima edizione ad oggi e allenata dal forlivese Pierpaolo Maretti, ha giocato una partita davvero speciale, infatti in occasione della giornata della Festa della mamma, le mamme miss hanno indossato la casacca per giocare il “Quadrangolare del sorriso” con i team delle mamme e donne detenute nel carcere romano di Rebibbia che, con le sue 400 detenute è il carcere femminile più grande d’Europa.

Il “Quadrangolare del sorriso”, organizzato e coordinato dalla direzione del carcere femminile di Rebibbia, dall’Associazione Antigone per i diritti e le garanzie nel sistema penale e dalla Te.Ma Eventi di Paolo Teti, è stato vinto dalla formazione “Antigone” delle mamme e donne detenute, con il punteggio di 5 a 2, ma la vera vittoria "è stata quella da parte delle mamme miss, di aver regalato sorrisi, abbracci ed un messaggio di solidarietà a coloro che dovranno scontare anni di reclusione", spiegano gli organizzatori del concorso. Tra le calciatrici “Miss”, di cui la capitata è Barbara Semeraro di Forlì, sono scese anche le romagnole, Maria Decorato, di Forlì; Fatima El Atifi, 45 anni, di Rimini e la Lady Chef di Miss Mamma Italiana, Albarosa Zoffoli, di Gatteo Mare.

Un ruolo importante, nella nazionale di calcio di Miss Mamma italiana, lo occupa anche la ravennate Mirella Montevecchi, residente a San Zaccaria, essendo lei la dirigente accompagnatrice del team delle Mamme Miss: “Porterò per sempre nel mio cuore, questa particolare esperienza - spiega -, varcare la soglia di un super carcere come quello di Rebibbia, fa battere forte il cuore. La nostra Nazionale è entrata nel campo di gioco 90 minuti prima della partita, mentre le mamme e le donne detenute sono arrivare mezz’ora prima della gara, la cosa che subito mi ha colpito, è stata quella che al loro arrivo, ci hanno voluto abbracciare una ad una e ringraziarci per aver permesso loro di poter condividere questa esperienza legata all’amicizia ed allo sport, senza nessun pregiudizio. La cosa bella è che tutte le protagoniste dell’evento hanno giocato con entusiasmo e rispetto reciproco. Dopo il quadrangolare si è tenuto il “terzo tempo”, con buffet offerto dall’Associazione Antigone per i diritti e le garanzie nel sistema penale, con molti prodotti preparati dal forno del Carcere di Rebibbia e in occasione di questa ora trascorsa tutti insieme, sembrava più di essere ad una festa tra amiche in spiaggia o in campagna, anziché tra le mura di un carcere. Le mamme e le donne detenute, ci hanno cordialmente invitato a voler ritornare a trovarle, ci siamo lasciate con le lacrime agli occhi, ma con la promessa di ritornare a trovarle”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La nazionale di calcio delle miss mamme al carcere di Rebibbia, guidata da una forlivese

ForlìToday è in caricamento