social

La pandemia vissuta sempre in viaggio da due forlivesi: "Non ci siamo fermati, tra lockdown e quarantene, ora siamo in Asia"

La coppia, che gira il mondo, ma sempre lavorando, lui è socio di un'azienda forlivese che si occupa di mobilità internazionale per l'apprendimento e lei, libera professionista, scrive contenuti per aziende, ha vissuto un'esperienza sicuramente diversa da quella di molti

“Torneremo a viaggiare” è quello che si sente dire da marzo 2020, dallo scoppio della pandemia di Covid 19, che per moltissimi ha significato rinunciare ai viaggi per turismo, soprattutto verso mete lontane. “Noi non abbiamo mai smesso di viaggiare” è invece quello che possono dire i due forlivesi Michelangelo Pasini ed Elisa Lelli, partiti ormai 4 anni e mezzo fa, alla scoperta del mondo, seguendo la loro comune passione. 39 anni lui e 35 lei, anche durante l'ultimo anno e mezzo non si sono fermati, sempre nel pieno rispetto delle regole e adottando le massime precauzioni, hanno continuato la loro esperienza di viaggiatori a tempo indeterminato. 

La coppia, che gira il mondo, ma sempre lavorando, lui è socio di un'azienda forlivese che si occupa di mobilità internazionale per l'apprendimento e lei, libera professionista, scrive contenuti per aziende, ha vissuto un'esperienza sicuramente diversa da quella di molti. Pasini l'ha raccontata a Forlitoday, aprendo uno spaccato internazionale sulla pandemia

Dove eravate quando ci sono stati primi casi di Covid 19?
Eravamo a Siviglia, una città dove i locali sono sempre strapieni, vivendo in un appartamento condiviso.  Abbiamo capito quello che stava accadendo in Italia, dopo la Cina, e quando  abbiamo visto che iniziavano ad essere chiuse le zone rosse e lentamente anche in Spagna stava arrivando il virus, con il ritardo di circa una una decina di giorni rispetto all'Italia, ci siamo resi conto che anche qui sarebbe arrivato il lockdown. 

Cosa avete deciso di fare?
Ci siamo spostati in una località di mare non lontana, Conil de la Frontera dove, a prezzi più bassi, abbiamo preso in affitto un appartamento grande con terrazzo. Gli spagnoli inizialmente erano convinti che fosse solo un'influenza ma, dopo 3 giorni dal nostro trasferimento, le quarantene sono arrivate anche in Spagna
 
Come avete vissuto il lockdown?
Molto bene: usciti dalla grande città, in un luogo di mare che vive di turismo non c'era nessuno, non abbiamo mai fatto le file ai supermercati, per intenderci e appena siamo potuti uscire riuscivamo ad passeggiare per il paese o in spiaggia senza nessuno intorno. In Spagna il lockdown è stato pesante, c'era l'esercito per strada. Questa è stata l'unica volta in cui siamo rimasti bloccati in casa per lungo tempo.

Quali sono state le vostre tappe successive e con quali difficoltà?
Quando sono ripresi i viaggi all'interno del paese siamo andati a Malaga, i locali erano già aperti, siamo stati un mese circa, tra maggio e giugno 2020, poi a Fuerteventura. Nel nostro programma pre-pandemia saremmo dovuti andare in Georgia e poi in Messico durante tutta l'estate. 

Siete tornati in Italia dalle vostre famiglie?
Quando ci siamo resi conto che la pandemia si sarebbe prolungata abbiamo deciso di tornare in Italia dai nostri genitori, lo abbiamo fatto con con i massimi controlli e quarantene in casa prima di vederli. Abbiamo poi deciso di prendere una vecchia auto e, da settembre 2020, abbiamo viaggiato lungo il Sud Italia. Siamo partiti dal Molise, dove siamo rimasti 20 giorni, poi ci siamo spostati in Puglia a settembre e ottobre, e a novembre e dicembre in Sicilia. Siamo tornati a casa a Natale, sempre previ tamponi e quarantene prima di vedere i genitori. Per turismo ci si poteva spostare per raggiungere gli aeroporti, così siamo poi ripartiti.

Mentre in Italia c'era il secondo lockdown voi dove siete andati e che situazione avete trovato?
Dopo Natale abbiamo deciso di andare dove non c'era nessuno e dove potessimo trovare  spazi immensi, siamo stati alle Canarie, lì era tutto aperto e vigeva solo il coprifuoco. Abbiamo passato 2 mesi a Lanzarote. Nei nostri viaggi abbiamo rischiato  molto poco ad esempio non abbiamo mai dovuto fare  un tampone per contatto con positivo, perchè, a parte in Italia dove abbiamo visto le famiglie e pochissimi amici, in viaggio siamo sempre stati soli e con le massime precauzioni. Dopo mesi in mezzo al nulla ci siamo spostati a Madrid, dove non c'è mai stata una chiusura totale, ma a quartieri: abbiamo partecipato ad eventi e abbiamo fatto vita all'aperto, la Spagna ha capito che i luoghi delle cultura erano sicuri. C'erano molti più controlli che in Italia e un grande rispetto delle regole, i locali erano aperti e controllati.

Poi è iniziata la corsa ai vaccini..
Da Madrid, vedendo che la situazione variava tra chiusure ed riaperture, abbiamo pensato di andare nel luogo dove erano disponibili più vaccini, in Europa era la Serbia, che aveva lo Sputnik  ma anche gli altri vaccini diffusi nel continente ed è partita con una grande fiammata iniziale: a maggio aveva il 40% della popolazione vaccinata, poi si è fermata. Siamo stati due mesi in Serbia, ci saremmo potuti vaccinare, però temevamo poi un mancato riconoscimento delle dosi in Italia e nel resto d'Europa. Maggio, giugno e una parte di luglio lo abbiamo trascorso in Polonia, il nostro medico di base ci ha poi confermato che in UE potevamo vaccinarci, ma poi c'è stata una grande accelerazione in Italia. Appena è scattata la possibilità di vaccinarsi per la nostra fascia di età, abbiamo prenotato a mezzanotte l'appuntamento per l'inoculazione del siero e dieci minuti dopo il volo per tornare in Italia. Siamo venuti a Forlì, siamo stati 5 giorni in Italia, ma avevamo ancora casa in Polonia e lì siamo rientrati. Abbiamo poi fatto ritorno in Italia per la seconda dose. 

Poi il sogno di tonare in Asia si è concretizzato?
Non ci abbiamo pensato finchè non siamo stati vaccinati, quando ci siamo sentiti più sicuri abbiamo iniziato ad informarci su come entrare nel continente ed abbiamo prenotato per la Thailandia, uno dei pochissimi paesi aperti al turismo con regole rigidissime. Esisteva un percorso riservato ai vaccinati per l'ingresso, ma quando abbiamo prenotato era sperimentale, per cui abbiamo scelto di fare la quarantena di 15 giorni in hotel a Bangkok, volendo stare in Asia per un lungo periodo. 

Come è stata l'organizzazione thailandese?
Incredibile: in aeroporto ci aspettava una ragazza che ci ha accompagnato al taxi, tutte le persone che abbiamo visto avevano tute, maschere facciali e mascherine, il tassista ci ha mostrato il certificato che attestava la sua vaccinazione. Usciti dal taxi anche noi abbiamo indossato calzari e tuta e, dopo un primo tampone, siamo andati nella camera dalla quale non siamo mai usciti durante la quarantena, tranne per fare altri due tamponi. Va detto che in Thailandia il vero Coronavirus è arrivato ad Aprile con la variante Delta e sono iniziate le chiusure. Sapevamo di arrivare in un paese con mille limitazioni e in una situazione economica grave. 

Ora dove siete?
Adesso siamo nell'isola di Koh Phangan da soli, abbiamo una casa qui, ci stiamo organizzando per stare in Asia il più a lungo possibile, guardando all'Indonesia che sta riaprendo. Non vediamo nessuno.

In questo anno e mezzo di viaggi durante una pandemia, cosa vi ha colpito nei vari Paesi? 
Con tutti gli aerei che abbiamo preso ci hanno controllato una sola volta il Pcr (tampone molecolare), in Italia mai. Secondo me tutti i governi si sono trovati impreparati, nessuno si poteva aspettare quello che sarebbe successo e ci saranno stati errori inevitabili, ogni paese può avere delle storture, che non sta certo a me giudicare.  In Thailandia è quasi tutto aperto, le chiusure vanno a Regioni, ma i bar non possono servire alcolici e il coprifuoco è consigliato. Viaggiando si scopre che in ogni paese ci sono esagerazioni, dovute a mille motivazioni. Che cos'è giusto? Ogni paese ha densità di popolazione diverse, cultura sociale diversa, numero diverso di tamponi, anche a seconda dei costi, in Polonia e Serbia ad esempio hanno costi altissimi e di fatto quando siamo stati in questi due paesi c'era una sorta di liberi tutti. Certamente mi sento più sicuro in un locale al chiuso in Italia che in Serbia. Prendendo il meglio di tutti i paesi si potrebbe creare la strategia perfetta: il numero di vaccinati dell'Italia, l'alto numero di tamponi come in UK, i controlli alle frontiere come in Cina o in Thailandia, mantenere aperti i luoghi della cultura come in Spagna e controllare i locali.

Per seguirli: instagram.com/2backpack e www.2backpack.it


 


 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La pandemia vissuta sempre in viaggio da due forlivesi: "Non ci siamo fermati, tra lockdown e quarantene, ora siamo in Asia"

ForlìToday è in caricamento