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Come prende vita un Palazzo Romagnoli deserto. Riflessione sulle chiusure nei luoghi di cultura

Redazione

Avete mai visto una donna felice di stirare? 
Dora stava piegando l’ennesima camicia, non ricordava più quante fossero tanti erano i panni ad aspettarla, sparsi per la cucina. I lenti e profondi sbuffi iniziavano a infastidire i vicini di tela, finchè…
“Non ne posso più” urlò la povera stiratrice nel pieno di una crisi di nervi “Tutti i giorni a inamidare colli, ho i solchi nelle mani per quel dannato”. Buttò in terra il bicchiere d’acqua alla sua destra, diretta verso il ‘colpevole’. Su una tavolo di legno grezzo, in primo piano, abilmente camuffato da appoggio per il ferro da stiro, se ne stava un mattoncino refrattario Verzocchi. 
Dora si avvicinò come una furia, sollevò il ferro e…lo lanciò fuori dal quadro, sbriciolandosi al centro della sala! Poi passò all’arnese maledetto, lo prese in mano tirando bestemmioni che incendiavano l’aria e lo scaraventò con tutta la forza rimasta nel suo esile corpo.
“Da oggi sciopero” riprese qualche minuto dopo.
“Ha ragione, non sei la sola” urlarono gli operai dall’Interno di fabbrica di Vedova, incrociando le braccia. La rivolta era sono agli inizi, urlarono quelli di Tornio e Telaio imprecando contro la sorte che Depero gli aveva riserbato. E così via, uno ad uno, tutti i dipinti della Collezione smisero di lavorare, stanchi delle azioni che ripetevano da decenni ogni giorno.
Palazzo Romagnoli era deserto ma i lamenti di ogni ritratto arrivarono molto in alto. Un fascio di luce si diresse rapido in tutte le sale, illuminando le opere. Una voce chiamò tutti a raccolta, pregandoli di uscire dalle tele e recarsi nel Salone dell’Incontro al piano superiore.
“Dici che sono i sindacati?” chiese l’operaio al Tornio. Il compagno, terrorizzato, non rispose.
“Andiamo a vedere” disse a tutti Dora la stiratrice “tanto oggi non si lavora”.
E senza scomodare le proprie cornici, in una fila perfetta e ordinata, tutti gli scioperanti imboccarono lo scalone, verso quell’assemblea imprevista.

“Vi ringrazio per esservi scomodati con cosi breve preavviso” disse una sagoma luminosa entrando nel Salone. Tutti i settanta soggetti dipinti si girarono sconvolti. Un Guttuso in miniatura, fronte ampia e capello grigio impomatato all’indietro, stava scendendo dal soffitto!
“Sono lo spirito degli artisti del passato” disse quando ebbe la platea in pugno, fissa su di lui e sul suo pennello magico “Avete dimenticato che giorno è oggi?”.
“La vigilia di Natale” rispose la stiratrice, ormai eletta portavoce della Collezione “chi se lo ricordava più, presi come siamo dai nostri lavori”.
“Tanto presi da non fermarvi mai” aggiunse uno spiritello con un barbone da hipster in completo scozzese “Io sono lo spirito degli artisti del presente” .
Certo, pensò Dora, ha una bomboletta in mano…è un writer!
“Io rappresento i murales di questa Forlì” continuò orgoglioso della propria arte sulle pareti di edifici del centro storico. 
Cosa stava succedendo?
“Vi sentite stanchi, avete ragione” disse Guttuso agitando il pennello e strizzando l’occhio al Bracciante siciliano seduto in prima fila “Ma non lo sentite, tutto questo silenzio?”.
“E’ il vuoto dei musei chiusi” disse lo spirito writer, agitando la bomboletta per creare un cuore spezzato in aria.
“Ora posso entrare” tuonò una voce cavernoso dalle scale. Tutti si strinsero ai braccioli delle sedie.
“Sono lo spirito degli artisti del futuro” disse un portone luminoso. Sprangato.
Ci sarebbe stato ancora spazio per l’arte nella società del futuro? E cosa sarebbe stato di tutti loro, senza un pubblico ad ammirarli?
“Cosa possiamo fare per cambiare il futuro, nel nostro piccolo?” chiese Dora, stringendo i pugni.
“Tornare a lavorare, con la passione dei giorni migliori” risposero tutti e tre gli spiriti.
“Lo faremo, forza ragazzi” disse la piccola stiratrice in piedi rivolta ai compagni esultanti.
“E voi” dice ora Dora, un po’ intimidita, avvicinandosi alla pagina “dico a voi che leggete...quando tutto sarà finito, tornerete qui, a darci un futuro?”.
Starà a tutti noi scriverne il finale.

Simona Palo

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