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Le conseguenze del covid, lo sfogo in una lettera: "Noi disabili, come gli anziani, siamo dei carcerati"

Redazione

Riceviamo e pubblichiamo una lettera da parte di uno dei soci dell'Associazione Famiglie Ragazzi Senza Voce, Davide Bandini

Io sono un disabile “internato”, cioè da quando c’è l’emergenza Covid19 io come tanti altri siamo chiusi nei residenziali.
Per mesi senza visite, solo con video-chiamate e telefonate.
Poi non è che si è aperto tanto per noi.
Solo visite a richiesta e la possibilità di fare qualche giro, ma con operatori, e amici disabili senza poter stare in luoghi aperti a tutti.
Non è stato così per tutto il resto della popolazione nazionale, solo per disabili e anziani!
Io mi chiedo: esiste ancora l’idea che questi residenziali siano luoghi in cui abitare, ma per essere cittadini attivi e inclusi nella comunità locale?
...Se siamo in grado di uscire e fare inclusione…
Io posso fare tante esperienze fuori e grazie ad amici ed amiche sono potuto, fino a Febbraio di quest’anno, uscire e frequentare luoghi di mio interesse.
Già è difficile trovare chi è disponibile ad accompagnarti nei luoghi cittadini che ti interessano, l’inclusione è una strada in salita da sempre.
Ma ora col Covid è diventato un miraggio.
Noi disabili, come gli anziani, siamo dei carcerati.
Riceviamo visite su appuntamento in sale predisposte e a distanza e...”che non ci passino una lima sottobanco!!!”
Ma ci vorrebbe ben altro per uscire da questa situazione!
E ora...neppure più le visite.
Io chiedo un avvocato!!!
Tutti i carcerati ce l’hanno, di diritto.
Chi vuole essere il mio e nostro avvocato?
Aspetto solo questo per procedere, per me e per gli altri!
                                                          
                                                           

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