Venerdì, 25 Giugno 2021
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Il tesoro di Polenta: la storia della Pieve di San Donato e del suo 'salvataggio'

La racconta lo storico dell'arte, Marco Vallicelli. "Particolarmente interessanti sono le vicende legate al restauro ottocentesco perché verso la fine di quel secolo, quando la chiesa versava in condizioni di preoccupante degrado e minacciava di crollare, in molti si mobilitarono per salvarla"

La pieve di San Donato, splendida chiesa che roge nella frazione di Polenta, nel comune di Bertinoro, ha una storia antichissima. La racconta lo storico dell'arte, Marco Vallicelli. 

"Particolarmente interessanti sono le vicende legate al restauro ottocentesco perché verso la fine di quel secolo, quando la chiesa versava in condizioni di preoccupante degrado e minacciava di crollare, in molti si mobilitarono per salvarla. L’allora arciprete Don Luigi Zattini si prodigò perché l’edificio non venisse abbattuto per costruirne uno nuovo. Fu così  - spiega Vallicelli - che si interessarono del luogo sacro importanti personaggi come l’ispettore ministeriale Raffaello Zampa, che, da appassionato studioso di storia antica, ne intuì l’alto valore storico e artistico e ne tracciò minutamente le vicende nel giornale di ingegneria e architettura civile "Il Politecnico". Poi ci fu l'azione di Antonio Santarelli, ispettore degli scavi e monumenti della provincia di Forlì, che per primo diede al pubblico notizie dell’antica chiesa nel giornale di cultura fiorentino "Arte e Storia", mentre il conte Carlo Cilleni Nepis, ne studiò la storia e l’arte che pubblicò in un elegantissimo opuscolo illustrato. Lo storico dell'arte Corrado Ricci, in un suo discorso presso la Regia Deputazione di Storia Patria di Bologna il 28 dicembre 1890, sensibilizzò i presenti sulla necessità di intervenire, posizione che trovò adesione nel soprintendente ai monumenti della Romagna Giuseppe Gerola. Fu così che i lavori di restauro iniziarono nel maggio 1890 e si protrassero, tolte breve interruzioni, fino al 24 Dicembre 1892".

In tutta questa storia ebbe un ruolo importante anche Aurelio Saffi. "Infatti - ricostruice lo storico -, nella seduta del Consiglio Provinciale del 20 dicembre 1889 fu posta in discussione la proposta di assegnare 800 lire a favore della chiesa di Polenta, e alcuni consiglieri, in particolare repubblicani, si opposero perché non si doveva 'gittare denaro del pubblico per conservare chiese', anzi era 'meglio buttar giù anche quelle in piedi'. Fu allora che il mazziniano Aurelio Saffi, che presiedeva l’adunanza, convinse i consiglieri a stanziare i fondi per i lavori con le parole che si possono ancora oggi leggere in una lapide murata nella facciata della chiesa: 'Quale italiano non vorrà conservata e onorata una chiesa dove Dante pregò?'".

I recenti restauri, eseguiti su progettazione dell'architetto Roberto Pistolesi, hanno restituito alla pieve l'antico splendore e un ruolo centrale per quanto attiene la valorizzazione turistica del territorio bertinorese. 
 

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