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L'edificio settecentesco lasciò il posto al giardino nel cuore di Forlì: la storia dei Giardini Orselli

Il parco fu voluto nei primi anni ’70, e venne progettato dai tecnici comunali: sulla sua superficie convivono cedri, cipressi, tassi, querce, ippocastani, tigli, aceri, ginkgo biloba

Risale agli anni Settanta la realizzazione dei Giardini Orselli, che hanno preso il posto del settecentesco omonimo palazzo abbattuto nel 1965 per motivi di sicurezza in base a un'ordinanza dell'allora sindaco Icilio Missiroli. La storia è raccontata nel libro "Forlì città verde", progetto fotografico di Luca Massari con un saggio storico di Gabriele Zelli e un contributo dell'architetto Fabio Berni.

Il palazzo

"L'edificio, costruito nella seconda metà del Settecento su disegno di Luigi Mirri (1747 - 1824), fu voluto e abitato dai conti Brandolini fino all'estinzione della casata, nel 1783 passò alla famiglia Papini che a sua volta lo cedette agli Orselli. Negli anni Venti del Novecento arrivò in proprietà alla "Società Pro Juventute" della Congregazione dei Padri Filippini, che lo destinarono a Collegio educativo maschile. Con la loro definitiva partenza da Forlì, poco prima del Secondo conflitto mondiale, il palazzo passò in proprietà alla Curia vescovile che non sapendo a quale uso destinarlo lo cedette al Comune.  I bombardamenti sulla città durante l'ultimo conflitto lo danneggiarono, anche se non in maniera irrecuperabile. Tutti gli alloggi secondari furono dati in comodato a famiglie di forlivesi rimaste senza casa, mentre l'appartamento nobiliare, che presentava qualche decorazione di pregio, subì danni a causa della permanenza di soldati delle truppe polacche che vi si acquartierarono. I militari, per tutto il periodo che vi rimasero, non ebbero nessun rispetto tanto da bruciare per riscaldarsi le porte, gli stipiti e tutto quello che poteva produrre calore", si racconta nel volume.

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"Un sopralluogo di tecnici del Comune, nel 1965, certificò che l'edificio risultava ammalorato nelle strutture portanti tanto da indurre l'Amministrazione a disporne la demolizione. A quel punto alcuni imprenditori proposero di realizzare il nuovo teatro comunale, in sostituzione di quello andato perduto nel 1944. Non se ne fece nulla perché l'ipotesi di concedere il terreno per la realizzazione di negozi al piano terra e la sala spettacolo al primo piano era forse troppo all'avanguardia e determinava un rapporto con i privati che sicuramente non era nella sensibilità dei partiti sia di maggioranza sia di opposizione". 

Il parco

"Il parco fu voluto dalla municipalità poco tempo dopo, nei primi anni ’70, e venne progettato dai tecnici comunali, ingegnere Alvaro Caneti e geometra Elvio Cicognani. Sulla sua superficie convivono cedri, cipressi, tassi, querce, ippocastani, tigli, aceri, ginkgo biloba - si legge -. Nel corso degli anni vi sono state collocate due sculture: "L’albero della chiarezza", opera in pietra ideata dal poeta romagnolo Tonino Guerra, sulla quale è incisa la frase «Questo albero di pietra per ricordare i boschi diventati cenere»; e "Il carabiniere", bronzo realizzato da Gianni Cinciarini, voluto dalla locale sezione forlivese dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Una parte è occupata dal Ristorante Benso, frutto della trasformazione di un chiosco-bar presente fin dall'inaugurazione dell'area verde".

Il mercato delle erbe

Da una parte il Giardino Orselli è delimitato da "E' borg dal sarach" che si allunga verso piazza Cavour, la cosiddetta “piazza delle Erbe”, ove si trova il Mercato ortofrutticolo della città, recentemente ristrutturato e denominato “Mercato delle Erbe” Il suggestivo nome di "Borgo delle saracche" trae origine da quella che era la piccola bottega di alimentari della Zaira che vendeva sardine, esposte al pubblico in barili aperti, di sicuro impatto olfattivo, e che costituivano assieme al pane uno degli alimenti principali della povera gente.Stenio Antonelli, scomparso qualche anno fa, che ha gestito un negozio di tendaggi e biancheria per la casa, nel libro dedicato al borgo raccontava: “Per un forlivese passare da queste parti la mattina presto significava iniziare bene la giornata. Mio padre, che faceva il muratore, arrivava in bicicletta dalla Zaira con del pane manifestando a viva voce l'intenzione di voler fare colazione. La donna infilava un "ramaiolo" nel barile ed estraeva un pesce. Dopo averlo sbattuto un poco, lo inseriva fra le due fette di pane ed era fatto"", si racconta nel libro.

"Dalla parte opposta il giardino confina con la via Orselli, la strada che costeggia l'imponente Palazzo Piazza Paulucci, che prende nome delle due antiche famiglie nobiliari che ne furono proprietarie. Oggi sede della Prefettura, il palazzo costruito nel XVII secolo, periodo di massimo splendore della famiglia Piazza, ricorda molto da vicino i palazzi Laterano e Farnese di Roma. Da una parte opposta di via delle Torri si estende Piazza Cavour, un tempo interamente occupata dalla gloriosa e antica Chiesa e dal Convento di San Francesco Grande che, dopo San Mercuriale e il Duomo, era il luogo di culto più importante della città. Al suo interno l’imponente edificio, costruito tra il 1250 e il 1266, ospitava preziose opere d’arte nonché le tombe di molti dei componenti della famiglia Ordelaffi. Nel 1483, per volere di Girolamo Riario, la chiesa fu impreziosita dall’aggiunta di alcuni chiostri. La pavimentazione interna recava le effigi di molte illustri personalità della città mentre numerose cappelle erano abbellite da dipinti, marmi e monumenti. Tra queste quella che spiccava maggiormente era la Cappella Lombardini, la più ricca e armonica che il Rinascimento forlivese abbia prodotto, sulla cui parete laterale era posto il sarcofago di Bartolomeo Lombardini, medico personale degli Ordelaffi. Tra il 1837 e il 1840, il Foro Annonario, progettato dall’architetto Giacomo Santarelli, prese posto dell’antico Convento di San Francesco. L’opera fu finanziata dal Comune per riunire in un solo punto la vendita della carne e del pesce che, fino a quel momento, si svolgeva nell’oramai inadeguata piazzetta dell’Antica Pescheria di corso Diaz. Nel 1890, nella piazza antistante, dove già si teneva il mercato delle granaglie, fu trasferito anche quello delle erbe, che fino ad allora aveva sede in Piazza Grande. A testimonianza di questa specifica vocazione mercantile, piazza Cavour fu da allora chiamata dai Forlivesi “piazza delle Erbe”".

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