La Coldiretti detta la linea per superare la crisi aviaria

All'abbatimento di molti capi affetti è seguito il panico da contagio per l'uomo, cosa che non può avvenire attraverso il cosumo di carne o uova.

La febbre aviaria che in queste settimane ha portato anche a drastiche risoluzioni in Emilia-Romagna ha portato anche la Coldiretti ad intervenire. Secondo l’associazione la tempestiva adozione delle misure necessarie e la giusta assicurazione della totale assenza di pericoli per l’uomo derivante dal consumo di carne di pollo e uova ha evitato problemi ancora più importanti per questo settore.

La Coldiretti Forlì-Cesena ha sottolineato che le misure eccezionali devono permettere che ci sia sostegno al patrimonio avicola in quanto si è di fatto bloccata produzione e di conseguenza il mercato. Quindi riattivare adeguatamente i processi è la prima richiesta che viene fatta alle autorità dato anche che nella nostra provincia gli allevamenti riguardano una fetta di economia e occupazione certo non trascurabile.

Il presidente Filippo Reamonti afferma: “I danni provocati dall’aviaria non derivano soltanto dagli abbattimenti nelle zone colpite dall’epidemia, ma per le aziende avicole ci sono pesanti conseguenze anche per i vincoli di movimentazione adottati a scopo precauzionale. E’ un fatto – segnala Coldiretti – che coinvolge pesantemente anche gli allevatori che non sono direttamente interessati dall’epidemia, ma coinvolti soltanto a titolo precauzionale dalle limitazioni imposte dall’Ordinanza Dirigenziale emanata dal Ministero della Salute che blocca le movimentazioni in uscita da tutto il territorio della Regione Emilia Romagna al fine di controllare e contenere il diffondersi della malattia. L’urgenza che siano adottati adeguati provvedimenti di sostegno economico per salvaguardare il reddito delle imprese – conclude Tramonti – è una priorità assoluta per evitare il tracollo della produzione avicola della nostra provincia che non registra casi di febbre aviaria.

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