Allenarsi nell'era covid, sole e campetti alleati: "Non era scontato adattarsi. Ci siamo fatti trovare pronti"

Le regole per gli allenamenti nell'era del covid-19 sono chiare: "Si fa un lavoro individuale, senza alcun tipo di contatto, all’aperto, nei campetti della città"

Quella di mercoledì è una splendida giornata di sole. Se resistesse questo clima, sarebbe uno spettacolo, ma se comincia a piovere, come facciamo?", è il lecito interrogativo che si poine Lorenzo Gandolfi, responsabile del settore giovanile. L’attività sta andando avanti. Merito dei ragazzi, che dimostrano tanta voglia di fare, ma tanto merito anche agli allenatori che portano avanti un lavoro per nulla semplice. Le regole per gli allenamenti nell'era del covid-19 sono chiare: "Si fa un lavoro individuale, senza alcun tipo di contatto, all’aperto, nei campetti della città. Ovviamente non ci sono gli spogliatoi, e i ragazzi arrivano già cambiati, ognuno con il proprio pallone: all’arrivo viene misurata la temperatura e abbiamo un registro dove archiviamo il tutto".

L’organizzazione “extra” è curata nel dettaglio e, lo stesso, quando si comincia l’allenamento: "Suddividiamo il campo in tre stazioni, una a metà campo ed una per ogni canestro. Tutte le stazioni sono gestite da un allenatore e, se nella fascia “centrale” si lavora molto dal punto di vista atletico (coordinazione, reattività, esercizi di palleggio), sotto i canestri si curano il tiro, la tecnica e le partenze. Ogni stazione dura dai 15 ai 20 minuti, per un totale quindi di un’ora di allenamento. Finita l’ora, si cambia, e arriva un secondo gruppo: cominciamo alle 14.30 e finiamo circa alle 16:30, dopo purtroppo diventa buio”

I ragazzi si stanno ruotando in 3 campetti della città: “Devo ringraziare l’Aics, con la quale ci stiamo coordinando attivamente per l’organizzazione. Insieme facciamo un programma settimanale e valutiamo come meglio portare avanti la nostra attività". Un plauso anche agli allenatori: "Devo fare loro i complimenti, perché si sono adattati perfettamente alla situazione e non era così scontato. Sono stati bravi a variare gli esercizi, perché c’era il rischio concreto di diventare noiosi. E invece loro sono hanno studiato, si sono preparati e si sono fatti trovare pronti, per rendere il tutto più divertente per i ragazzi. E in più, appena arriviamo, puliscono il campo dalle foglie e dalla pioggia, se necessario. Mica una cosa da poco".

Gandolfi vuole poi sottolineare un aspetto: la qualità del lavoro e l’importanza “sociale”: “Abbiamo cominciato per garantire un servizio alle famiglie. Pensavamo che dare l’opportunità ai ragazzi di uscire di casa fosse un messaggio importante, in un momento come questo. I genitori sono stati entusiasti e ci hanno dato fiducia, quindi li ringraziamo”. Poi, le cose, si sono rivelate meglio del previsto: “È vero che abbiamo iniziato con questo intento, ma il risultato è eccellente: i ragazzi stanno migliorando a vista d’occhio e la crescita individuale è visibile giorno dopo giorno. Di questo sono entusiasta”. E allora, avanti così, finchè sarà possibile: “Viviamo un senso di “precarietà”, passatemi il termine. Oggi lavoriamo facendo il programma quotidiano, sperando che il tempo ci assista il più possibile”.

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