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Giovedì, 19 Maggio 2022
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Calcio, la Cava protesta: "Strutture in condizioni critiche, non sappiamo se riusciremo a proseguire"

"Da soli non ce la facciamo e, senza qualche forma di agevolazione o aiuto, saremo costretti, a malincuore, a ridimensionare drasticamente l’attività”

“E io pago”. Come Totò nel celebre film “47 morto che parla”, anche la Cava calcio si trova alle prese con esborsi continui e sempre più onerosi, in particolare per campi e strutture. "La società, infatti, è l’unica realtà locale a non poter disporre di campi e strutture adeguate per supportare un volume di circa 300 atleti, ragion per cui è costretta a reperire gli spazi necessari  da altri soggetti, con pesanti ripercussioni sul bilancio. La situazione, tuttavia, non è più sostenibile, al punto che la dirigenza, in assenza di risposte dall’amministrazione comunale, potrebbe persino decidere di mollare tutto” si legge in una nota della società

“Siamo stanchi – commentano il Presidente Alpi Roberto e  il vicepresidente Roberto Muratori – le spese, in questi anni, sono lievitate: oltre all’affitto del campo dell’antistadio dove gioca la prima squadra (scelta dettata dalle condizioni critiche in cui versano campo e tribuna per poter affrontare un campionato di Promozione), e  a quello del Federale per la Juniores, paghiamo anche l’impianto di Villanova per consentire ai nostri bambini di allenarsi al coperto nella stagione invernale, nonché la Uisp per il polisportivo “Monti””. L’unica struttura nella disponibilità della società è il campo del Quattro. “Ma lì, purtroppo, mancano spogliatoi adeguati, e non riusciamo a sfruttarlo a dovere”. 

Malgrado i tanti sforzi profusi in questi anni per potenziare il settore giovanile e coinvolgere sempre più ragazzi con progetti innovativi come quello che coniuga impegno sportivo e scolastico o cerca di favorire l’integrazione fra calcio a 5 e calcio a 11, la dirigenza potrebbe, quindi, decidere di fare un passo indietro. “Così non è più possibile andare avanti. Scontiamo la mancanza di strutture adeguate, in cui giocare e allenarci. Da soli non ce la facciamo e, senza qualche forma di agevolazione o aiuto, saremo costretti, a malincuore, a ridimensionare drasticamente l’attività”

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