Dal campionato olandese a quello italiano, "Mo" Watson si racconta: "E' stato difficile adattarmi"

"Mo" Watson ha parlato anche delle difficoltà incontrate: "E' stato difficile adeguarmi ad un sistema di gioco mai provato. Al College o alle superiori la squadra era costruita attorno a me e tutti dovevano adeguarsi al mio stile di gioco"

Un cammino in salita, ma che sta cominciando a dare i propri frutti. Maurice "Mo" Watson Junior partita dopo partita sta imparando cosa vuol dire giocare nel campionato italiano di basket. Il play americano ne ha parlato a 360 gradi a "Panorama Basket", l'approfondimento dedicato alla palla a spicchi in onda ogni martedì sera alle 21 su TeleRomagna. Il numero 10 ha risposto alle domande del giornalista e conduttore del programma, la storica voce del basket forlivese Enrico Pasini, analizzando la sconfitta di domenica scorsa contro la Tezenis Verona, dove non ha reso come nelle ultime sfide complice anche un attacco influenzale avuto nei giorni che hanno preceduto il match.

La partita contro Verona

"Sto meglio - tranquillizza -. Non ero al top contro Verona, ma non la uso come scusa. Quando si entra in campo bisogna sempre fare del proprio meglio". Contro la Tezenis è stato un match particolarmente fisico, con un punteggio da minibasket nel primo quarto (11-8): "Avevamo impostato la partita in questo modo - spiega il numero 10 -. Il coach ci aveva chiesto maggiore fisicità per mettere in difficoltà gli avversari. I nostri avversari avevano fame di rivincita dopo la sconfitta dell'andata. Non tutte le partite sono belle da vedere e non sempre si segnano 100 punti".

L'Unieuro ha giocato una discreta partita in difesa, mentre è mancata in attacco: "Siamo riusciti a tenerli sotto gli 80 punti, ma non ne abbiamo segnati altrettanti. Probabilmente dovevamo attaccare maggiormente il ferro, andare di più sulla lunetta e rallentare il gioco ed impedire le loro transizioni. Dovevamo essere più disciplinati sotto canestro. Ma abbiamo avuto anche delle avversità".  In virtù del risultato, l'Unieuro è riuscita comunque a difendere la differenza canestri, lottando fino alla fine: "Abbiamo vinto sette partite di fila, non abbiamo giocato benissimo, lo sappiamo e dobbiamo prendere spunti da questa partita e cercare di migliorare. Ed è quello che stiamo facendo. Non bisogna guardare solo il punteggio alla fine della partita. Noi siamo uniti, ci alleneremo duramente e cercheremo di mettere a posto le cose che non hanno funzionato".

Il nuovo campionato

"Mo" nel corso della trasmissione ha parlato anche del suo ambientamento a Forlì e al campionato italiano di A2 dopo l'avventura in Olanda: "Ho un ottimo rapporto col coach Sandro Dell'Agnello. Credo che abbia una grande forza di volontà ed un giovane playmaker ne ha bisogno. Richiede sempre la perfezione, ha il suo piano di gioco e bisogna seguirlo". Il play ha anche confessato di seguire come modello di crescita capitan Jacopo Giachetti: "Sto cercando di imparare molto da lui. Ha avuto una carriera bellissima. Ho avuto bisogno di adeguarmi al ruolo. Quando siamo in campo insieme possiamo fare molto bene, facendo giocare la squadra meglio e mettere i nostri compagni in buone situazioni. Sappiamo tutti quali sono le qualità di Jacopo, che può decidere una partita. Ed è quello che sto cercando di imparare".

Ha quindi descritto le sue caratteristiche di gioco: "Sono un play che passa la palla; ho anche la possibilità di segnare, ma io preferisco coinvolgere la squadra. Forse le cose non stanno andando come mi aspettavo. In Olanda avevo un ruolo probabilmente un po' più centrale per quanto riguarda i punti e il fatto che il gioco passasse sempre dalle mie mani. Ma quando si alza il livello e si gioca con giocatori di livello più alto, bisogna anche sacrificarsi e mettere insieme tutti i tasselli. Rispetto al campionato olandese, il campionato italiano è più fisico e tattico. Inoltre ci sono giocatori che possono militare anche in A1. Gli allenatori sono molto forti e si lavora sulle abilità. Bisogna essere molto concentrati sul gioco e vedere il quadro d'insieme. Bisogna essere sempre molto efficaci e serve tanta concentrazione".

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Le difficoltà incontrate

"Mo" Watson ha parlato anche delle difficoltà incontrate: "E' stato difficile adeguarmi ad un sistema di gioco mai provato. Al College o alle superiori la squadra era costruita attorno a me e tutti dovevano adeguarsi al mio stile di gioco. Per la prima volta ho trovato un coach che cerca di adeguare le mie capacità a ciò che lui vuole. E questa stagione, mai come prima, ho giocato bene in difesa ed in rimbalzo. Sono dettagli che forse non si vedono". Fatta eccezione della sfida contro Verona, il numero 10 ha dato segnali di crescita nelle ultime partite: "Ho deciso di essere me stesso nel ruolo che il gioco mi ha dato e penso di aver applicato bene quello che il coach mi ha chiesto. Da fuori si vedono degli alti e bassi sulla base di quanto segno e lo capisco, perchè sono un americano che gioca in Italia. Ma quando c'è un gruppo con singoli che possono segnare dai 10 ai 14 punti, può tornare utile che vada a marcare la stella avversaria e segni solo 2 o 4 punti. Non mi importa se segno, prendo rimbalzi o rubo palloni. Finchè vinciamo va tutto bene".

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