Rifiuti, Hera ribatte agli ambientalisti: "Emissioni dell'inceneritore abbattute del 90%"

Continua la querelle con Hera sulla questione della gestione dei rifiuti. La multiutility risponde alle dichiarazioni del Tavolo delle associazioni ambientaliste forlivesi, prima di tutto sull'impegno nella raccolta differenziata

Continua la querelle con Hera sulla questione della gestione dei rifiuti. La multiutility risponde  alle dichiarazioni del Tavolo delle associazioni ambientaliste forlivesi, prima di tutto sull’impegno nella raccolta differenziata. In questo senso Hera ribadisce, “come già fatto in altre occasioni, che negli ultimi anni la percentuale dei rifiuti smaltiti nei suoi termovalorizzatori è rimasta costante mentre è scesa dal 49% al 16% quella smaltita in discarica, a totale beneficio quindi della raccolta differenziata e del suo recupero”.

“I metodi di calcolo della raccolta differenziata, inoltre, possono essere diversi sulla base dei criteri utilizzati. In questo senso, per fare un esempio, la legge nazionale esprime alcuni criteri diversi dalla normativa regionale così come dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Hera nel calcolo della raccolta differenziata non fa quindi rientrare nulla di “indebito” come invece asserito dal Tavolo, ma include i rifiuti assimilati conferiti a recupero dal produttore e i rifiuti differenziati conferiti da terzi, così come previsto dalla delibera regionale e recepito dai regolamenti comunali. - si legge nella nota - Queste quantità incidono per il 15% circa sul totale della raccolta differenziata, così come riportato anche sull’ultimo Bilancio di sostenibilità di Hera. Per completezza, Hera desidera anche ricordare che i rifiuti da smaltire non sono solo quelli urbani provenienti dalle famiglie ma soprattutto quelli provenienti dalle attività produttive. Anzi, il peso che hanno i rifiuti urbani sul totale è pari a solo il 20% circa”.

In merito alle emissioni del termovalorizzatore di Forlì, “i dati calcolati utilizzando i sistemi di misurazione in continuo approvati dagli organi di controllo, parlano chiaro: dal 2009, quando è entrato a regime il nuovo impianto in sostituzione del precedente, le emissioni di diossine e furani sono state abbattute di oltre il 90% e le polveri dell’84%. - chiariscono da Hera - Tutti i parametri, inoltre, si collocano fra il 10/15% del valore massimo di legge. Questo grazie ad un investimento complessivo di Hera in nuove tecnologie per l’ambiente di circa 90 milioni di euro. Il valore invernale riscontrato dal monitoraggio delle diossine effettuato nel 2010, citato dal Tavolo delle associazioni, non è riconducibile a particolari condizioni di esercizio dell’impianto, quanto alle condizioni meteo climatiche specifiche e alla presenza di altre fonti emissive tipiche del periodo, come il riscaldamento domestico. Inoltre, gli esiti delle misure eseguite trimestralmente da Arpa presso il medesimo punto anche negli anni successivi, presentano valori inferiori a quello indicato come soglia (40 fg/m3) che è, comunque, da riferirsi alla media annuale delle misure e non alla singola rilevazione. Tutto ciò si può evincere anche dal rapporto sulla qualità dell’aria che viene stilato periodicamente dall’Arpa e reperibile sul web”.

“In merito agli esiti delle indagini sugli alimenti, l’Ausl ha più volte evidenziato che gran parte delle non conformità erano riconducibili alle condizioni specifiche e alle modalità di allevamento attuate. Infatti, nell’allegato 1 alla relazione finale sui lavori del tavolo interistituzionale, a tal proposito si legge che le verifiche eseguite nel 2012 hanno messo in evidenza un incremento delle situazioni di conformità, laddove erano state messe in pratica le prescrizioni impartite circa le condizioni e modalità di allevamento. In ultimo, sui PCB, circa l’affermazione per cui “le uniche fonti identificate sono risultate essere gli inceneritori, si precisa che questi impianti sono al momento le uniche fonti misurate e che il monitoraggio delle emissioni del wte di Forlì evidenzia valori delle concentrazioni dell’ordine del biliardesimo per metro cubo, circa mille volte più basse dei limiti di legge”, conclude la nota.

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