Il Foro di Livio

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I segreti della Carboneria

Una fitta trama di riunioni nascoste, sodalizi proibiti, simboli misteriosi ha percorso la storia di Forlì nell'Ottocento e non solo.

Con la Carboneria si iniziano a fare i conti a scuola, quando, tra i banchi, affiorano nomi che a qualcuno rimangono impressi, come Santorre di Santarosa o Federico Confalonieri. Ai forlivesi dovrebbe saltare subito alla mente Piero Maroncelli. A questo concittadino dalla vita romanzesca e - nonostante tutto - scarsamente conosciuta, si attribuisce l'adesione alla Carboneria fin dalla giovane età. Perché? E che cos'era la Carboneria? 

Ciò che per la Massoneria è "Loggia", per la Carboneria è "Vendita". Radunava ceti prevalentemente artigiani in consessi nascosti, più trasversale di un circolo politico, più sovversiva di una società di mutuo soccorso. La struttura delle Vendite era ramificata e ormai, per lo più, sepolta dal vincolo di segretezza proprio di un'organizzazione settaria. Ad essa si abbinava un nome in codice che spesso conferiva quel quid misterioso ed elitario. Per esempio, la Vendita dell'Amaranto aveva sede a Villa Saffi, in quel di San Varano. Si era costituita nell'aprile del 1817 e, già dal luglio di quell'anno, furono promosse riunioni illecite. Vi si poteva incontrare Pietro Saffi (zio di Aurelio), Piero Maroncelli, Gianbattista Masotti e il collega avvocato Luigi Petrucci, il marchese Pietro Merlini, il tipografo Scipione Casali, il conte Giuseppe Orselli e addirittura due sacerdoti: Girolamo Amaducci e Cesare Calletti. Si tengano a mente questi cognomi; spesso, in tale ambito, tornano le stesse famiglie di ceto prevalentemente borghese: impiegati, commercianti, artigiani. La Vendita dell'Amaranto ebbe fino a ottanta adepti che ne finanziavano le attività. 

La Carboneria era nata nel Regno di Napoli come reazione contro Gioacchino Murat. Con la caduta di Napoleone, si diffuse chiedendo libertà politiche e, a via a via, prese di mira l'Austria, diventando sempre più un'organizzazione patriottica. In questa veste s'innesta in Romagna, in particolar modo a Forlì, grazie a Piero Maroncelli. Pare che egli, nel 1816, avesse fondato una Società Filedonica (cioè "degli amanti del piacere") e un anno dopo si sarebbe insediata la ben più incisiva Vendita dell'Amaranto. Maroncelli, per chi non lo sapesse, era un musicista: fu proprio al Conservatorio di Bologna, nel 1815, che iniziò a interessarsi all'argomento e con lui anche il tenore forlivese Giuseppe Siboni, massone e - appunto - carbonaro. Nel frattempo, il conte Giuseppe Orselli sarebbe stato iscritto anche nell'Adelfia, altro sodalizio eversivo forlivese, col nome di guerra (pseudonimo) di Crasso. Se la Vendita dell'Amaranto è la più nota delle assemblee carbonare forlivesi, quel po' che è stato dissepolto dal segreto permette di menzionare anche la Speranza e la Turba Liberale. La prima era formata dai "fratelli della speranza", cioè da giovani di varia estrazione sociale, l'altra da artigiani e operai. Così s'intende che ci fosse, in città, un complesso sistema - in buona parte ancora oscuro - di "scatole cinesi" di organizzazioni eversive. Si stima che nel biennio che precede il 1821, i carbonari forlivesi fossero ben trecento, collocati in sofisticate strutture gerarchiche e varie squadre. I cugini, così si chiamavano i confratelli carbonari, giuravano davanti al gran maestro la formula d'iniziazione con pugnale in mano e teschio nell'altra. Giuravano cieca obbedienza e di non rivelare a chicchessia quanto avrebbero visto e udito. Infine, una parte inquietante: Se mi rendessi spergiuro, niuno della terra mi preservi dalla vendetta dei miei Fratelli, e la mia memoria, ricoperta dall'onta del traditore, resti per sempre macchiata d'infamia e di universale esecrazione. 

Oltre all'aspetto suggestivo e, visto il periodo storico, romantico, va da sé che attorno alla Carboneria si siano addensate anche ombre sinistre. Alcuni omicidi, come quello di Domenico Manzoni nel 1817 (se n'era già scritto in questa rubrica), possibile traditore di una Vendita, puntano il dito verso le sette clandestine. I carbonari - così pare - risolsero dissidi con omicidi anche nei "casi" Rivalta (1819), Brunori (1821) e presero parte al ferimento del marchese Solari, capo della Polizia di Forlì (1821). Nel 1817, con la bolla apostolica Ecclesiam a Jesu Christo fatta leggere in ogni chiesa, papa Pio VII aveva scomunicato la Carboneria. Per stroncare del tutto questa fitta trama di rapporti, il cardinal Legato Stanislao Sanseverino promosse una vera e propria operazione di spionaggio. Con un'indagine delicata, suoi infiltrati scovarono l'intero stato maggiore dell'Amaranto. Da quell'estate del 1821, la Vendita non riuscì più a riscuotere i consensi di prima. A stento si riuscì a fondare un'altra associazione, chiamata Fortezza, con sede in casa Reggiani tra Forlì e Meldola. Nel 1822, Maroncelli avrebbe preso la via dello Spielberg. 

Nella tarda estate del 1825, una sentenza del cardinale Agostino Rivarola mandò in galera ben 228 forlivesi affiliati alla Carboneria. Da questo documento si evincono altri nomi misteriosi: i Guelfi, i Maestri Perfetti, i Latinisti oltre ai già citati Adelfi. Ma soprattutto sono all'indice i Carbonari, perché costoro, elevatisi in grado di Superiorità sugli altri, concentrarono a sè i loro piani, ed i loro proseliti, e (...) dirigendo principalmente le operazioni nelle Romagne, attesero con ogni studio a propagare (...) massime distruggitrici dell'Ordine. In particolare attraverso le Unioni tra cui la Turba, la Siberia, i Fratelli Artisti, il Dovere, i Difensori della Patria, i Figli di Marte, gli Ermolaisti, i Massoni Riformati, i Bersaglieri, gli Americani, gli Illuminati. Queste organizzazioni avevano occulta sede nel quadrilatero della Carboneria: Forlì, Faenza, Ravenna, Cesena; erano ripartite in Consigli, in Vendite, in Sezioni, in Squadre. Si citano Recezioni Massoniche e Carboniche in particolar modo a Forlì in casa del conte Orselli, e di Scipione Casali e nel casino di campagna del Conte Ruggero Gamba. Non si cita Villa Saffi perché era "caduta" quattro anni prima. Scorrendo il lungo elenco di nomi degli affiliati, o settari, si scoprono: osti, ufficiali in congedo, possidenti, pizzicagnoli, maestri di scherma, caffettieri, maniscalchi... Insospettabili e teste calde insieme, in vista di una massiccia sommossa borghese. 

Tra alfabeti segreti e simboli misteriosi, i carbonari parlavano un linguaggio tutto loro: le baracche erano i luoghi in cui si riunivano, e non mancava un altare su cui si vedeva del carbone (la fatica), un bicchier d'acqua (la purezza), il sale (l'incorruttibilità), un gomitolo (la solidarietà), una fascina di legno (l'unione), una corona di spine (il sacrificio), e una piccola scala (la via iniziatica dei carbonari). Il gran maestro presiedeva le riunioni con la fascia tricolore della Carboneria (azzurro, rosso, nero) mantenendo in mano una scure (il potere). A fianco del gran maestro, due assistenti, anch'essi con la scure, attorniavano un fornello (che trasforma la legna in carbone) e il tronco d'albero, in genere una quercia (le radici della virtù). 

Il Cardinale ritenne a buon diritto che le suddette Società miravano allo sconvolgimento dell'Ordine Sociale, e d'ogni buona Istituzione per sagrificar tutto all'ambizione, alla vendetta, alle rapine, allo spoglio, all'immoralità di ogni specie ed all'irreligione facendo leva sui moti risorgimentali per insorgere quindi all'opportunità in una generale rivolta atta al rovesciamento dei Legittimi Governi. Nella stessa sentenza, si specifica che specialmente nella Città di Forlì si erano verificati tumulti anche con resistenza alla pubblica forza; più complotti e conventicole di Faziosi: più insulti, e minacce con scritti e fatti: varj ferimenti, omicidj o appensati (premeditati) o proditorj caduti a danno di onesti cittadini. La storia fece il suo corso ma, ancora a ridosso della Prima guerra mondiale a Forlì esistevano affiliazioni che si rifacevano all'esperienza della Carboneria. 

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" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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