Domenica, 14 Luglio 2024
Il Foro di Livio

Il Foro di Livio

A cura di Umberto Pasqui

La storia negli annali

Finisce un anno, ne inizia un altro: ecco la storia di un contenitore di storie, una piccola fonte antica, deposito della memoria dei secoli

Anno che va, anno che viene: cosa rimane? Cosa “fa storia”? Un conte forlivese aveva nel cassetto un vecchio manoscritto anonimo, una cronaca che raccontava fatti antichi accaduti a Forlì. Poche pagine e frammentarie ma bastevoli per suscitare l’interesse di Ludovico Antonio Muratori, punto di riferimento della cultura italiana ed europea del primo Settecento.
Più o meno è questa la storia della riscoperta degli “Annales Forolivienses”, testo dalle origini misteriose che, anno per anno, racconta episodi della storia per lo più medievale di Forlì. 
Muratori stava compilando una raccolta chiamata “Rerum Italicarum Scriptores” (scrittori di cose italiche) dove si trovano testi e fonti letterarie per la storia del medioevo italiano.

In questo frangente si coinvolse in un carteggio con il forlivese Brandolino Brandolini, il conte che in casa aveva alcuni manoscritti afferenti alle vicende locali. La recensione dell’erudito modenese fu la seguente: “Quella di Forlì ne ha delle (cronache) stimabili molto fino al 1300; ma poi l’autore manca nel più bello, e solo si perde a narrare le cose de’ Bolognesi: segni che egli ha raccolto la sua narrativa da varie storie e che la vecchia di Forlì non dovette essere continuata”. Tuttavia, quest’opera va “stimata” e sarà “di gloria” per i forlivesi che finalmente potranno leggerla. Certo, quei forlivesi che leggono speditamente il Latino, perché è scritta in questa lingua, e v’è pure da dire che tra salti cronologici e geografici, non si può definire una lettura facile né lineare. 

Così, circa dieci anni dopo tali parole, nel 1733, ecco comparire tra le pagine del tomo XXIII della raccolta “Rerum Italicarum Scriptores” gli “Annales Forolivienses”, cioè quel manoscritto “anonymo auctore”, che per la prima volta fu pubblicato con l’intento di approfondire anche la storia locale tra il 1275 e il 1473.  Il testo è introdotto dal Muratori, sempre in latino, che ebbe a scrivere: “Mi azzardo audacemente a dichiarare che la nostra Forlì, di propria iniziativa, in ogni momento, ha perseverato ed è sempre stata forte e instancabile nell'imitare gli alti passi e i felici successi e i salutari insegnamenti di Roma”. Terminando la prefazione, alla Capitale “imperiosa” si rivolge ringraziandola per il fatto di aver collocato Forlì “sotto le stelle propizie, con la situazione più piacevole e l'aria più salubre, con ampi confini” oltre ad avere dato il nome alla Città e alla Romagna tutta. 

In realtà, come detto, le lacune sono tante e importanti: il conte rovistò tra le carte di famiglia ma non trovò null’altro per integrare in modo convincente il testo perduto. Misteriosa è anche la paternità del documento accidentato. Il conte Brandolino pensava che fosse dovuta a un Morattini (Giacomo) ma pare sia da attribuirsi a un Guarini (Paolo), tipografo quattrocentesco – introdusse la stampa in Romagna - che avrebbe costruito quest’opera assemblando brani estratti da cronisti precedenti. Se dunque fosse un brano musicale, sarebbe da definirsi un “pasticcio”. In effetti, gli “Annales” non si distinguono per notizie originali né per stile accattivante. Pur volendo far luce su fatti della Forlì medievale, la cronaca tenta una sua completezza andando a raccontare le origini della Città. Vi sono poi, e paiono del tutto trascurabili, delle giunte posteriori con informazioni fino al 1616. 

Dopo tutti questi nomi, però, occorre scriverne un altro. Infatti, gli “Annales” nella loro ultima stesura sono stati curati da Giuseppe Mazzatinti, filologo, bibliografo di origini eugubine che nel 1887 divenne direttore della Biblioteca comunale di Forlì. Prima della sua morte prematura, avvenuta il 15 aprile 1906, volle – come disse - “liquidare questo ultimo debito” verso la storia romagnola cui aveva consacrato buona parte della sua vita. Riprese così il lavoro del Muratori integrandolo con indice alfabetico e cronologico, e lo pubblicò con i tipi di un editore di Città di Castello (1903): in questa forma oggi, quelli che lo conoscono, lo conoscono. In questi giorni c’è chi è in vacanza: ecco, se si vuole iniziare una navigazione nella storia forlivese prendendo le fonti originali per le corna, è preferibile non iniziare dagli “Annales”, riservandoli più che altro agli addetti ai lavori. Tuttavia pare importante avvicinarsi, a mano a mano che gli anni passano, a documenti e circostanze che tramandano a noi smemorati vicende e persone da tempi nebbiosi, nonostante le cancellazioni, le demolizioni, le rimozioni e tradizioni sempre meno conosciute. Che tracce lascerà questo presente negli annali? 

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