Il Foro di Livio

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Un forlivese a Parigi

Agosto 1900: in Francia in treno negli appunti di Tito Pasqui, alla scoperta delle novità tecnologiche e non solo.

Anche se è preferibile, quest'estate, villeggiare entro i confini nazionali, c'è chi pur sempre si dirige o si è diretto all'estero. Questa volta si riportano spezzoni di un taccuino di viaggio di un forlivese a Parigi, tra il 19 agosto e il 4 settembre 1900. Il motivo, a dire il vero, è per lavoro: chi lo scrive ha la missione di recarsi nella capitale francese per visitare l'Esposizione Universale per conto del Governo italiano. Aveva già visitato la manifestazione altre volte, in quell'anno, e in altre edizioni. Tale forlivese è Tito Pasqui e questo e altri suoi materiali sono conservati nei Fondi Antichi della Biblioteca comunale "Saffi" di Forlì. In un blocchetto di fogli allegato a un taccuino nero si leggono i dettagli di uno dei soggiorni parigini, compreso di rendiconto delle entrate e delle uscite. Ci si può così immergere in un clima da Belle Epoque vista con gli occhi di un osservatore curioso e proveniente da Forlì, chiamato altre volte dal Governo locale o nazionale per visitare e recensire il progresso tecnologico del tempo, cercando un canale italiano e romagnolo per le novità specialmente applicate all'agricoltura. Pur essendo questo uno dei numerosi viaggi di lavoro, il forlivese non avrà modo di annoiarsi. 

La partenza è alle 17.48 del 19 agosto 1900 in treno, la riduzione per una vettura in prima classe per Bologna viene a costare 5 lire e 15 centesimi (al tasso attuale: 23 euro). Il treno successivo lascerà la stazione felsinea poco prima dell'una di notte, un viaggio in seconda classe che lo porterà a Torino in poco meno di otto ore spendendo poco più degli attuali 80 euro (18,60 lire). Così, al mattino del 21 agosto è a Torino dove pernotterà all'albergo Dogana vecchia mentre "presso la piazza del Municipio trovo Fantini di Forlì". Prosegue qualche descrizione del giro per Torino senza tralasciare una recensione della Trattoria Cuccagna "ottima e modica" e in piazza Castello il Caffé romano con "canto, ballo, lumi". Il 22 agosto, alle 9.30 del mattino, parte da Torino in direzione Modane, s'imbatte nel tunnel Moncenisio, "27 i minuti precisi impiegai a traversarlo: v'è un cantoniere ogni chilometro con lanterne" e nota che è "più bella la coltura della Savoja che della valle di Susa". Durante il viaggio, però, deve sopportare un "gendarme francese e sue millanterie" fino a Chambery. C'è poi un altro cambio, a Culloz, donde alle 21.23 parte per Ginevra dove alloggia all'Ecu de Geneve sul Rodano: "Dalle nostre stanze si vede l'isola di Rousseau presso il ponte des Bergues, il ponte del Monte Bianco e il principio del Lago". Anche se il mattino successivo inizia con una pioggia intensa, visita la città svizzera, notando i "bei giardini pubblici" con "magnifiche ajuole ellittiche di Coleus rosso vivace con cinte di Sedum, altre di Canna indica, altre di Alternanthera picta per fondo con una grande croce di una pianta grassa verde". Di sera il maltempo è sempre più consistente, tanto che annota "episodi buffi, inutili sforzi per arrivare al teatro" e nonostante tutto "Fantini cerca orologi ovunque". Il giorno successivo, a Ginevra, incontra altri forlivesi: Giuseppe e Angelo Umiltà e segna che "gli svizzeri dicono anche septante invece di soixante dix". Alle 10.49 del 24 agosto si parte per Parigi, sempre in treno, spendendo qualcosa come 260 euro (57,55 lire), specificando in seguito che "nelle ferrovie svizzere e francesi non bucano mai i biglietti, quelli di 2 classe sono verdi" e "spesso s'incontra grano saraceno in pieno fiore". Alle 17 si arriva a Macon dove consuma un "pranzo discreto" con "formaggio Roquefort" guardando le "enormi pipe in legno" che "indicano i tabaccai". Lascia la cittadina alle 21.45 e scrive: "Abbondano il pioppo e i salici, nessun ordine nei campi, nessun filare o pochi irregolari" mentre si notano "grandi colture di barbabietole", poi "si traversa la bella foresta di Fontainebleau". 

Alle 11.40 del 25 agosto finalmente è a Parigi. "Si prende una vettura a 4 posti", poi "si traversa Rue de Rivoli e si passa davanti al Louvre per giungere alla Madeleine". Tuttavia "si stenta a trovare l'Hotel de Famille (nella via Duppol)". Dopo la colazione al Restaurant Durand "si visita la grande chiesa della Maddalena che sta di fronte". In seguito "si gira per la piazza della Concordia, ponti e Campi Elisi, arco della stella, poi in tramway a vapore che rimorchiamo due carrozze con imperiale" e "si va Puteaux pei viali della grande armata e di Builly". Più tardi, "alla sera si percorrono i boulevard, si vede l'Opera e la nuova illuminazione elettrica nella rue che prospetta l'Opera". Una lunga lista di caffè e ristoranti contrassegna il 26 agosto. Il 27 assiste "alle 4" a un "concerto di campane mosso da due operai; il concertatore sta seduto come ad un piano, e muove una tastiera, si sente a 1 e 1/2 tutti i giorni" e osserva una "bella mostra di acciai e ferri da badili, vomeri, vanghe". Inoltre, "nel padiglione del Ministro dell'interno bei prodotti agrari, disegni e fotografie di vacche italiane, e di aratro a vapore Fowter dello penitencier agricole e a Casabianda (Corsica) e bei disegni di prosciugamenti delle paludi esistenti intorno a questo penitenziario", poi alla sera "si va al Mabille Avenue Montagne" dove, nell'"incantevole giardino", assiste a un "ballo piacevolmente osceno". Il 28 agosto compie una visita all'Abbattoir de la Villette, "un grande mercato coperto da vasta tettoja in ferro", specificando che "il mercato è diviso in piccoli edifici che sono separati da lunghe strade: sono piccole camere e il sistema cellulare: pei bovi a cui si recide prima il capo, non vi sono gru, si dividono in pezzi prima di appenderli a grosse stringhe di legno appoggiate a travone in ferro. Vastissimo salone è l'ammazzatojo dei suini. Vi sono piccole gru scorrevoli con rotelle sull'ordinario pavimento: e lunghe file di carrieri, una ruotaja centrale per un carro a mano di trasporto, s'ammazzano barbaramente a colpi di mazza entro piccolo steccato dicendo loro: 
messieurs s'il vous plait". Dopo il mattatoio, in tramway si reca al Trocadero e al Concert des ambassadeurs, "elegantissimo caffé concerto sfarzosamente illuminato in tutte le banche della platea hanno dinanzi una stretta tavola in cui portano il caffé e le bibite che prima conviene pagare: nulla si paga all'ingresso". In programma è una "parodia di Giuditta e Oloferne" (a proposito di teste mozzate?) e "buffonate indescrivibili a cui partecipa il pubblico: salti e giuochi diversi" con "bellissime giovani assai scollate". Il 29 agosto "giro con Guarini e la contessa per la sala delle macchine inglesi" e vide funzionare "la legatrice mietitrice". Il padiglione spagnolo dei vini vanta un "ammirabile effetto ottico, grotta a pareti di bottiglie" con una sala "elegantissima" capace di contenere "250 persone in 5 grandi tavole" benché "le vivande lascian a desiderare". Segue gita al quartiere latino dove si ferma in una "bella birraria con vaghe cameriere assai libere". Il 30 agosto deve compiere un "rapido esame della galleria delle macchine" e giudica "interessantissimo" il Ports de commerce. Tra le altre cose, "si vide un palombaro discendere nella Senna". Il 31 visita il "Jardin d'acclimatation entro il Bosco di Boulogne", assiste a un "pasto alle foche" ammirando "belle collezioni di cani, di vacche, di giraffe". Non mancano "passeggiate sugli elefanti, sui dromedari" e vi sono "veicoli trascinati dagli struzzi". Infatti, si notano "copiose accolte di volatili" passeggiando "a cavallo su Poneys". 

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il 1° settembre è prevista una "gita a Versailles" e il suo "parco incantevole". Nonostante la "lunga attesa", meritava, in serata, il "grande bacino di Nettuno illuminato con luce elettrica, bengala". Il giorno successivo un giro al "giardino delle Piante" dove "le bestie feroci son meno numerose e meno belle del Museo zoologico di Torino". La "celebre Robinia piantata nel 1636 da Vespasiano Robins vive ancora: noi ci sedemmo in un sedile circolare che la circonda, il tronco avrà il diametro di quasi 1 metro". Vede poi "i bisonti" e "gli orsi", nonché "i zebù dell'India" e "i bufali del Capo di Buona Speranza" mentre scolaresche "di maschi e di femmine" sono ivi "condotte dai loro maestri e maestre a studiare". Più tardi è la volta della Halle des Vins con "milioni e milioni di botti" tanto da sembrare "una città con lunghissima cantina". Niente da fare per Notre Dame, c'è una "spaventevole coda" e non conviene entrare. Così si dirige alle Folies Bergeres "elegantissimo teatro, con giardini, fontane, passeggiate di cocottes, musica, salti, incredibili buffonate". Il 3 settembre passeggia tra le "macchine straniere", "legni giapponesi", e una "grandiosa vetrina piena di cacao di Venezuela". Inoltre: "Funziona una grande macchina svizzera F. Saurer e fils per ricamare un tessuto lungo di metri – un operajo con una manovella, e un quadrante fisso sopra un dato disegno dirige il lavoro". Quindi prende appunti su una "bella vetrina di bozzoli, farfalle, semi e seta" e una "stupenda collezione della Scuola imperiale tecnica di Mosca". Seguono tecnicisimi dell'epoca e colpisce il "vaglio ventilatore", il "rastrello a cavallo" e "un apparecchio per determinare la ricchezza in burro del latte". Il 4, invece, è la volta di una "macchina locomobile a focolajo verticale di 3 cavalli" con "3 ruote pel trasporto". Tra falciatrici, trebbiatrici e attrezzi agrari, recensisce alcune novità, come la Batteuse a bras, commentando in francese: "l'idee est nouvelle, mais n'est pas bonne". Si congeda da Parigi con un'ascensione in mongolfiera "con Calzoni, Forti, Marani, Poggioli e Tamburini" durata circa un quarto d'ora: "Salgono 25 persone per volta - nel pallone ci era un termometro, un igrometro e un dinamometro indicante lo sforzo di 500 Cg provato dalla corda". 

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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