La domenica del villaggio

Opinioni

La domenica del villaggio

A cura di Mario Russomanno

Una stagione di pienone, ma anche di violenza in riviera: non ci sono innocenti

Gang che agiscono riuniti in batterie, talvolta in gruppi numerosi. Che rischiano di rendere invendibile il modello turistico rivierasco e, soprattutto, inquinano la serenità della popolazione

L’estate che si va chiudendo ha fatto registrare il pienone, nei nostri litorali. Dai lidi ravennati fino ai confini con le Marche, hotel, stabilimenti balneari, ristoranti etc hanno, fortunatamente, fatto ottimi affari. La voglia di vacanza e di riconquistata libertà ha vinto i timori legati alla pandemia e l’economia locale, com’era indispensabile, se n’è avvantaggiata. Questa è la buona notizia. Poi ce n’è una pessima: aggressioni, sopraffazioni, vandalismi, hanno raggiunto forme e diffusioni mai viste nella riviera romagnola. Marina di Ravenna, Milano Marittima, Cesenatico, Bellaria, Rimini Riccione, Cattolica, hanno fatto brutale conoscenza con nuove forme di delinquenza. Inutile citare gli innumerevoli episodi, chiunque si tenga minimamente informato li conosce. 

Pare, dico pare perché troppe certezze in questa materia stonano, che si tratti soprattutto di gang giovanili. La gravità della questione non cambia: quanto ti circondano o ti puntano un coltello per rubarti un orologio o una collana, che gli assalitori siano maggiorenni oppure no non fa troppa differenza. È comunque più importante contrastare il fenomeno piuttosto che disperdersi in analisi sociologiche, talvolta indirizzate a cercar ragioni nelle lunghe restrizioni che i giovani hanno dovuto affrontare causa Covid. Di delinquenti, minori o no, si tratta. 

Che agiscono riuniti in batterie, talvolta in gruppi numerosi. Che rischiano di rendere invendibile il modello turistico rivierasco e, soprattutto, inquinano la serenità della popolazione. La Romagna, terra di civiltà e accoglienza, non può sopportare certa gente. Senza se e senza ma. Quell’albergo di Riccione, per fare un esempio, che aveva coniato lo slogan “se siete astemi non venite qui” con lo scopo di raccattare qualche cliente, non va criminalizzato. Ma va spiegato al titolare, anche da parte delle associazioni d’impresa, che marketing e fantasia imprenditoriale hanno dei limiti.

Diciamolo: la governance locale è stata sorpresa dagli accadenti. Complice la campagna elettorale in corso per le comunali del prossimo ottobre, il balletto delle accuse reciproche tra destra e sinistra ha preso il sopravvento sulla necessità di fare fronte comune.  Solo che la violenza incontrollata, così come la peste nera e il covid, non fa sconti a nessuno. E così, proprio quando esponenti di centro destra accusavano, con ragione, l’amministrazione di centro sinistra riminese per la scarsa sicurezza di alcuni luoghi strategici come la stazione ferroviaria o il parco Cervi, un’orda ha preso a devastare viali, alberghi e ristoranti della Riccione guidata da una giunta di centro destra. Una guerriglia, scatenata da invasati che hanno agito più volte e indisturbati, seminando autentico terrore.

Va detto che i Sindaci hanno chiamato in causa forze dell’ordine e ministero degli interni. A onore del vero, talvolta anche i cittadini si chiedono come sia possibile che certi luoghi continuino ad essere terra di nessuno, da un mese all’altro, da un anno all’altro, e perché non risulti praticabile un’attività di prevenzione e indagine in grado di estirpare il terreno di coltura di certe forme delinquenziali. Mi faccio una domanda: al di là dei comitati sulla pubblica sicurezza, esiste collaborazione autentica tra le polizie locali e le altre forze dell’ordine? I Sindaci debbono saperlo, è materia di loro competenza.

Diciamo, lo ripeto, che questa estate siamo tutti stati sorpresi e lavoriamo alacremente per il futuro, evitando di dividerci. Rubo una espressione a un cantante- scrittore folk americano, Woody Guthrie: “questa terra è la nostra terra, difendiamola”. Rimane, di fondo, un problema legato alla cultura giuridica del nostro Paese e alla applicazione delle norme. Mi spiego descrivendo un episodio che mi ha colpito. Una notte, a Rimini, attorno al Ferragosto, una turista perde il contatto con gli amici. Si trova nella centralissima Piazza Kennedy, recentemente e magnificamente riadattata. Cammina sul lungo mare, un tizio la prende per i capelli e la trascina in spiaggia con la palese intenzione di abusare di lei. La ragazza combatte, urla, dal lungomare alcuni giovani la sentono e, coraggiosamente, si frappongono. Chiamano la polizia che arriva rapidamente e arresta l’aggressore. Due giorni dopo leggo che il tizio è stato denunciato a piede libero per diversi reati e rilasciato. Ora, sono orgoglioso d’essere nato nel Paese che, dal diritto romano fino alla nascita, a Bologna, della più antica facoltà di giurisprudenza al mondo, ha insegnato regole di comportamento e difeso le libertà personali prima e meglio di qualunque altra Nazione. E però mi dico: se non basta quel che ha fatto quel soggetto per essere associato alle patrie galere, qualcosa non sta funzionando come si deve.
Buona Domenica, alla prossima.

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