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Briciole di natura

Opinioni

Briciole di natura

A cura di Riccardo Raggi

La cicala: la colonna sonora dell’estate

La cicala è un insetto che appartiene alla famiglia dei Cicadidi, con diversi generi e specie

Chiunque frequenti un ambiente naturale in questo periodo, dalla pianura fino alle cime più alte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, sentirà un rumore di sottofondo che non lo abbandona mai: è il suono incessante e familiare delle cicale. La cicala è un insetto che appartiene alla famiglia dei Cicadidi, con diversi generi e specie. Vive preferibilmente in ambienti a clima caldo, in particolar modo nelle regioni del Mediterraneo, e necessita di vegetazione su cui stazionare e nutrirsi: ama in particolar modo pini e ulivi, anche se la possiamo osservare praticamente in tutte le tipologie di boschi del nostro territorio. Le cicale adulte si nutrono prevalentemente della linfa degli alberi, mentre allo stadio larvale succhiano la linfa delle radici.

Le cicale sono insetti dalla colorazione variabile a seconda della specie, generalmente grigio, verde o marrone (alcune, come la Cicala del frassino, hanno delle parti dell’addome colorate di rosso). Anche la lunghezza è variabile, con alcune specie che raggiungono i 70mm di apertura alare! Generalmente la testa ha due grandi occhi sporgenti laterali e sulla sommità si trovano tre ocelli, strutture semplificate che reagiscono all'intensità della luce e percepiscono la luce polarizzata, funzione utile per l'orientamento, in quanto permette loro di individuare la posizione del sole anche in condizioni di nuvolosità. Sono dotati di corte antenne e di un apparato boccale costituito da una lunga “proboscide” utilizzata per succhiare linfa. Le ali (molto gradi quelle anteriori, più piccole le posteriori) hanno un aspetto membranoso, sono trasparenti (a volte con macchie scure) e sono dotate di spesse venature.

Solamente i maschi sono i responsabili dei concerti che ci accompagnano durante le nostre escursioni estive: l’organo stridulatore, posto sull’addome, è costituito da lamine (timballi) tese da tendini che le collegano a muscoli; per produrre il suono l'insetto fa vibrare le lamine e le camere d'aria provvedono alla risonanza. Non si tratta quindi di un suono prodotto da sfregamenti di parti del corpo. Le femmine, invece, emettono un suono secco, simile allo schiocco delle dita, ma di intensità molto minore rispetto a quello dei maschi, pertanto difficile da udire.

Ma perché il maschio della cicala emette questo potente suono? Possiamo interpretarlo come una serenata d’amore: il maschio richiama le femmine corteggiandole col suo canto. Nel primo “approccio” i due individui si toccano con le zampe e, successivamente, si accoppiano. La copula dura alcuni minuti, duranti i quali i due esemplari restano attaccati. Dopo circa 24 ore dall’incontro amoroso, la femmina può già deporre le uova, generalmente in mezzo agli sterpi o sui rami degli alberi. Alla schiusa le larve si dirigono sottoterra, dove inizieranno la loro esistenza ipogea, che può durare vari anni (una specie può vivere sotto questa forma fino a 17 anni!); raggiunta la fase matura gli individui giovani, molto simili agli adulti ma senza ali e con due zampe anteriori idonee allo scavo, fuoriescono dal suolo e si arrampicano su un albero, dove fanno la muta. Il risultato di questa complicata operazione è l’esuvia (o involucro ninfale), che resta in bella mostra attaccato agli alberi, a volte anche in numerosi esemplari ravvicinati. Dopo qualche ora le giovani cicale spiccano il volo: all’inizio hanno un colore verde-azzurro e successivamente diventano marroni. L’aspettativa di vita di una cicala adulta è di circa un mese e mezzo: solitamente gli adulti muoiono dopo l’accoppiamento e raramente arrivano all’inverno; quando ciò accade entrano in diapausa (una specie di letargo), che permetterà loro di svernare. La cicala ha numerosi predatori: nella fase adulta rimangono vittime prevalentemente degli uccelli, mentre nella fase larvale (quindi sottoterra) vengono predate dalle talpe.

Dopo queste brevi note sugli aspetti biologici, conosciamo questi insetti per il ruolo che hanno rivestito nella letteratura e nella mitologia: per i greci, le cicale erano figlie della Terra (probabilmente perché osservavano le larve fuoriuscire dal terreno). 
Platone afferma che le cicale nascessero per mano divina, originate dalla metamorfosi di antichi artisti che avevano smesso di mangiare e accoppiarsi per amore della propria disciplina.  Plinio il Vecchio riteneva che le cicale si nutrissero di rugiada e, di conseguenza, il loro corpo non contenesse sangue e non dovessero espellere escrementi: da ciò deriva il loro simboleggiare la purezza. 

Le cicale trovano spazio anche nella letteratura: Giosuè Carducci ha tessuto lodi di questi insetti ne "Le risorse di San Miniato" mentre, in maniera meno lusinghiera, Esopo, nella sua nota favola “La cicala e la formica”, la rappresenta come un insetto che vive alla giornata, cantando senza preoccuparsi del domani, dipingendola così come il simbolo dell'imprevidenza.
Anche la tradizione popolare romagnola ricorda le cicale; un proverbio recita così: “La zghêla n’cânta miga, se Sa’ Zvân e Sa’ Pir in la stuziga” (“La cicala non canta mica se San Giovanni e San Pietro non la stuzzicano”, ricordandoci che le cicale hanno il loro picco di attività dalla fine di giugno, il 30 è appunto il giorno dei Santi Pietro e Paolo). Attenti osservatori degli elementi naturali, i nostri nonni contadini distinguevano tre tipologie di cicale: zghêla, zgalón e zgalót (cicala, cicalone e cicalotto) ed in effetti, come detto poco sopra, diverse sono le specie presenti nei nostri territori.

A ben pensarci, ogni estate ha la sua canzone e il suo tormentone ma è il frinire delle cicale il vero evergreen, che resiste anno dopo anno e resta in cima alle classifiche dei pezzi più ascoltati. Buone passeggiate!

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