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I titolari del Bar Bersagliere: "A fine anno smettiamo"

Marisa Zoli e Carlo Vespi, titolari del Bar Bersagliere, hanno deciso di chiudere a fine anno. L’unica speranza per la continuità dello storico locale, che ebbe come gestore Alessandro Mussolini, padre di Benito, è che l’agenzia immobiliare incaricata dai Vespi trovi qualcuno che voglia subentrare. “La forza del Bar Bersagliere sta proprio nel suo carico di tradizioni”

“La pandemia c’ha dato il colpo di grazia, a fine anno smettiamo”. Le parole di Carlo Vespi e Marisa Zoli, gestori del Bar Bersagliere dal 1990, non danno molto margine sul futuro del pubblico esercizio di via Ravegnana, 200. Pare dunque arrivata al capolinea l’esistenza dello storico locale, le cui origini affondano nientemeno che nei primi anni del secolo scorso. Per oltre 30 anni la signora Marisa ha alzato la serranda alle 2 di notte, deliziando con bombolone e cappuccino, oppure con un bel panino alla mortadella o al tonno e cipolle, le decine di clienti che ogni notte concludevano lì il “dritto” al mare o in discoteca.

“Vivevamo grazie al popolo della notte – precisa Carlo – costituito dai frequentatori delle discoteche e dai tanti lavoratori che finivano o prendevano servizio a quell’ora. Poi è arrivato il Covid, che ha letteralmente seccato quel fiume di avventori tiratardi, fino alla mannaia rappresentata dal coprifuoco delle 22, che è perdurato fino a giugno ed ha avviato ufficialmente la crisi dei tanti operatori forlivesi che ricavavano di che vivere dalla parte più oscura della giornata. La prima sede del Bersagliere non era al Foro Boario, ma all’imbocco di via Ravegnana. In pratica fronteggiava la scomparsa Barriera Mazzini, detta anche Porta San Pietro, disintegrata dal bombardamento anglo-americano del 19 maggio 1944. Lo storico Gianfranco Stella, nei suoi “Quaderni Forlivesi” non ha dubbi: il Bersagliere era l'osteria che il padre di Benito Mussolini, Alessandro, gestiva con Anna Lombardi, la vedova madre di cinque figli cui l’uomo si era legato nel 1905, alla morte della consorte Rosa Maltoni. Una conferma autorevole viene dal libro di Vittorio Emiliani “Il fabbro di Predappio”: “L'ormai ex artigiano ha scelto di gestire a Forlì proprio un'osteria. Si chiama Al Bersagliere e apre i suoi modesti locali fuori Porta San Pietro, dove spesso si riuniscono i carrettieri”. Alla fine della guerra, il locale si trasferisce dov’è ora, a ridosso del Foro Boario, all’epoca uno dei cuori pulsanti dell’economia cittadina, ed è gestito da Olimpio Battistini, chiamato Fales e dalla consorte Giovannina Lazzari.

“Sul terrazzo del bar – ricorda il nipote Andrea Polloni – si svolgeva la premiazione della coppa Succi. Si viveva in casa col nonno, il fratello di mia mamma, il mitico Stelio Battistini, lo zio Colombo, mio babbo e al piano sotto la zia Angiolina con suo figlio Rino”. L’insegna esterna recitava inequivocabilmente bar ristorante e tavola calda, per quanto il locale, che all’epoca era più ampio, fosse rinomato anche per i biliardi. “Da fanciullo – continua Polloni - scendevo per la colazione seduto al tavolo con mio nonno, che mi aspettava tutte le mattine che faceva Iddio. Io cappuccio e pasta, lui piadina con la mortadella e caffè corretto anice. Quando sento quel profumo, torno indietro di cinquant’anni!”. Ma ritorniamo a Carlo Vespi e Marisa Zoli, che iniziano l’attività nel 1990, rilevandola da Iride e Marinella, le precedenti titolari. I primi anni lavorano soprattutto con i giovani che escono da Ciaika Club, Empire e Controsenso e si fermavano al Bersagliere prima di rincasare. Ma c’erano anche gli operai, i taxisti e quanti passavano per un caffè prima del turno di notte. Il Bersagliere ha sempre mantenuto un bel gruppetto di anziani, intenti a giocare nelle ore diurne a “marafone” e briscola, con imprecazioni irripetibili rigorosamente in dialetto romagnolo.

Nel 2002 arriva l’euro: “Una batosta – riprende Carlo – perché sono raddoppiati i costi e dimezzati i guadagni”. Il colpo è stato retto grazie alle sapienti mani di Marisa, che ha sfornato migliaia di panini epocali, in un’atmosfera vintage che ti fa ripiombare negli anni Settanta e non ha eguali a Forlì. Infine è arrivato il Covid, che ha drasticamente cambiato le abitudini dei forlivesi, ora molto restii ad uscire di casa. Adesso, l’unica speranza per non vedere abbassata per sempre quella storica serranda, è riposta nell’agenzia immobiliare San Sebastiano, incaricata dai Vespi di trovare qualcuno che voglia subentrare. “La forza del Bar Bersagliere – dichiara convinto il titolare Paolo Rametta – sta proprio negli ampi spazi interni e nel suo carico di tradizioni, la cui salvaguardia val bene un investimento”.

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