Forlì ieri e oggi

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Quando l’ex Eridania era custodita da Albino Zanca

L’ultima campagna dello zuccherificio Eridania di Forlì è andata in scena nell’estate del 1972. Da allora, sulla grande area di circa 140mila metri quadri che si estende fra la via Gorizia e la ferrovia, con ingresso da via Monte S. Michele, è sceso il silenzio. Il ricordo di Albino Zanca, l’ultimo custode dell’ex Eridania, fatto dal figlio Giuseppe

L’ultima campagna dello zuccherificio Eridania di Forlì è andata in scena ben 48 anni fa, nell’estate del 1972. Da allora, sulla grande area di circa 140mila metri quadri posta fra la via Gorizia e la ferrovia, con ingresso da via Monte S. Michele, è sceso il silenzio. L’avventura del “gigante” saccarifero, foriero di benessere per le tante famiglie forlivesi coinvolte nella coltivazione della barbabietola, era iniziata nel 1900. Quell’anno, il finanziere genovese Giovanni Battista Figari, per conto della Società Anonima Eridania Zuccherifici Nazionali, costruisce con maestranze tedesche lo stabilimento di Forlì.

L’impianto, che occupa circa mille operai, arriva a lavorare quindicimila quintali di barbabietole al giorno, con una produzione annuale di circa centoquarantamila quintali di zucchero. “Nel 1902 - si legge sul sito dell’Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna-IBC - la direzione della fabbrica fu affidata a Romolo Rossini, che potenziò la capacità produttiva con nuove attrezzature. La fabbrica di sobborgo Mazzini fu anche la prima ad utilizzare la luce elettrica, in un periodo in cui le strade cittadine erano ancora illuminate con lampioni a gas”. Il secondo conflitto mondiale provoca danni gravissimi all’impianto, che però riesce a riattivare completamente la produzione già nel 1946. La costituzione del Mercato Comune dello Zucchero, alla fine degli anni Sessanta, mette la holding genovese in una posizione di inferiorità rispetto agli altri produttori europei. Nel 1970 la società Eridania cede lo stabilimento forlivese alla “Sfir” del Gruppo Maraldi di Cesena, che continua ad utilizzarlo senza però investire nella modernizzazione degli impianti. Nell’ottobre 1972, appena finita la stagione inizia lo smantellamento, con il trasferimento dei macchinari in Spagna e Jugoslavia. Rimangono attivi solo i depositi, utilizzati per stoccare il prodotto di altri siti del gruppo “Sfir”, a cominciare da quello di Forlimpopoli.

“I miei ricordi più vividi dell’ex Eridania - esordisce Giuseppe Zanca, classe 1964, trombettista, bassista, compositore, arrangiatore, titolare dello studio di registrazione ZBest Music di Meldola – risalgono proprio ai mesi in cui la fabbrica aveva appena cessato la produzione. Con la mia bicicletta giravo per quei luoghi altrimenti preclusi, stupendomi per la vastità di ambienti divenuti all’improvviso silenziosi”. Giuseppe è l’ultimo di cinque figli di Albino Zanca, classe 1922, custode dell’Eridania di Forlì dal 1962 e fino alla chiusura. “Mio padre, originario di Mantova ed ex carabiniere, era giunto qua su precisa disposizione di Giuseppe De André, presidente del gruppo saccarifero genovese e padre del grande cantautore Fabrizio. Noi abitavamo nella palazzina posta a ridosso della ferrovia sullo stesso lato della fabbrica, mentre i funzionari vivevano nel grande edificio a tre piani situato sull’altro fronte dell’area”. Posta al civico 12 di via Monte San Michele, la cosiddetta residenza dei custodi, che al piano terra ospitava anche gli uffici amministrativi della fabbrica, è l’unico “afflato” vivente dell’ex zuccherificio.

Stralciata catastalmente negli anni ’90 durante gli espropri per la realizzazione del sottopasso ferroviario scaturente dalla rotonda di Santa Chiara, fu ceduta ad un’immobiliare che restaurò il tutto ricavandovi 12 appartamenti. L’altro edificio ha invece seguito le sorti della fabbrica ed è in rovina. Anche dopo il trasferimento in un’altra casa a Forlì, occorso nel 1973, gli Zanca rimangono legati al gigante di via Monte S. Michele. La palazzina di destra delle due che costituivano l’ingresso alla fabbrica (sono state demolite nel 1995), è stata utilizzata come sala prove della band musicale di Giuseppe per tutti gli anni ’80. “Mentre l’ex fabbrica cadeva nel degrado, noi continuavamo a ritrovarci nell’edificio incuranti dell’abbandono circostante”. Il rovinoso incendio del 1989, che distrugge tre dei capannoni adibiti a magazzino, comporta la dismissione definitiva dell’area.

Attualmente, l’ex zuccherificio fa parte dell’asse patrimoniale della Cooperativa Muratori Verucchio (CMV), fallita nel settembre 2018. Nei giorni scorsi, anche il secondo incanto dell’asta giudiziale condotta dal tribunale di Rimini per la vendita del sito, non è andato a buon fine. Non ci sono prospettive di recupero in tempi brevi: qualunque intervento sul fabbricato principale, vincolato dalla Sovrintendenza, richiede investimenti difficili da ammortizzare. Tutti i regimi urbanistici relativi all’area sono decaduti. L’unica strada percorribile è individuare parti votate al commercio, opere di interesse pubblico e produttivo e nel contempo aggiornare le previsioni urbanistiche, in particolar modo sul versante delle destinazioni d'uso. 

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Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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