Forlì ieri e oggi

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Il villaggio rurale Alessandro Mussolini germe della futura Ca'Ossi

E’ datata 27 dicembre 1938 l’inaugurazione del villaggio sul viale dell’Appennino composto di 38 fabbricati colonici, da cui prese forma il più popoloso quartiere di Forlì

C’è una data precisa nella genesi del quartiere di Ca’ Ossi: 27 dicembre 1938. “A 2 chilometri da Forlì, sulla strada che conduce a Predappio, è sorto un villaggio rurale composto di 38 fabbricati che possono ospitare 100 famiglie, ognuna delle quali avrà a disposizione 400 metri quadrati di terreno per coltura orticola”. L’ennesima visita a Forlì di Benito Mussolini, alla fine del 1938, documentata nel Cinegiornale dell’Istituto Luce alla data del 4 gennaio 1939, coincise con l’inaugurazione da parte del Duce fascista del caseggiato colonico dedicato al padre Alessandro, scomparso a Forlì nel 1910 quando conduceva la trattoria “Il Bersagliere” di Porta San Pietro, assieme alla compagna Anna Lombardi.

“Sulla rotonda all’inizio dell’attuale via don Minzoni, angolo via dell’Appennino – si legge in “Ca’ Ossi: album di quartiere”, a cura di Maria Adele Piazza e del Comitato di Quartiere coordinato da Erika Moscato – stava il busto di Alessandro Mussolini, che fu abbattuto dalla folla nel ’43 dopo la caduta del regime. Il monumento fu tolto e trascinato per strada dalla folla, legato ad una corda e cosparso il volto di vino ‘perché gli piaceva’”. Nell’edificio all’angolo fra viale dell’Appennino e via Ribolle c’era la scuola elementare al secondo piano e il nido al primo. Negli anni ’60, l’istituto didattico fu soppresso per essere trasformato in condominio di 24 appartamenti. Nel 1940, verso viale Risorgimento, sorsero altre cinquanta piccole casette per operai, edificate dalla ditta Pater di Milano. Nel contratto, poi rescisso dal Comune per inadempimento dell’appaltatore, si prescrive apertamente l’utilizzo di materiali poveri, fra cui “la soffittatura con canne palustri intonacate e il tetto con struttura portante in legno d’abete”.

Le famiglie che le occuparono avevano anche l’obbligo di coltivare l’orticello annesso. Nello stesso anno, il Comune acquista dal marchese Alessandro Albicini il podere Ca’ Rossa posto lungo la via Ribolle, formato dalla casa del contadino, detta “Puntirola” e dalla villetta utilizzata durante l’estate dalla sorella del marchese. Nel 1948 quella casa venne concessa al dottor Savelli che faceva ambulatorio medico senza chiedere nulla in cambio. Nel 1967 l’edificio è stato trasformato in scuola elementare. Nel 1958 era stata consacrata la nuova chiesa parrocchiale intitolata a San Pio X. Il fondatore don Giovanni Cani “era un prete molto convincente – si legge nel volume a lui dedicato dalla comunità parrocchiale nel 2016, a 50 anni dalla scomparsa – che sapeva parlare alla gente e con cui si poteva parlare liberamente… con lui qualcuno in più cominciò ad andare in chiesa”. La realizzazione, nel 1961, del nuovo rettifilo stradale denominato viale Risorgimento, seguito negli anni ’70 e ’80 dall’edificazione del Piano di edilizia economica popolare (Peep) sui terreni acquisiti dalla parrocchia, che li aveva ricevuti in eredità dai discendenti del grande tenore Angelo Masini, ha portato all’incremento decisivo di un’area, che oggi si pone in stretta continuità con il tessuto urbano della stessa Forlì.

Dulcis in fundo abbiamo lasciato la questione del nome. Il quartiere più popoloso di Forlì, dall’alto dei suoi 12.000 abitanti, pare derivi la denominazione da una ca’ circondata da terreni agricoli, i cui proprietari appartennero alla nobile famiglia forlivese degli Ossi. Per don Franco Zaghini l’origine è decisamente diversa. Nel volume Santa Maria del Voto dei Romiti scrive che “dal soprannome di un signore, Caiossi, che abitava nell’attuale via dell’Appennino nei pressi del vecchio ponte che valicava il canale per giungere a Vecchiazzano, si passò ad indicare il piccolo borghetto che si era poi formato presso la sua casa. Una conferma dell’assunto del noto storico forlivese ci viene fornita dalla planimetria generale del Villaggio Alessandro Mussolini, conservata presso l’Archivio di Stato di Forlì. Tale elaborato, datato 1937, ha infatti un sottotitolo rivelatore: Case Caiossi.

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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