Venerdì, 17 Settembre 2021
La domenica del villaggio

Opinioni

La domenica del villaggio

A cura di Mario Russomanno

L’incredibile esperienza di Stefano Vitali e il ruolo svolto da don Oreste Benzi

Questa settimana pertanto vi racconto qualcosa accaduto tempo fa a poca distanza dal grattacielo di Rimini e dalla riviera che in questi giorni agogna il ritorno dei turisti

Oltre che all’attualità la nostra finestra domenicale sulla Romagna si presta anche a qualcosa di diverso. Questa settimana pertanto vi racconto qualcosa accaduto tempo fa a poca distanza dal grattacielo di Rimini e dalla riviera che in questi giorni agogna il ritorno dei turisti. Stefano Vitali, sul fare del nuovo millennio, è un giovane uomo pronto a godersi pienamente la vita. Non è, attenzione, tipo godereccio, da spiaggia: è sì cresciuto a Rimini, ma nel Borgo San Giuliano, antica enclave di pescatori decisamente popolare. Adesso il Borgo, con le luci che illuminano di sera l’acqua che scorre sotto il Ponte di Tiberio e le mille proposte gastronomiche, con la gente che cammina sull’acciottolato persa nella vacanziera allegrezza, pare un rivierasco angolo di Parigi. Allora, trent’anni fa, era tutt’altra cosa. E Stefano non era tipo che dava la caccia alle emozioni d’un momento. Nel 1989 aveva conosciuto la “Papa Giovanni” e Loredana, che nell’associazione era volontaria: quell’incontro, come dicono quelli che sanno raccontare, avrebbe indirizzato la sua esistenza. Diventò anch’egli volontario e di lì a poco con Loredana mise famiglia. Lei e lui avevano per la testa di fare sul serio, avranno quattro figli loro e un gran numero, centocinquanta in trent’anni, li ospiteranno e saranno tutti bambini e ragazzi con problemi. 

La loro vita, senza che nessuno dei due desse troppa importanza alla cosa, come fosse una musica leggera, diventa presto una missione. Stefano poi, nel 1994, viene chiamato a fare da segretario personale di don Oreste Benzi, fondatore della “Papa Giovanni”. Faccio una breve digressione su don Oreste. Un paio di volte intervenne a “Salotto blu”, per noi fu un onore ma per me non fu facile intervistarlo. Non perchè fosse tipo complicato; era simpatico, frugale, spandeva intelligenza suprema e candore sincero. Era in sintesi, l’ospite perfetto con cui qualsiasi conduttore fa un figurone. La questione era altra: quando lo avevi di fronte ti capitava qualcosa che non sapevi spiegare ma che aveva a che fare con l’idea che avevi di santità. Pareva ci fosse attorno a lui un’aura di bontà e sincerità con cui ti dovevi confrontare. Sorrideva dolcemente e tu eri costretto a pensare alle vigliaccherie che avevi commesso, alle ingiustizie che avevi inflitto.  Però ti dava speranza di diventar migliore di quel che eri. Ho conosciuto parecchi uomini di chiesa, solo con lui ho vissuto sensazioni simili.

Ma torniamo a Stefano, che nel suo ruolo di voce di don Oreste si sente un leone: la città lo apprezza, tanto che il Sindaco Ravaioli, grande oncologo che a lungo affiancò Dino Amadori, fondatore dell’Istituto Oncologico Romagnolo e dell’Irst, lo chiama a fare l’Assessore. E’ il 1999. Vitali è diventato un politico in ascesa, la Rimini a vocazione sociale lo prende a riferimento. Poi, nel 2007, succede quel che per ciascuno di noi è il peggiore incubo. Comincia a dimagrire, dolori lancinanti lo pervadono. Gli esami medici sono drammatici: un tumore maligno partito dall’intestino ha creato metastasi in tutto il corpo. I volti sono scuri, da una situazione del genere non si esce vivi, è questione di tempo. Si provano cure, un paio di mesi dopo si decide di operare, provare anche se non ci sono speranze. Al termine dell’intervento chirurgico i medici chiamano Loredana: “signora, abbiamo fatto il possibile ma non c’è niente da fare. Suo marito è condannato, si tratterà di qualche settimana o qualche mese. Lo faccia morire a casa, non lo lasci in ospedale”.

Stefano sa tutto, è cosciente, non piange per non far disperare Loredana e i ragazzi. Ma s’interroga. Intanto Ravaioli, che è il suo oncologo e anche il suo Sindaco, manda avanti la chemio, con risultati deludenti. Ravaioli sa più di chiunque altro che la partita è persa. Il 3 di Settembre, il male s’era manifestato in Aprile, Don Oreste va a trovarlo a casa, Stefano gli chiede: perché proprio a me? Il sacerdote non risponde, gli dice che ha chiesto alla comunità di pregare per lui nel nome di Sandra Sabatini, una giovane volontaria di Riccione travolta da un’automobile e indicata come esempio di virtù cristiane e solidali. Stefano prega, continua a chiedersi perché deve morire, pensa a Loredana e ai ragazzi che vivranno senza di lui. Ma ha trovato pace, è sereno. Il 6 di ottobre Ravaioli lo chiama, ha la voce rotta dall’emozione: “Stefano non mi chiedere perché ma i valori sono tutti migliorati, forse ce la fai. Non me lo spiego”. Vi risparmio tutto il resto, un lungo percorso di riabilitazione. 

Adesso Stefano di missioni s’occupa acca ventiquattro per l’associazione: più volte all’anno viaggia nei luoghi più poveri del mondo, dove finiscono civiltà e sussidio, dove s’avventurano solo la “Papa Giovanni” e pochissimi altri. A dare conforto, speranza, a offrire qualche chances d’una dignitosa esistenza la dove Storia ed Economia hanno girato la testa e fanno finta di non vedere. Stefano visita, organizza, condivide, poi rendiconta all’associazione. Loredana, intanto, manda avanti la casa famiglia. Oggi composta da quattro figli naturali e quattro ospitati. Ho conosciuto Stefano a “Salotto blu” una dozzina d’anni fa, quando era presidente della provincia di Rimini. Un uomo buono, sorridente, che tormenta compulsivamente gli occhiali da miope. La sua storia non me l’aveva raccontata, l’ho appresa da altri e poi me la sono fatta spiegare da lui. Qualche anno fa l’ho incontrato alle sette di mattina sul lungomare, correva con le scarpette colorate.

Pensai che il suo organismo era totalmente invaso dal tumore, solo una decina d’anni prima. La scienza non può spiegare cosa sia successo, il male se n’è andato com’era venuto. Adesso la Chiesa parla di miracolo. Quando la Chiesa istituzionalizza qualcosa mi vengono in mente i matrimoni dei ricchi annullati dalla Sacra Rota, è più forte di me. Ma qualcosa di straordinario è effettivamente accaduto, mi piace pensare che il bene che Stefano ha sempre fatto sia servito, e che il vento di bene agitato dalle preghiere abbia influito. Altro non dico, chi sono per commentare circostanze del genere? Buona Domenica. 

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