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Crisi della frutta, Confagricoltura chiede un tavolo: "Persi 4mila euro a ettaro"

"Da rivedere la gestione organizzativa e commerciale delle drupacee": queste le parole del vicepresidente di Confagricoltura, Alberto Mazzoni

La crisi della frutta è evidente. Per questo Confagricoltura di Forlì, Cesena e di Rimini lancia l’allarme, per voce del suo vicepresidente, Alberto Mazzoni. "Vogliamo tutti un’agricoltura dagli alti standard qualitativi, però poi chiediamo ai produttori di lavorare per 20 centesimi al chilo, ampiamente al di sotto dei costi di produzione - afferma Mazzoni -. Servono soluzioni dal campo alla trasformazione e vanno ricercate nell’ambito della filiera; occorre una nuova progettualità anche per il prodotto destinato all’industria".

La sostenibilità del settore agricolo è al centro del dibattito, in una annata che volge al termine con una forte crisi. Ai danni da cimice sulle drupacee si sommano, infatti, anche quelli dei listini di liquidazione. La frutta fresca, arrivata sullo scaffale, dopo una stagione agricola nera, verrà infatti liquidata con prezzi bassissimi e non prima della fine dell’anno o addirittura entro giugno 2020.

"Stimiamo - conclude Mazzoni - una perdita media di 3.000 - 4.000 euro a ettaro in Emilia-Romagna, con quotazioni che si attestano sui 35-40 centesimi per chilo per le albicocche; 20-25 centesimi per chiloper le pesche; 25-30 per le nettarine e circa 20-25 per le susine. Occorre al più presto aprire un tavolo per rivedere la filiera, dal capo al consumatore. Il tema è sia di organizzazione, che di gestione. E’ necessario difendere le produzioni del territorio, le uniche davvero sostenibili per l’ambiente". 

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