La rinascita del teatro nel 2021 con la nuova stagione “Corpo: Pathos”

In scena al teatro Guattari il monologo "Anna Cappelli", il progetto "Tiresias", ma anche "Kiva" di Masque Teatro, un incontro con i filosofi e uno spettacolo di danza

Slitta al 2021 la nuova stagione teatrale “Corpo: Pathos” del Téatro Felix Guattari di Forlì che ha come titolo: “La cura di se come pratica della libertà”. A cura di Masque Teatro la rassegna si sviluppa negli spazi dell’Ex Filanda Maiani, nel quartiere di Schiavonia in via Orto del Fuoco, sede storica della compagnia e ora divenuto teatro cittadino. La direzione artistica ha rimandato i primi due spettacoli previsti nel 2020 a causa della chiusura dei teatri decisa dal Governo, rinviandoli alla primavera 2021: lo spettacolo teatrale Chroma Keys della compagnia Motus e lo spettacolo di danza Markhor di Cristina Kristal Rizzo/Enrico Malatesta.

Il programma

Domenica 21 marzo 2021 Carlo Massari e Chiara Taviani portano sul palcoscenico del Teatro Guattari "Anna Cappelli". Il celebre monologo di Annibale Ruccello, già portato in scena da famose attrici del calibro di Anna Marchesini e Maria Paiato, acquista forza col passare degli anni. Massari ha deciso, supportato nella scrittura fisica da Chiara Taviani, di affrontare la sfida di interpretare per la prima volta en travesti questo poliedrico personaggio, aggiungendo al carattere e alle parole del drammaturgo, una profonda ricerca del movimento, per creare una figura che accolga in sé molti lati oscuri. Anna, semplice segretaria dell’ufficio catasto di Latina, nubile, una donna come tante, forse. Il desiderio più grande è possedere: una stanza tutta sua, una casa tutta sua, un amore tutto suo. Se le chiedessero di scegliere tra essere e avere, non avrebbe dubbi. È il possesso a rendere riconoscibile una persona, polverizzando frustrazioni e amarezze. Le ossessioni però comportano un prezzo alto che chiede di essere pagato fino in fondo. L’oppressione di un’esistenza piccolo-borghese, il rancore che si annida nel quotidiano quando non si può essere davvero se stessi, lo status sociale che conta più dell’essenza, sono tensioni che animano questa donna in cui le parole nascondono sempre altro: l’ansia bruciante di identificarsi con ciò che ha, fino all’autodistruzione. Diventa allora naturale che sia un attore a interpretarla. La malattia chiamata avidità avvelena la natura umana in tutti i suoi aspetti e chiunque può cadere nella trappola di essere posseduto, nella più completa alienazione, da quelle che sono solo cose e prendono il posto dell’anima.

Domenica 18 aprile 2021 è la volta del progetto "Tiresias" della formazione romana Bluemotion. Tiresia è il veggente che sa, che conosce ciò che si dovrebbe fare. Fa paura ascoltarlo, il suo corpo conturba, è al di fuori dell’ordine naturale, è un corpo che vive più sessualità, più età in una vita. Quando i suoi occhi smettono di vedere iniziano a leggere il futuro. Tiresia è un’entità che nell’Ade custodisce le risposte, è tramite tra l’umano e il divino. È fuori dalla retorica del potere, è continuamente una frattura nella narrazione, e con le sue vizze mammelle - per dirla con Eliot - vive in mezzo alle piccole cose, non è gerarchico nel sapere e nell’esperire. Kate Tempest lo/a osserva vagare: ragazzino timido, giovane donna che scopre amore e chiaroveggenza, anziano solitario e molto altro. Accanto divinità antiche si mischiano con noi stanchi alla fermata dell’autobus, un piccolo parco di periferia diventa bosco sacro e il mito denuncia intima. Tante vite in una vita, tante e tanti noi in continua metamorfosi per rimanere ciò che scopriamo di essere. Tiresia è via d’uscita alla natura, le sue tante e sfrontate vite sfidano l’ordine naturale, sorpassano le regole sessuali e la gerarchia del tempo: Tiresia è simultaneità. Tra vecchi dischi e nuove impressioni, un corpo solo, quello di Gabriele, all’ora viola, sospesa tra giorno e notte, segue orme poetiche e sonore, per le strade di un mondo che morendo rinasce.  

Si prosegue il 23 maggio 2021 con la produzione "Kiva" della compagnia Masque Teatro. Kiva è una indagine sul movimento realizzata dal regista Lorenzo Bazzocchi e la performer Eleonora Sedioli. L’azione viene scomposta nella somma di eventi singolari all’interno della medesima sequenza ritmica. La parcellizzazione dell’azione in cluster isolati permette, a chi osserva, di cogliere gli istanti iniziale e finale delle micro-azioni producendo una sorta di diffrazione dei corpuscoli di movimento elementari. Ciò rinnova, da step a step, la sensazione, in chi vede, di partenza e di arrivo, di slancio e di acquietamento, di nascita e morte. Il continuo rinnovarsi di aperture e chiusure secondo lo schema noto «inizio, svolgimento, fine» produce un accrescimento della sfera energetica che seppur inizialmente imposto alla figura diviene necessario alla stessa per poter sopravvivere allo spettro della ripetizione. La suddivisione successiva in microazioni contribuisce inoltre alla presa di consapevolezza del performer che si traduce, in chi vede, in una sensazione di volontà di potenza e affermazione. A guidare la ritmica dell’azione nel suo complesso è il concetto freudiano di “rimozione” e “ritorno del rimosso” nell’accezione warburghiana di sopravvivenza. Il concetto diviene motore del fare performativo portando con sé, nel momento in cui si lascia il vuoto per abbracciare una nuova creazione, elementi consci ed inconsci, sopravvenienze e dimenticanze, certezze anticipate e abbandoni.

Nelle serate del 21 marzo, 18 aprile e 23 maggio 2021 è previsto un incontro con i filosofi Sara Baranzoni e Paolo Vignola dal titolo "Fuorilogos". Di volta in volta, la prospettiva di un filosofo o filosofa viene messa in dialogo, aperta e problematizzata, assieme al(la) protagonista dello spettacolo. Concetti, testi, punti di vista, abitudini, contesti e problemi attuali verranno messi in gioco per far fuggire il pensiero al di fuori dei recinti accademici e specialistici: verso un fuorilogos, o un fuori luogo del concetto. Come si apre un filosofo? Come si apre un concetto? Come si porta fuori luogo il logos? Cosa c’è nell’intermezzo tra le parole e i concetti? Queste e altre domande ispireranno i trialoghi serali di Fuorilogos (con Sara Baranzoni, Paolo Vignola e l’ospite della serata).

Due date da definire

"Chroma Keys" (rimandato a data da definire) della compagnia riminese Motus nata nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, è un’incursione dentro al cinema, nella meraviglia della finzione e dei suoi vecchi “trucchi” stereoscopici. Già da tempo la compagnia si è interessata alla pos­sibilità della comparsa e sparizione repentina di un corpo “alieno” nella scena di un film – alla base degli artifici di tanto cinema delle origini - ma con Chroma Keys si arriva a un sabotaggio sfrontato del frame. In Chroma viene utilizzato il Green Screen, il semplice fondale fotografico verde/infinito, per accelerare il potere liberatorio e visionario che questa antica tecnica cinematografica presuppone, svelando il meccanismo in maniera performantica e ironica. Silvia Calde­roni precipita in un viaggio-trip allucinato dal clima apocalittico, immerso in quella luce da disastro imminente che tanto ricorre nella filmografia di Bela Tarr. Un movimento immobile che potrebbe continuare all’infinito, attraversando “citazioni” di film che in qual­che modo rimandano/trattano/riflettono la sparizione, il senso dell’andare o dell’andar­sene, dell’abbandono, ma anche della scoperta. 

Da definire anche la data dello spettacolo di danza "Markhor". Mette in campo un incontro tra forme autonome di espressione, la danza di Cristina Kristal Rizzo, performer attiva sulla scena della danza contemporanea italiana a partire dai primi anni 90 e la materia sonora di Enrico Malatesta percussionista e ricercatore indipendente attivo in ambiti sperimentali. Frutto di due momenti di studio in cui l’elemento dell’improvvisazione per i performers è stato il campo di studio e di adesione all’autonomia del gesto, la piece si genera su alcuni elementi cardine, quali la produzione e diffusione di suono attraverso micro oggetti, automata, percussioni, dispositivi di riproduzione audio portatili, che dispongono lo spazio come ascolto di una visione e l’utilizzo del corpo come potenza agente del ritmo in divenire. Lo spazio dell’ascolto è dunque materia e forma auto generante per una visione in cui i sensi si predispongono al micro e al macro, al gioco del movimento dei corpi e degli oggetti coinvolti, ad un libero seguire di un’onda sonora, in una generazione dal vivo di sguardo e ascolto come grammatica dello stare nell’evento reciproco.

Biglietti

Biglietto intera serata: €10
Ridotto studenti e over 65: €4
Biglietto chilometrico (per spettatori provenienti da località oltre i 40 Km): €6 

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