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Giovedì, 25 Aprile 2024
Meteo

Il 2023 manifesto degli estremi meteorologici. "L'alluvione? C'era chi inveiva contro l’allerta rossa, poi abbiamo visto il disastro"

L'INTERVISTA - Con Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti), riviviamo insieme il 2023, un anno caratterizzato da tanti fenomeni estremi, con due alluvioni in Romagna in due settimane.

Con Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti), riviviamo insieme l'andamento climatico del 2023, un anno caratterizzato da tanti fenomeni estremi, con due alluvioni in Romagna in due settimane. E che sarà ricordato come quello più caldo dell'ultimo secolo: "Il 2023 è stato caratterizzato, in Romagna, da una eccezionale anomalia di temperatura media di +2,1°C, che significa l’anno più caldo dal 1950, ma potremmo tranquillamente andare ben più a ritroso nel tempo, e che supera di ben mezzo grado il record precedente appena risalente al 2022 (+1,6°C). Ultimo anno leggermente freddo su quello del 2010, pertanto abbiamo concluso il tredicesimo anno consecutivo caldo o molto caldo. Se ad ogni anno che passa aggiungiamo mezzo grado alle anomalie termiche annue c’è davvero poco da stare allegri. Si confida nel fatto che la variabilità naturale (o “interna”) ci abbia messo lo zampino, sperando in un 2024 almeno più clemente".

Quante sono state le ondate di calore?
"Se ci limitiamo alla stagione estiva ne abbiamo avute 4, di cui una molto lunga e severa tra il 15 e il 27 agosto, con temperature massime che a più riprese hanno sfiorato i 40°C, in particolare tra i giorni 23 e 26 agosto. Tuttavia, fasi di caldo estremo se rapportato al periodo stagionale, si sono avute tra il 26 settembre e il 15 ottobre, con tutti i record di temperatura massima assoluta di ottobre battuti il giorno 9 (fino a 34°C anche sulle prime colline, e sarebbero valori elevati anche in piena estate), e tra il 22 e il 24 dicembre, quando di nuovo sono caduti molti record di temperatura massima assoluta, in genere stabiliti il giorno 23 con picchi superiori a 20°C".

Specificatamente per il Forlivese, qual è il primato di temperatura registrato?
"Nella città di Forlì il picco massimo del 2023 è stato toccato il 25 agosto con un valore di 38,2°C (stazione urbana Arpae). La stazione dell'Aeronautica Militare, sempre di Forlì, ha registrato una punta massima di 39,0°C sempre il 25 agosto. Di assoluto rilievo sono stati i valori massimi registrati il 9 ottobre, con 31,5°C a Forlì urbana, e 33,0°C a Forlì Aeroporto (stazione Aeronautica Militare), che in entrambi i casi corrispondono al nuovo record di temperatura massima di ottobre. I valori minimi assoluti del 2023 sono stati rilevati il giorno 10 febbraio, con una temperatura minima di -2,7°C a Forlì urbana, e di -6,0°C a Forlì Aeroporto".

E' cresciuto anche il numero di 'notti tropicali', cioè quelle con temperature minime sopra i 20 gradi?
"Il numero è stato assai elevato, con ben 51 notti tropicali nei centri urbani (Forlì), un valore tuttavia inferiore a quello del 2022 quando se ne contarono addirittura 56. Ma in parte è dipeso dal fatto che lo scorso anno si ebbe un maggior numero di nottate nuvolose e quindi con calo termico notturno per irraggiamento meno efficace. In ogni caso, il numero medio di notti tropicali nelle aree urbane è sensibilmente aumentato nel trentennio 1991-2020, con un incremento di circa il 20% rispetto al trentennio precedente".

L'ultimo eccesso è stato percepito di recente, con un Natale dal sapore primaverile…
"Si è trattato di un periodo del tutto primaverile con valori di temperatura massima di ben 20,1°C a Forlì urbana, e di 21,0°C a Forlì Aeroporto il giorno 9. Anche se non sono stati battuti i record del 17 dicembre 1989 (22-23°C), sono comunque valori che sarebbero normali tra la terza decade di aprile e la prima decade di maggio, quindi del tutto primaverili".

Veniamo ad un'altra nota dolente, l'alluvione. Da tecnico meteorologo quando ha cominciato ad intuire che si andava incontro ad un disastro?
"Dopo il primo episodio dell’1-3 maggio i terreni erano completamente saturi e già in Appennino si erano avuti importanti eventi franosi. L’arrivo nei giorni 16-17 di un’onda depressionaria molto simile a quella di inizio mese, anzi ancora più intensa, si è palesato con elevata probabilità già intorno al giorno 12, con un’evoluzione confermata anche nei giorni 13 e 14 maggio. A quel punto il verificarsi del disastro era praticamente certo, anche se di fatto gli effetti sono stati ancora peggiori di quanto si potesse immaginare anche nello scenario più fosco".

Un autentico tsunami di acqua e fango innescato dallo straripamento dei fiumi. Era stata diramata un'allerta 'rossa', ma forse non si era capito il potenziale pericolo che si andava incontro. E' da rivedere il sistema di comunicazione delle allerte meteo secondo lei?
"La previsione, in termini di precipitazioni cumulate, è stata ottima per entrambi gli eventi, quindi sotto il profilo meteorologico nulla è andato storto. La Protezione Civile ha emesso correttamente allerte rosse già a partire dal giorno 14 (in ottica 16 maggio) con frequenti aggiornamenti fino a ben oltre il 20 maggio, e con le allerte rosse non si scherza. Dobbiamo però, come cittadini, informarci sempre presso le fonti autorevoli e autorizzate, quindi cestiniamo fin da subito i siti e i portali acchiappa-click (ormai si conoscono) che forniscono informazioni scientificamente corrotte a scopo di lucro, e concentriamoci sulla percezione del rischio. Molti, già nella mattinata del 16 maggio, inveivano contro l’allerta rossa e la chiusura delle scuole: “pioviggina appena”; “allerta rosa per quattro gocce” recitavano i social. Poi nel pomeriggio-sera il disastro causato, è bene sottolinearlo, non dalle piogge cadute in pianura, ma sui rilievi. Forse in troppi hanno ritenuto che “certi eventi” nella nostra regione non si potessero verificare e che vivessimo in un’isola felice. Ma non è così, nessuno può sentirsi al sicuro, specie nella fase climatica attuale. Chiaramente si dovrà fare in modo che le informazioni di allerta arrivino a tutti e nel più breve tempo possibile, magari appoggiandosi a canali di comunicazione fino ad ora poco sfruttati, ma molto efficaci. Inoltre, alcuni comuni di altre regioni, stanno sperimentando con buon successo le figure di “geologo” e “meteorologo” “comunale”, ovvero profili professionali che, integrando le indispensabili informazioni provenienti dalla Protezione Civile con le proprie abilità specifiche nel rispettivo settore, possono offrire un ottimo contributo alla gestione e pianificazione delle situazioni a rischio, specialmente in ambito locale, per poterle affrontare al meglio aiutando le amministrazioni locali e informando direttamente la cittadinanza".

Analizziamo quel drammatico periodo: quanta pioggia è caduta nel Forlivese dal primo maggio in poi?
"A Forlì città, dati Arpae, sono caduti 270 millimetri contro una media (1981-2010) di circa 50 millimetri, ovvero più di 5 volte il valore normale, ma se ci trasferiamo sui primi rilievi si è arrivati, nel solo mese di maggio, a 609,8 millimetri (Trebbio) e 597 millimetri (Modigliana, stazioni Arpae), che corrispondono a 8-9 volte il valore climatologico e oltre la metà del normale accumulo medio annuo. Dunque, in particolare sui rilievi, siamo di fronte ad accumuli di pioggia estremi, nella maggior parte caduti in meno di 70 ore. I tempi di ritorno delle precipitazioni cumulate nelle 36 ore, relativamente alle stazioni di collina e per l’evento del 16-17 maggio, sfiorano i 500 anni, quindi si tratta di una situazione straordinaria".

Escludendo il mese di maggio, che annata è stata dal punto di vista pluviometrico?
"L’anno 2023 ha visto una piovosità sostanzialmente nella norma (a Forlì città sono caduti 728,6 millimetri contro una norma climatologica di 738,4 millimetri), ma con una pessima distribuzione delle piogge, le quali si sono concentrate in un solo mese, mentre da giugno a dicembre abbiamo avuto 7 mesi consecutivi con piogge scarse o molto scarse. In pratica, ad un breve periodo con piogge estreme è seguito un periodo siccitoso, condizionato anche dalle alte temperature medie giornaliere che hanno sensibilmente incrementato l’evapotraspirazione".

Tra i fenomeni estremi ci sono state anche gelate tardive, grandinate e la tempesta di Garbino del 25 luglio..
"Il 2023 è da considerarsi come un “manifesto” degli estremi meteorologici. Oltre alle onde di calore e alle precipitazioni estreme, si sono manifestate pesanti gelate tardive in aprile (per il terzo anno consecutivo), forti grandinate, in particolare in luglio, e la burrasca di garbino del 25 con raffiche di vento sopra i 100 chilometri orari in vaste zone della Romagna. E non dimentichiamo il terribile tornado a multi vortice di categoria IF3 (su un massimo di IF5), che il 22 luglio ha seriamente devastato il ravennate settentrionale tra le località di Voltana, Alfonsine e Savarna. Con un diametro stimato di 1,3 chilometri è uno dei tornado più grossi mai registrati in Italia, mentre per violenza è nei primi 10 della storia meteorologica nazionale dal 1900".

La neve in pianura è comparsa solamente, e a tratti, il 20 gennaio, mentre sull'entroterra ci sono stati anche episodi di precipitazioni intense.…
"Ormai la neve in pianura sta diventando una rarità, e anche il 2023 conferma il trend ampiamente negativo, non tanto in termini di accumuli medi annui, quanto in frequenza. Solo un debole episodio il 20 gennaio, peraltro con accumuli assai modesti. Una città come Forlì aveva una nevosità media annua di circa 38 centimetri all’inizio del ‘900, ma la media è scesa sensibilmente fino a quasi dimezzarsi nel nuovo millennio. Per fare un esempio, Forlì è passata da 27,6 centimetri di accumulo medio annuo nel trentennio 1961-1990, a 20,3 centimetri nel trentennio 1991-2020 (-26,5%) e questo nonostante il “nevone” del febbraio 2012 che con 160 centimetri di accumulo ha certamente limitato il trend alla discesa".

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