Giovedì, 28 Ottobre 2021
Attualità Modigliana

"Gente, vigne, storie", un docufilm che racconta il territorio di Modigliana

"Abbiamo rivoluzionato la narrazione del vino romagnolo con un’idea semplice, prima il territorio" afferma l'ideatore del progetto Giorgio Melandri

È su quelle rocce grigie che emergono ovunque e che firmano i suoli poveri e sciolti di Modigliana, che si sono accesi i riflettori del docufilm “Camminare Modigliana. Gente, vigne, storie” che si pone l'obiettivo di portare questo territorio d’Appennino in giro per il mondo. “Abbiamo rivoluzionato la narrazione del vino romagnolo con un’idea semplice: prima il territorio. I produttori hanno fatto un passo indietro - afferma Giorgio Melandri che ha ideato il progetto e firmato i testi che accompagnano le immagini. - In generale il racconto del vino della Romagna ha sempre messo in evidenza i marchi insistendo sui valori aziendali che li guidavano e spesso sul metodo di produzione. Noi abbiamo invece messo in primo piano le caratteristiche uniche del territorio di Modigliana e lo stile elegantissimo dei vini. I marchi aziendali sono solo degli interpreti e sono tanto più affidabili quanto più sono rispettosi di quel ritratto di vino che qui è condiviso da tutti: finezza, freschezza, profumi speziati e originali, tannini eleganti, longevità. Su tutto questo abbiamo fatto un docufilm”.

Il docufilm della durata di quasi 1 ora, firmato da Andrea Bosi, vede il coinvolgimento di un prestigioso gruppo di narratori: Paolo Trimani, dell’enoteca Trimani di Roma, attiva nella capitale addirittura dal 1821; Alessandro Liverani, laurea in Scienze forestali, erede di una delle più antiche famiglie di Modigliana e grande conoscitore del territorio; Francesco Bordini, figlio d’arte, agronomo e produttore; Giorgio Melandri, narratore, divulgatore, esperto di vino riconosciuto a livello nazionale e produttore a Modigliana; Gian Matteo Baldi, manager di grande esperienza nel settore vino e fondatore della storica, e ormai mitica, azienda modiglianese Castelluccio; Antonio Gramentieri, modiglianese, musicista e chitarrista che ha scritto le musiche originali per il docufilm. Il docufilm è visibile sul canale YouTube dell’associazione e sulle sue pagine Instagram e Facebook.

“Il concetto di terroir, parola francese che non ha traduzione in nessuna lingua del mondo, parte dall’idea di comunità, una comunità che condivide un sapere, la tradizione, e che è capace di rinnovarla e reinterpretarla.”, dice Paolo Trimani che aggiunge, “A Modigliana ci sono degli elementi ambientali unici e originali, ma soprattutto c’è un gruppo di produttori che è difficile trovare in Italia. Sono loro il motore di questo successo e sono orgoglioso di avere partecipato all’evento di Stella sin dal primo anno”.

“La moderna Romagna del vino nasce lì, con quei Ronchi che stupirono l’Italia all’inizio degli anni ’80. Lì c’era l’ambizione, il rango di territorio e una cultura che rompeva con l’idea generale di quegli anni. Si parlava di cru con un linguaggio nuovo e ci si confrontava a livelli assoluti -. Le parole di Francesco Bordini sono un racconto di quello che Castelluccio ha rappresentato per tutti. - Modigliana è un luogo di incredibili coincidenze, qui si sono incrociate le storie del vino più importanti di Romagna.”, a parlare è Luca Monduzzi de Il Teatro, “Noi siamo impegnati a valorizzarne il racconto con l’obiettivo di fare di questo luogo una delle tappe imprescindibili del grande vino italiano.”.

“Ho cercato di dare un suono a questi luoghi, ai boschi e alle montagne dove sono nato -, spiega il musicista Antonio Gramentieri autore delle musiche del docufilm. - È un pensiero che mi accompagna da anni, c’è un carattere qui che ho cercato di rappresentare con i suoni, con il ritmo, con la scansione di pieni e vuoti. Un lavoro che mi ha emozionato perché regala al docufilm una colonna sonora che rappresenta questo Appennino e lo porta a una coerenza complessiva assoluta. L’ho fatto con il mio linguaggio, così come i produttori lo fanno con il vino”.

Questo piccolo gruppo guarda lontano e i riconoscimenti che sono arrivati dalla critica straniera hanno aperto nel mondo per questi sangiovese “d’Appennino” uno scenario inimmaginabile. Il docufilm sarà un documento importante per testimoniare un passaggio storico cruciale, l’idea di un territorio ambizioso, che ha consapevolezza di sé e lavora sul tema dell’identità con grande libertà e originalità. Siamo solo all’inizio, ma questa è già una grande storia.

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