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Foto di repertorio

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Allarme di Asaps: i controlli antidroga sulle nostre strade sono pochissimi

I controlli antidroga sulle strade italiane sono pochissimi, solo alcune migliaia. L'ASAPS vuole rappresentare che i reati commessi alla guida non vengono sostanzialmente sanzionati

Dopo il tragico incidente del GRA di Roma con due giovani vittime e un conducente sotto l’effetto di stupefacenti, l’ASAPS vuole rappresentare che i reati commessi alla guida non vengono sostanzialmente sanzionati, sia perché gli sconti di pena, le attenuanti, le prescrizioni rendono le pene inique, sia perché registriamo una fortissima “insensibilità” sulla violenza stradale, quando questa non sia connotata di una pluri-mortalità o da dinamiche capaci di fare sensazione.

“Ciò si riverbera pesantemente sulla legislazione e sulla capacità che lo Stato dimostra nel prevenire, e sottolineiamo il termine,  il verificarsi di eventi infortunistici di questo tipo. È infatti noto che non esiste la possibilità pratica di accertare su strada lo stato di ebbrezza da stupefacenti e questo per una serie di motivi più filosofici che reali: l’operatore non può procedere alla contestazione dell’ebbrezza solo sulla base dell’analisi comportamentale né è sufficiente uno dei pur efficaci test preliminari salivari (che nella Polizia Stradale e le altre forze di polizia – purtroppo – solo pochissimi operatori hanno visto) ai quali deve comunque seguire un prelievo di campioni di liquidi biologici. - ricorda il presidente Giordano Biserni - Questo particolare non è di poco conto e comporta due sostanziali effetti: da una parte, al terrore dell’etilometro non fa la giusta eco un terrore del narcotest, per cui un tossicodipendente che riesca a ben mascherare la propria dipendenza da sostanze psicoattive può facilmente eludere ogni controllo, e dall’altra l’operatore di polizia stradale che decidesse di concentrare il proprio lavoro sul narco-controllo dovrebbe necessariamente ricorrere al SSN, sottraendo per ore l’unità della quale fa parte alla propria opera di vigilanza, col rischio di scontentare il proprio comando e di non combinare sostanzialmente nulla, qualora l’esito del controllo sia negativo”.

“Dal canto loro, i comandi di polizia devono garantire una sufficiente presenza di pattuglie su strada ed è proprio per questo motivo che una pattuglia presso un presidio sanitario è considerata una pattuglia persa. La farraginosità della procedura di accertamento e la lunghezza dei tempi necessari all’esecuzione sono tali che nell’immaginario collettivo corrente, decidere di intraprendere un’operazione di questo tipo – in assenza magari di un servizio specifico o di un incidente stradale grave – è considerata una deliberata perdita di tempo”, continua Biserni.

I controlli antidroga sulle strade italiane sono pochissimi, solo  alcune migliaia.  Polizia Stradale e Carabinieri nel 2012 hanno contestato 2.962 violazioni a conducenti risultati positivi. Appena 303 le vetture sottoposte a confisca a conducenti sotto effetto di droghe. Vanno poi aggiunte le sanzioni contestate dalle Polizie Locali di cui non si conoscono gli esatti dati.

“Mentre siamo riusciti a creare lo spauracchio antialcol con l’etilometro (Polizia e Carabinieri hanno superato quota 1.700.000 controlli con soli 33.568 positivi, più quelli delle Polizie Locali), non altrettanto siamo riusciti a fare con gli stupefacenti. Non esiste un “drogometro” immediatamente  efficace, o meglio immediatamente probante e capace di eliminare dalla strada il conducente positivo al test”.  L’ASAPS ha avanzato  al Dipartimento delle Politiche Antidroga una propria articolata proposta così riassumibile: una volta “accertata” l’assunzione di sostanze stupefacenti da parte dei conducenti con appositi e validati narco test, qualora non sia oggettivamente possibile procedere alla contestazione, il personale accertante dovrebbe procedere alla contestazione ex art. 75 DPR 309/90 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze Psicotrope), con le dovute armonizzazioni, o modificando l’articolo 187 CdS. “Il passo successivo dovrebbe essere quello di procedere alla revisione dei requisiti psicofisici per il mantenimento della patente di guida, costringendo il conducente del quale è stata accertata la positività a dover dimostrare di non essere un abituale assuntore. Diversamente i controlli veri si faranno quasi sempre dopo la tragedia. Infine una domanda alla politica, ma  la proposta sull’Omicidio stradale e per l’ergastolo della patente per la quale l’associazione Lorenzo Guarnieri con l’ASAPS e l’associazione Gabriele Borgogni  ha raccolto e consegnato in Parlamento nel novembre 2012  oltre 50.000 firme, oggi diventate quasi 72.000, che fine ha fatto?”, conclude Biserni.

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