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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Incidenti stradali

'Guard rail assassini'. Restano quelli perchè non ci sono i soldi

Il primo chiarimento arriva da Giordano Biserni, presidente di Asaps: "I normali guard rail sono a norma di legge, la normativa non fa obbligo di modificarli e per questo non sono previsti finanziamenti dallo Stato"

“Auto contro guard rail”, “Motociclista decapitato dal guard rail”. Basta fare una ricerca su internet, scorrere le pagine dei quotidiani di tutta Italia per ritrovare troppo spesso queste frasi, associate alla morte di automobilisti e centauri. Il territorio forlivese ha vissuto, da un anno circa a questa parte, lo shock per la morte prima dei due coniugi Franco Ghiddi, 50 anni, e Monica Laghi, 47 anni a Cusercoli, il 29 agosto del 2010,  poi del 31enne bolognese Michele Morelli, lungo la rampa d’accesso alla Tangenziale da via Placucci, ghigliottinato dal guard rail.

Ultima tragedia quella che ha colpito Matteo Giglio, forlivese di 24 anni, anche lui ghigliottinato dopo l’impatto con il guard rail, lungo l'autostrada A13 Bologna-Padova, all'altezza del casello di Monselice, il 12 agosto. Le forze politiche, i cittadini, chiedono a Comune e Provincia di mettere in sicurezza le strade da queste lame fatali. Il primo chiarimento arriva da Giordano Biserni, presidente di Asaps: “I normali guard rail sono a norma di legge, la normativa non fa obbligo di modificarli e per questo non sono previsti finanziamenti dallo Stato”. Quindi non c’è nulla di fuorilegge in quelli che vengono definiti “guard rail assassini”.  Anas, di cui è la competenza per gran parte della Tangenziale di Forlì, dove sono state e continuano ad essere montate le normali ‘barriere di sicurezza’,  ha testato già nel 2009 ‘ANAS H2 Bordo Laterale – SM’, dove SM sta proprio per ‘salva motociclisti’, ma ancora non si sa quando potranno essere utilizzabili ed andranno a sostituire quelle già esistenti e ad essere usate nei nuovi cantieri.

“Come Comune – spiega il vicesindaco di Forlì, Giancarlo Biserna – abbiamo fatto presente ad Anas il problema per quanto riguarda la nuova Tangenziale, sottolineando le nostre perplessità. La risposta è stata che ancora non ci sono le procedure sulla compatibilità delle nuove barriere con la normativa vigente. Intanto hanno garantito che stanno lavorando a soluzioni più sicure”. Per ora vengono montati i normali guard rail.

Per capire tecnicamente la questione Romagnaoggi ha contattato il presidente dell’Associazione Motociclisti incolumi, Marco Guidarini, che esordisce sottolineando come “in Italia le barriere di sicurezza vengano montate anche dove i dislivelli  non superano i 3 metri, cosa che all’estero non accade, creando quell’effetto ‘gabbia’ pericolosissimo anche per le auto, considerando che un impatto contro un guard rail ai 60 km all’ora equivale  ad un volo di 20 metri”. Un abuso di queste barriere dunque, anche dove un’uscita di strada, con una caduta magari anche di 2 metri, “sarebbe meno pericolosa rispetto all’impatto con un ostacolo fisso. Ricordiamo l’incidente a Kubica: in questo caso la lamiera del guard rail ha tagliato letteralmente a metà un’auto da rally”.
Ma quanto può cambiare la situazione, montando barriere di sicurezza diverse? “La provincia autonoma di Bolzano ha messo in sicurezza le strade, coprendo la parte inferiore dei guard rail, dove ci sono i paletti, la parte più pericolosa, lame taglienti, ed ha registrato una diminuzione dei morti del 55% - affrema Guidarini  - Noi conduciamo da tantissimi anni questa battaglia, in sintonia con l’Asaps”.

Il problema è sempre lo stesso, lo ha spiegato anche la Provincia di Forlì-Cesena, dove 150 km di guard rail andrebbero sostituiti per una spesa di circa 30 milioni: mancano i fondi. Ma quanto costa un guard rail ‘salva motociclisti’, rispetto a quelli normali?. “Un 15% in più – afferma Guidarini – ci sono anche aziende italiane che già li producono. In Francia, Spagna, Germania, sono già montati, ormai restiamo solo noi in Europa. All’estero usano il buon senso”.
 

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