Domenica, 16 Maggio 2021
Economia

Disoccupazione nera: il lavoro non aggancia la ripresa

I disoccupati con immediata disponibilità al lavoro nella provincia di Forlì-Cesena sono 28.680, l'8,8% in più rispetto al primo semestre del 2010. Di questi ben l'89,3% sono disoccupati che hanno perso o cessato un rapporto di lavoro

Per l'occupazione è ancora crisi piena per il territorio di Forlì-Cesena. Lo indicano i dati forniti dalla Provincia di Forlì-Cesena e riferiti al primo semestre 2011. “La produzione nel secondo trimestre è cresciuta del 5,4% rispetto al 2010, con un aumento del 10% del fatturato, secondo i dati della Camera di commercio, ma questo non ha comportato la riduzione dei disoccupati”: è la sintesi dell'assessore provinciale al Lavoro Denis Merloni.

Con questi risultati, piuttosto desolanti: i disoccupati con immediata disponibilità al lavoro nella provincia di Forlì-Cesena sono 28.680, l'8,8% in più rispetto al primo semestre del 2010. Di questi ben l'89,3% sono disoccupati che hanno perso o cessato un rapporto di lavoro. Crescono gli adulti disoccupati: il 56,1% è nella massima fascia produttiva, vale a dire i 30-49 anni. Un altro 26,7% è nella fascia oltre i 50 anni. E ancora: il 24,6% sono stranieri e il 57,9% sono donne.

Crescono anche gli iscritti alle liste di mobilità, che sono 3.740, il 14,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2010. “Ciò significa che stanno andando in esaurimento gli ammortizzatori sociali, la ripresa non si è trasferita in nuove opportunità di lavoro”, sempre Merloni. Il lavoro sembra ormai sempre più precario: il 91,4% dei nuovi contratti avviati sono a tempo determinato, con un aumento del 4,4% dei contratti atipici. “Anche questa è un'anomalia che non riusciamo a schiodare”, conclude Merloni, che attribuisce la colpa soprattutto alla normativa, che concede ampi spazi per la precarizzazione del lavoro. Ed infine, l'assessore provinciale: “Da una parte il Governo è privo di una politica industriale, dall'altra le aziende devono fare il massimo sforzo, pur nelle difficoltà, per capitalizzare e riposizionarsi in un mercato mondiale che va avanti. Siamo noi, Italia, che siamo fermi, non tutto il mondo”.

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