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Ferretti, confermata la volontà di chiudere a Forlì. I sindacati chiedono una marcia indietro

I rappresentanti nazionali di Fillea Cigil, Filca-Cisl e Feneal-Uil, hanno incontrato giovedì, come annunciato, la direzione aziendale Ferretti, che aveva convocato l'incontro urgente

Confermate le ipotesi di chiusura della Ferretti. I rappresentanti nazionali di Fillea Cigil, Filca-Cisl e  Feneal-Uil, hanno incontrato giovedì, come annunciato, la direzione aziendale Ferretti, che aveva convocato l'incontro urgente. L'azienda è partita “da una sommaria analisi sulla situazione generale di mercato, molto peggiore rispetto agli obiettivi”, spiegano i sindacati. “In considerazione del risultato negativo sul bilancio 2013, ritiene che vi sia la necessità di attuare interventi di carattere strutturale. Le principali criticità individuate dall’azienda consistono nell’attuale assetto produttivo su più cantieri, ritenuto inefficiente ed in una capacità produttiva (in particolare per la produzione in vetroresina) praticamente doppia rispetto alla produzione effettiva”.

“Sulla base di queste considerazioni – spiegano i sindacati - l’azienda ha individuato Forlì come stabilimento produttivo da chiudere, confermando tutte le notizie circolate nei giorni scorsi. Nel piano dell’azienda si procederebbe al trasferimento delle produzioni di Forlì negli altri stabilimenti del gruppo ed al conseguente trasferimento dei lavoratori nei siti di La Spezia (circa 70) e Cattolica-Mondolfo (circa 80) oltre a determinare circa 50 esuberi di personale nel Gruppo. Secondo l’azienda il piano consentirebbe una riduzione dei costi industriali pari a 5 milioni di euro a regime”.

Fillea, Filca e Feneal hanno articolato la propria posizione: “Se l’azienda ritiene di dover rivedere il piano industriale presentato a dicembre 2012 è necessario verificare cosa di quel piano è stato attuato, cosa è rimasto sulla carta e quali correzioni si pensa di apportare. Di sicuro non dimentichiamo che i sacrifici richiesti ai lavoratori, già insiti in quel piano, sono tutti stati affrontati ed hanno portato ad accordi (chiusura di alcuni cantieri, utilizzo della cassa integrazione straordinaria, mobilità); - sottolineano i rappresentanti sindacali - Già oggi abbiamo a disposizione strumenti che consentono di gestire senza adottare soluzioni traumatiche l’attuale difficoltà; abbiamo ancora a disposizione la cassa integrazione straordinaria, disponibile per tutto il gruppo che aiuterebbe ad affrontare l’attuale crisi se utilizzata bene; abbiamo a disposizione una procedura di mobilità volontaria non ancora esaurita ed anzi nell’ambito del gruppo ci sarebbe disponibilità all’esodo volontario che non sono state prese in considerazione dall’azienda. Possono inoltre essere presi in considerazione altri ammortizzatori sociali che consentano un efficientamento dell’assetto produttivo”.

“I numeri presentati dall’azienda non ci convincono perché i presunti 5 milioni di euro di risparmi si otterrebbero solo a regime e quindi tra qualche anno, mentre l’ultimo esercizio si è chiuso con un passivo di 35 milioni. Non si capisce quindi il perché di una scelta così drastica che avrebbe degli effetti sociali ed occupazionali drammatici e definitivi senza che vi siano consistenti vantaggi per l’azienda. - sostengono i sindacati - Il trasferimento dei lavoratori da Forlì agli altri stabilimenti non sarebbe una soluzione soft, perché in realtà si trasformerebbe in licenziamenti collettivi camuffati. In ogni caso abbiamo registrato che, nonostante le garanzie date da Wechai al momento dell’acquisizione del gruppo Ferretti, e delle tante rassicurazioni ricevute nel corso di tutti questi mesi dalla direzione e dall’AD, è possibile (a distanza di pochissimo tempo) rimettere in discussione praticamente tutto. A questo punto chi garantisce che non saranno trasferiti anche gli impiegati di Forlì? Chi garantisce che non si chiuderanno altri stabilimenti? Gli stessi che hanno garantito il mantenimento dei livelli occupazionali e la strategicità di tutti i siti produttivi?”

“Abbiamo pertanto chiesto all’azienda di avviare un vero confronto perché si vadano a verificare, nell’ambito di una revisione del piano industriale, quelle soluzioni alternative che noi riteniamo praticabili ed efficaci. Martedì prossimo l’azienda si è dichiarata disponibile ad entrare nel merito della discussione e, sulla base dell’approccio che registreremo, faremo tutte le valutazioni conseguenti. A conclusione dell’incontro, si terrà il coordinamento delle rappresentanze sindacali del gruppo per decidere le eventuali iniziative di lotta che non potranno che coinvolgere tutte le maestranze del gruppo. Fin da subito FILLEA FILCA e FENEAL si attiveranno presso tutti i livelli istituzionali locali e nazionali”, chiudono i sindacati.

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