"Musica e parole sotto il platano": la prima alba di settembre con un suggestivo concerto a Carpinello

E' uno dei simboli di Forlì. Che saluta gli automobilisti in transito lungo l'A14 o la Cervese, subito dopo l’abitato di Carpinello. Si erge solitario in mezzo ai campi coltivati, ma riceve tanto affetto. E' il platano orientale di Carpinello. La prima domenica di settembre il Comitato di Quartiere di Caprinello, Villa Rotta e Castellaccio lo celebrerà con un concerto all'alba (ore 6.30) dal titolo "Musica e parole sotto il platano". Marta Celli incanterà con la sua arpa, mentre Tamer Favali leggerà poesia a tema, accompagnato dalla chitarra acustica di Moreno Lombardi. Al termine ricca colazione con bomboloni e succhi di frutta. Sono ammesse stuoie e cuscini. L'appuntamento (in collaborazione con la Soul Brothers Company) è patrocinato dall'Assessorato rapporti con i Quartieri del Comune di Forlì.

Il platano orientale (Platanus orientalis), che tutti notano percorrendo la Cervese in quanto si erge solitario in mezzo ai campi coltivati, è di dimensioni eccezionali con una circonferenza di 720 centimetri e un'altezza di 31 metri. La chioma si espande su una superficie di diverse decina di metri quadrati e l'età, secondo alcuni esperti, è di circa 250 anni. L'albero faceva parte del parco di Villa Maddalena, uno dei possedimenti della contessa Maddalena Matteucci, moglie del conte Giovanni Guarini, famiglia che ebbe modo di ospitare a Carpinello, fra gli altri, il poeta Giosuè Carducci (1835-1907), il quale già allora rimase affascinanato per le dimensioni della pianta. All'inizio del secolo scorso il podere fu acquistato dalla famiglia Orsi Mangelli, in quel periodo una delle più ricche della città di Forlì, nonché disposta ad effettuare investimenti per migliorare il reddito delle tante proprietà agricole di cui disponeva.

Durante la seconda guerra mondiale le piante del parco furono abbattute per ricavare del legname: il platano fu risparmiato, considerata la sua dimensione già allora notevole. Rimase, così, l’unico superstite del parco di un tempo, mentre tutt’intorno il terreno fu destinato a uso agricolo. Nel dopoguerra, durante un temporale, un fulmine si abbatté sull’albero, spezzandogli la cima, ma la possente e vigorosa pianta è riuscita a cicatrizzare la ferita. Attualmente il terreno dove sorge il platano è di proprietà privata, mentre da oltre vent'anni è il Comune di Forlì che ha la responsabilità della manutenzione essendo del platano, essendo stato dichiarato albero monumentale per il valore paesaggistico, naturalistico, storico e culturale.

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