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"Non paghino i cittadini per lo smaltimento dei rifiuti delle aziende"

L’ultima riunione dei soci di ALEA dimostra come in Italia i furbi vincano sempre. Diverse associazioni delle categorie produttive sono coese nel difendere gli interessi di “bottega”. Chi dovrebbe salvaguardare i cittadini? Dove sono finiti i sindacati e le associazioni dei consumatori? Ecco alcune bizzarre interpretazioni della solidarietà, intendiamoci, di per sé un valore positivo, attraverso i suddetti esempi. Chi possiede il villone con ampio giardino e spesso, a causa di una pessima gestione del verde, produce elevate quantità di sfalci e potature, pagherà pochissimo per il loro smaltimento. Poiché i costi del servizio qualcuno li dovrà pur coprire, si giunge al paradosso per cui pagheranno in sua vece, il pensionato sociale che vive in un condominio di periferia o il disoccupato che abita in un monolocale privo pure di terrazzo. Ma c’è dell’altro. Fino a pochi anni fa, alcune aziende pagavano poche migliaia di euro per servizi che alla collettività costavano decine di migliaia di euro. Con Alea il 53% dei costi è ancora a carico delle utenze domestiche, contro il 47% delle aziende. Peccato che il 66% del secco - ciò che deve andare necessariamente all’inceneritore - sia proprio delle attività produttive. La solidarietà malata di cui sopra, vuole continuare a far sconti a chi non ne ha bisogno. Magari tornando a far pagare ai cittadini il 60% dei costi come succedeva alcuni anni fa. Così con i soldi risparmiati l’imprenditore si compra pure un nuovo macchinone, alla faccia del popolo bue che vota per chi fa l’interesse dei pochi. Ancora, questione pannolini e pannoloni.

È comprensibile aiutare le famiglie con disabili, sgravare le strutture residenziali no. Queste sono aziende, che spesso fanno anche utili, con convenzioni da migliaia di euro pagate in gran parte dal pubblico. Anche a questi dobbiamo fare beneficienza? Il costo del servizio relativo ai rifiuti è diminuito complessivamente del 9%. La stragrande maggioranza dei cittadini risparmia, anche se spesso finge di non saperlo. A causa della protesta pelosa di quattro urlatori rischiamo di vedere aumentare le nostre bollette e pagare i rifiuti dei soliti furbi. È opportuno ricordare che con la seconda fattura è stata definita la tariffa per il 2019. Non ci saranno altri pagamenti. Consigliamo a tutti di confrontare i costi 2019 con i dati dello scorso anno per fare paragoni corretti. A gennaio ci sarà il conguaglio rispetto al secco. Chi avrà rispettato il numero degli svuotamenti familiari, avrà un’ulteriore diminuzione dei costi. Per cui, invece di utilizzare Alea come sfogatoio per i propri problemi, cerchiamo di migliorare l’ambiente in cui viviamo, risparmiando soldi e magari far valere i nostri diritti nei confronti di quelle minoranze che pretendono di farci pagare per le loro cattive abitudini. Dove andremo a finire se non reagiamo? Qualcuno inizierà a chiedere il ritiro presso gli ecocentri o addirittura a domicilio di fazzoletti mucosi, condom, pannolini per cani incontinenti e salviette per pulire ogni tipo di peccato. In Emilia Romagna sono tutti bravi a parlare di economia circolare, ambiente e sostenibilità, ma per la ricerca del più populistico dei consensi, troppi sindaci, in modo bipartisan, vogliono esonerare intere categorie dall’impegno della raccolta differenziata e della riduzione dei rifiuti. Senza la leva economica, il mondo imprenditoriale non si sforzerà certo di migliorare l’efficienza specifica con evidente danno della collettività e del territorio.

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