Le cooperative dopo il Covid-19: svolta digitale per una impresa su quattro

"Il problema di crescita è antico, rischiamo di perdere la locomotiva d’Europa e avere di fronte un autunno molto caldo", ha detto l’economista di Prometeia, Stefania Tomasini

Durante il lockdown un'impresa associata a Legacoop Romagna su tre ha attivato investimenti per riqualificare l’offerta, una su quattro ha impresso una svolta alla digitalizzazione dei processi produttivi. Ma sempre un terzo delle imprese attende ricavi in calo del 25% nel 2020 e i cali occupazionali nel primo semestre arrivano al 20% per il settore culturale, il più colpito dalla crisi Covid-19. In generale a causa delle pandemie circa 6 cooperative su 10 hanno attivato ammortizzatori sociali. Nel secondo semestre si attende un rimbalzo, anche dei numeri del lavoro, grazie soprattutto al settore dei Servizi. Questi i dati principali che sono emersi dalla ricerca sulle cooperative associate presentata da Legacoop Romagna a Forlì, nel corso del convegno “Persone, lavoro, cooperative dopo la pandemia” svolto giovedì pomeriggio al teatro "Il Piccolo". 

Le priorità per la ripartenza sono chiare: una cooperativa su tre ritiene urgente attivare un consistente piano nazionale di investimenti pubblici, una su quattro mette nel mirino la semplificazione delle procedure amministrative, mentre circa il 19% chiede di proseguire negli strumenti di rilancio a sostegno dell’impresa e di ridurre le imposte.  I lavori del convegno sono stati aperti dal vicepresidente di Legacoop Romagna ed amministratore delegato di Cia-Conad, Luca Panzavolta, che ha lasciato a Simona Benedetti il compito di introdurre i dati. "Il problema di crescita è antico, rischiamo di perdere la locomotiva d’Europa e avere di fronte un autunno molto caldo", ha detto l’economista di Prometeia, Stefania Tomasini. 

Preoccupazioni a cui ha risposto l’assessore regionale alle Attività Produttive Vincenzo Colla, partendo dalla considerazione che "in due mesi sono state impiegate risorse senza precedenti per garantire la tenuta sociale, mettendo in cassa integrazione in Emilia-Romagna un milione di persone". Colla ha ricordato l’enorme progresso nelle politiche europee di solidarietà. «Il sistema socio-sanitario nella nostra Regione ha tenuto, dobbiamo tornare investire su di esso se vogliamo che continui a essere un elemento cardine della nostra capacità di crescita economica e sociale. Ora la sfida è includere tutti nel rimbalzo economico che ci aspettiamo". "In Emilia-Romagna il sistema istituzionale e corpi intermedi hanno tenuto, anche di fronte a discussioni impegnative come quella sui codici Ateco per la continuità delle imprese".

"Se vogliamo accelerare la ripresa - ha aggiunto Enrico Giovannini dell’Associazione Italiana dello Sviluppo Sostenibile - dobbiamo investire con decisione nell’economia sostenibile. Le aziende più innovative hanno già iniziativo e stanno già raccogliendo i frutti". Nella tavola rotonda con il presidente di Legacoop Emilia-Romagna, Giovanni Monti, le esperienze di tre importanti cooperative associate nelle parole del direttore di Cevico, Lauro Giovannini, dell’amministratore delegato di Deco Industrie, Francesco Canè, e della presidente della cooperativa sociale CAD, Renata Mantovani. Innovazione, internazionalizzazione e sicurezza alcune delle parole chiave in campo per il futuro, sapendo che «le persone sono sempre al centro dell’attività delle persone, anche in un momento in cui a cooperazione sta facendo uno sforzo enorme di riprogettazione dei propri servizi».

"Un pomeriggio produttivo e importante, che sarebbe piaciuto a Guglielmo Russo, alla cui memoria cui dedichiamo questa giornata - ha detto in chiusura il presidente di Legacoop Romagna, Mario Mazzotti -. Averlo realizzato dal vivo è stato importante, anche se le modalità digitali hanno sicuramente arricchito la nostra esperienza di lavoro in questi mesi. La capacità di collaborare tra cooperative sarà centrale nei prossimi mesi e la scelta dello spazio in cui abbiamo realizzato il convegno va in questa direzione". Il Teatro Il Piccolo, infatti, è di proprietà della Casa del Lavoratore di Bussecchio, che a sua volta decise di darla in gestione ad Accademia Perduta Romagna Teatri. Da questa simbiosi è nato un progetto culturale ed economico apprezzato in tutta Italia. 

"Ci servono trame come questa - ha proseguito Mazzotti - per costruire il nostro progetto di rafforzamento delle reti cooperative. Pensiamo che sia il momento di rilanciare il progetto Romagna, che abbiamo declinato non solo dal punto di vista del riordino istituzionale. C’è necessità di nuove infrastrutture come baricentro per la crescita, di un percorso di rafforzamento delle vocazioni e delle strutture esistenti, a partire dal porto di Ravenna. Il terzo titolo di lavoro su cui si muove il nostro programma è quello dei servizi alle imprese, che devono essere al centro di un processo di rinnovamento del rapporto tra le cooperative e le strutture di rappresentanza. Puntiamo a una nuova centralità delle basi sociali che porti a un aumento della partecipazione democratica come strumento di risposta in una fase così difficile e inedita".

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