"Una fiera dalle grandi opportunità": il consorzio forlivese Bestack fra i protagonisti di Macfrut Digital

"Meglio concentrarsi sul “fare cosa e perché” piuttosto che pensare solo “ora è tutto cambiato, per quanto durerà?"", evidenzia il direttore Claudio Dall'Agata

Il consorzio forlivese Bestack parteciperà alla prima edizione di Macfrut Digital, la speciale kermesse ortofrutticola in programma dall’8 al 10 settembre prossimo. "Per natura mentale e per esigenza professionale dopo aver metabolizzato un’esperienza inattesa, soprattutto negativa, si cercano le strade per superarla e mettere a valore il cambio di paradigma - esordisce il direttore Claudio Dall’Agata -. Anche per questo credo che oggi occorra lasciare spazio all’analisi critica del proprio schema di business e degli strumenti per migliorarlo, piuttosto che tornare ancora sul tema Covid-19 e sulle infinite ripercussioni che ci sta lasciando. Meglio concentrarsi sul “fare cosa e perché” piuttosto che pensare solo “ora è tutto cambiato, per quanto durerà?”.

"Chi ci conosce sa bene qual è il nostro approccio in comunicazione, lo abbiamo sempre portato avanti tentando di essere propositivi e di allargare i confini dell’audience interessabile, cercando di ampliare i target e avvicinando, anche per coerenza con la natura del nostro consorzio votato alla ricerca e all’informazione, il consumatore finale, partendo dai più piccoli - ricorda Dall'Agata -. Correva l’anno 2009, parafrasando il titolo di una fortunata trasmissione sulla storia in onda su Rai 3 e condotta da Paolo Mieli, Macfrut era ancora a Cesena, Renzo Piraccini era direttore generale di Apofruit e il Consorzio Bestack, a cinque anni dalla sua nascita sancita proprio a Cesena nell’edizione 2004, esordiva alla fiera romagnola proprio nel suo ombelico. Padiglione 2, nella posizione da tanti invidiata, nell’incrocio magico con Apofruit, Infia e Orogel con 200 mq di stand fatto di un mix di alberi da cellulosa e di carta riciclata ondulata, con una casa “curiosa” al centro con i tesori della comunicazione e gli aromi di una Lampe Berger, due ospiti illustri conosciuti al grande pubblico come Licià Colò e Federico Fazzuoli, volti storici di programmi televisivi sull’ambiente e l’agricoltura, una stilista creativa che ogni giorno vestiva una modella con abiti a base di carta e cartone, fino a eventi dedicati ai bambini delle scuole elementari, piccoli e vocianti. Insomma uno stand che oggi si definirebbe disruptive, tanto che allora ad alcuni sembrò poco adatto al taglio B2B della fiera".

Prosegue il direttore: "La nostra partecipazione a Macfrut da allora si è comunque caratterizzata sempre su questa falsariga, cercando di raccontare in maniera innovativa e con semplicità a un pubblico più ampio valori e punti di forza del cartone ondulato e, più in generale, della filiera ortofrutticola. Macfrut nel frattempo è cambiata molto, si è spostata nel quartiere fieristico di Rimini pur rimanendo con orgoglio una fiera di filiera. Nell’edizione 2019 abbiamo allargato e condiviso il nostro approccio orientato al consumatore finale con altre 13 aziende leader e titolari di brand affermati con l’iniziativa “Spettacoli alla frutta”, che tanto bene ha fatto e che, incrociando le dita, nei prossimi mesi sarà riprogrammata in palcoscenici decisamente più consumer. Accogliamo quindi con grande entusiasmo il lancio digital dell’edizione 2020 di Macfrut".

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"Seppur con tutti gli interrogativi delle prime edizioni digitali, crediamo ci siano grandi opportunità come la possibilità, grazie alla tecnologia, di far esondare i contenuti e i punti di forza della filiera ortofrutticola oltre gli argini della filiera stessa e di raggiungere le golene di pubblici più ampi, tanto che possa diventare anch’essa una fiera da centinaia di migliaia di visitatori, seppur virtuali - evidenzia -. È innegabile che questa edizione godrà dell’onda della curiosità e dell’innovazione, che ci spingerà verso le coste di una nuova modalità di organizzare e partecipare a fiere, con il grande vantaggio che in questa modalità è più semplice aggregarsi e quindi concentrare motivi di interesse a vantaggio di tutta la comunità che partecipa". Ora cosa serve? "Prima di tutto l’auspicio che attorno a questa idea si coaguli tutta la filiera ortofrutticola italiana, se così non fosse questa volta non ci sarebbero alibi - osserva -. Secondo, una promozione battente su web e social, per dare corpo alla curiosità del grande pubblico e motivare anche solo una visita lampo anche da parte dei consumatori, perché quella digitale è una grande vetrina che manca alla stragrande maggioranza delle aziende ortofrutticole. Terzo ma non ultimo, il contributo fattivo delle aziende a realizzare e pubblicare contenuti di qualità, scientificamente solidi, con un linguaggio semplice e diretto, per parlare al consumatore finale affinchè, se Macfrut digital si affermerà finalmente come la fiera dell’ortofrutta italiana, i consumatori che la frequenteranno si ricordino dei contenuti video più curati e coinvolgenti. Nell’era del super consumatore tutto ciò farà la differenza".

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