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Martedì, 31 Gennaio 2023
Meteo

Perchè tanta neve in poche ore? Il vortice dalle caratteristiche simil tropicali, il fenomeno estremo che ha colpito la Romagna

L'APPROFONDIMENTO - Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti) spiega il maltempo degli ultimi giorni

Ultimi scampoli di maltempo sulla Romagna, dopo giornate caratterizzate da piogge insistenti in pianura, nevicate copiose nell'entroterra e raffiche di venti di Bora. "Questa fase più piovosa che fredda volge al termine, con il vortice depressionario mediterraneo che si sta spostando, indebolito, verso le regioni centro-meridionali, anche se ancora per mercoledì potrà dare luogo a residua nuvolosità e qualche debole pioggia o nevicata sopra 800-900 metri - spiega Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti) -. In seguito, a partire da giovedì-venerdì, è attesa una nuova discesa di aria fredda dal nord Europa, che avrà però caratteristiche diverse rispetto alla precedente. Sarà infatti un po’ più fredda ma anche più secca. Quindi verso la fine della settimana, è probabile un’alternanza di sole e nubi, con addensamenti più compatti sul nostro Appennino e pianure limitrofe con qualche leggera spruzzata di neve dai 500 metri di quota, più probabile verso i crinali; fenomeni assenti o solo molto isolati altrove. Diminuiranno le temperature fino al ritorno, dopo tempo immemore, di qualche debole gelata notturna".

Randi, siamo reduci da una prolungata fase instabile. Quali sono le cause all'origine di piogge e nevicate abbondanti?
"Una profonda saccatura in quota, vale a dire un vortice colmo di aria fredda e instabile di provenienza dapprima polare e poi artica marittima, si è rapidamente approfondita dal nord Atlantico verso il bacino del Mediterraneo. In una prima fase (giovedì e venerdì della scorsa settimana) essa ha agito direttamente, ma in seguito (sabato e lunedì, ma anche attualmente) si è isolata sul Mediterraneo staccandosi dalla saccatura madre. Di conseguenza, proprio il nostro mare, insolitamente caldo, ha favorito l’innesco di depressioni al suolo collegate a perturbazioni che, in serie, hanno attraversato la nostra regione, apportandovi una lunga fase di tempo instabile e spesso perturbato".

L'esordio è stato col botto, con fulmini e tuoni e palline simili a polistirolo.
"Con l’ingresso della massa d’aria più fredda in quota, e per la presenza di aria ancora molto mite nei bassi strati, quindi con un forte gradiente termico verticale, si sono innescati dei temporali nella giornata di giovedì, anche forti e insolitamente diffusi per il periodo, con rovesci di pioggia, grandine di piccole dimensioni e graupel. Graupel è un termine tedesco che in lingua inglese viene tradotto come snow pellets (cioè palline di neve) o soft hail (cioè grandine soffice), mentre in italiano col termine di neve tonda. Si tratta di palline a bassa densità che si generano quando piccole particelle di ghiaccio (cristallo di ghiaccio, fiocco di neve, o un piccolo chicco di grandine) cadono nella porzione di nube contenente molta acqua sopraffusa (liquida a temperature tra 0 e -10 °C). Le goccioline liquide più piccole ghiacciano nel contatto con la particella di ghiaccio, trasformandosi in una minuscola massa rotonda e opaca con inclusioni di aria all’interno che le danno l'aspetto di ghiaccio opaco. Si può formare anche quando il fiocco di neve incontra uno strato un po’ più caldo con temperature prossime allo 0°: in questi casi il fiocco non fonde del tutto e si deforma arrotolandosi su se stesso. Presenta forme irregolari con diametri di 2-5 millimetri, ha bassissima densità (poiché sono presenti sacche d’aria) ed è caratterizzato dal fatto che quando toccano terra non fanno rumore tendendo oltretutto a sbriciolarsi. Insomma, è una precipitazione intermedia tra neve e grandine, non rara nella stagione fredda".

Poi per non farci mancare nulla, anche il mini-ciclone.
"Nella notte tra sabato e domenica, in seno alla depressione mediterranea principale, si è formato un piccolo ma intenso vortice ciclonico dalle caratteristiche simil tropicali, inizialmente tra basso Adriatico e coste dalmate ma che muovendosi verso nord-ovest si è abbattuto, col suo carico di pioggia ma soprattutto di venti forti, nel riminese e nord delle Marche. Si tratta di depressioni con caratteristiche in parte tropicali; ovviamente non intensi come gli uragani oceanici, ma per tutto il resto, compresi i processi dinamici che ne favoriscono la formazione, molto simili. Tuttavia, siccome non si formano ai tropici, vengono classificati con un termine a parte, TLC, ossia Tropical Like Cyclone (Cicloni simil-tropicali) oppure come cicloni sub-tropicali. Non hanno fronti associati come i normali cicloni extra tropicali, presentano una struttura nuvolosa a spirale con bande nuvolose ben definite, e spesso si nota la formazione di un “occhio” libero da nubi al centro. Generalmente, quando ciò accade, significa che la componente legata alla convezione e all’instabilità termica (sviluppo di nubi cumuliformi) prodotta dalla presenza di aria calda nei bassi strati, e soprattutto di acque superficiali marine molto tiepide, supera quella derivata dal gradiente orizzontale di temperatura, ovvero il classico “scontro” tra aria calda e fredda che origina le normali depressioni extratropicali.

Durante il passaggio perturbato si è sentito l'urlo della Bora.
"Queste “mini” tempeste sub tropicali producono tempo perturbato, anche se per breve tempo, ma in particolare venti molto forti; infatti a Rimini si è registrata una raffica notturna di ben 115 chilometri orari associata ad un repentino aumento della temperatura per l’arrivo della massa d’aria molto mite. Fortunatamente, il bacino del mare Adriatico piuttosto limitato, e l’Appennino, con i suoi rilievi la sua circolazione indotta, hanno disturbato non poco il pieno sviluppo della depressione, altrimenti avremmo potuto avere un evento simile ad alcuni che in passato si ebbero sui mari meridionali italiani, con gravi danni. Ovviamente danni si sono avuti ugualmente sulla costa, ma il sistema, con più mare a disposizione e senza la catena appenninica, avrebbe potuto essere ben più severo. In ogni caso, un evento del genere in pieno inverno alle nostre latitudini deve fare riflettere. Qualche isolato evento in passato c’è stato, ma a fine estate o in autunno, ma non certo in questo periodo dell’anno. Del resto le acque superficiali del nostro Adriatico erano di 4/5°C superiori alla norma, e questo fattore ha inciso parecchio sulla formazione di quel sistema".

Ed infine un'altra profonda depressione.
"Questo secondo caso si è tratto di una depressione pia “tradizionale” con i classici fronti, ma anch’essa ha sfruttato le condizioni di elevata temperatura del mare Adriatico approfondendosi sensibilmente al momento di sorvolare, da sud-est, la nostra regione, ma non aveva caratteristiche sub-tropicali. Il fronte occluso, assai esteso, ha provocato piogge anche consistenti nella giornata di lunedì, importanti nevicate sui rilievi appenninici, e ancora una volta forti raffiche di vento da nord-est (fino a 80/85 chilometri orari) sula nostra costa con eventi di ingressione del mare e danni notevoli agli stabilimenti balneari".

L'entroterra ha sfiorato un "nevone" bis. Precipitazioni così intense dovute anche alla temperatura del mare più calda della norma.
"Al di sopra dei 500 metro gli accumuli di neve sono stati anche vistosi, in particolare sui rilievi del riminese e del cesenate, ma in ogni caso anche sul resto dell’Appennino romagnolo la nevicata è stata importante e quanto mai benefica date le disastrose condizioni dei nostri rilievi fino al 20 gennaio. Indubbiamente, la presenza di temperature assai miti nei bassi strati e del mare Adriatico particolarmente caldo, hanno contribuito e generare fenomeni più intensi (l’aria più è calda e più vapore acqueo può contenere), non solo a livello di precipitazioni, ma anche con la comparsa di temporali insolitamente frequenti per questo periodo".

E' nevicato spesso con fiocchi a falda larga. L'impressione anche che fosse una neve particolarmente bagnata, fatta eccezione per quella del crinale dove le temperature si sono mantenute sotto lo zero
"Date le temperature non certo fredde, anzi quasi sempre al limite tra una nevicata e una pioggia, i fiocchi sono stati spesso di grandi dimensioni. Ciò accade quando, durante la nevicata, le temperature sono prossime allo zero o lievemente superiori, con fiocchi e cristalli di ghiaccio che contengono più acqua e che si aggregano più facilmente durante la discesa verso il suolo, assumendo così grandi dimensioni. Di norma, con temperature molto basse la neve è più asciutta e meno incline ad aggregarsi; il contrario avviene con temperature superiori".

In tanti sono abituati a consultare le app per il meteo, dove il simbolo della neve compariva anche per la città. Ma i fiocchi non si sono visti. Quali sono le cause?
"Le app mettono a disposizione previsioni completamente automatiche che vengono prelevate direttamente dai modelli numerici e senza la mano del meteorologo che invece, in una previsione complessa com'è quella della neve, è indispensabile. Il modello numerico, se simula una precipitazione anche solo in minima parte solida, indica la stessa come tale, quindi le icone visualizzate sono di neve anche in casi molto incerti. Solo quando il modello simula una precipitazione al 100% liquida indica pioggia. Inoltre, la comparsa del simbolo della neve non significa affatto che vi sarà neve al suolo, sono due aspetti diversi. Pertanto, le app vanno prese con estrema cautela, specie in situazioni complesse".

In merito alla “mancata” nevicata di lunedì cosa ci può dire?
"Che l’irruzione artica marittima non è stata particolarmente intensa. Questo tipo di massa d'aria ha sempre un forte gradiente termico verticale (ecco le grandi differenze termiche tra la pianura e i rilievi, per cui porta poco freddo nei bassi strati; oggi ancora meno di un tempo. Inoltre, dopo venerdì, è stata “tagliata” l’alimentazione fredda alla depressione mediterranea principale causa il ritiro verso nord della saccatura madre. Dopo la seconda estate più calda dell'ultimo secolo, l’autunno più caldo dell'ultimo secolo, e la prima metà inverno più calda dell'ultimo secolo le condizioni termiche nei bassi strati erano tardo autunnali; solo nella mattinata di venerdì, al culmine del raffreddamento di questa fase, la neve ha toccato le pianure del faentino e del forlivese, ma per poco tempo e sempre preceduta e seguita da pioggia. La depressione sub-tropicale della notte tra sabato e domenica ha richiamato aria molto mite dal basso Adriatico riscaldando nuovamente i bassi strati. Il profilo termico verticale, tranne venerdì scorso, non è mai stato favorevole al verificarsi di nevicate in pianura, con il livello dello zero di bulbo umido che non è mai sceso sotto i 700 metri".

Queste piogge e nevicate sono servite a bilanciare il deficit idrico che abbiamo ereditato dagli ultimi due anni o il cammino è ancora lungo?
"Con le piogge di novembre e la prima metà di dicembre 2022, e con quelle degli ultimi giorni (oltre 100 mm sul riminese interno, 60-90 mm sul cesenate e forlivese, 50-70 millimetri sul faentino, e 40-60 millimetri sul resto del ravennate), la situazione è indubbiamente migliorata, quantomeno sullo stato di siccità di breve e medio periodo, Rimane un deficit in merito al lungo periodo (12 mesi), ma i terreni riguardo alla superficie coltivabile sono ora sicuramente in buone condizioni".

Febbraio riserverà delle sorprese?
"Nella prima parte del mese appare alquanto improbabile. Sembra infatti che si possa avere, al netto della canonica incertezza, un riapprofondimento del vortice polare associato a regimi di circolazione che potrebbero portare alte pressioni interrotte saltuariamente da qualche breve e debole perturbazione atlantica, ma in un contesto mite o comunque senza ondate di freddo di particolare importanza. Il segnale è infatti diretto verso temperature leggermente superiori alla norma e precipitazioni lievemente inferiori. Qualche modifica potrebbe intervenire nella seconda parte del mese, ma l’incertezza è inevitabilmente molto più alta".

Un'ultima considerazione. Non trova esagerato l'abuso del termine "gelo" nei media? Del resto è un freddo nella norma, no?
"Parole sante. Di gelo non vi è traccia, e le temperature in pianura in questi giorni non sono nemmeno scese sotto lo zero, quando in questo periodo dovrebbe rappresentare la normalità, mentre ieri e oggi le temperature massime sono state di 10°C circa, ovvero 3 gradi più della norma. Le uniche due giornate con valori medi appena al di sotto della norma sono state quelle del 20 e 21 gennaio. Un po’ pochino per parlare di gelo. Certamente la presenza spesso di forte vento ha acuito la sensazione di freddo, ma i sensori di temperatura non mentono. Non solo non c’è stato gelo, ma nemmeno freddo nel senso climatologico del termine".

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