Accordo tra Ior e Irst: nel prossimo triennio 1,8 milioni per la ricerca oncologica

Grazie al sostegno assicurato dalla più importante realtà di volontariato del territorio, l'Irst potrà impegnare 600mila euro all’anno in progetti di ricerca

Un legame imprescindibile per il bene della ricerca oncologica e di tutti i cittadini della Romagna. Si conferma, infatti, con sempre maggior forza la collaborazione tra Istituto Tumori della Romagna Irst Irccs e Istituto Oncologico Romagnolo, due anime (quella prettamente di cura e ricerca e quella di volontariato) che perseguono la medesima missione: la lotta alle patologie neoplastiche. Se in mancanza dell’impegno profuso dallo Ior e dal suo fondatore, il professor Dino Amadori, il progetto di creare un centro di riferimento oncologico per l’intero territorio regionale non sarebbe neppure nato, il sostegno di Ior non è mai mancato e quotidianamente si concretizza nelle principali attività Irst, rendendo possibile lo studio dei tumori, la messa a punto delle migliori strategie terapeutiche, l’utilizzo di innovative strumentazioni e nei progetti di supporto ai pazienti.

Giovedì è stato confermato l’impegno con la firma dell’accordo per il finanziamento Ior di progetti di ricerca Irst per il triennio 2019-2021. Grazie a questo patto, Irst potrà contare su 600mila euro l’anno (cifra incrementabile a seconda delle disponibilità economiche e delle esigenze) a copertura parziale o totale dei costi sostenuti in risorse umane, materiali, strumentali o formative, dei propri studi. Progetti identificati all’interno delle linee Irst e condivisi con il Comitato Consultivo Medico Scientifico Ior sulla base dell’innovatività e potenziali effetti positivi sulla popolazione.

L’accordo rinnova il precedente impegno del 2016-2018 che ha permesso ai ricercatori dell’Istituto di ricovero e cura di portare avanti importanti studi come quelli dedicati a valutare nuovi approcci per la ricostruzione del seno delle donne che devono sottoporsi a mastectomia, cure per il glioblastoma (tumore cerebrale), epatocarcinoma, tumore al seno o quelli per analizzare le potenzialità delle cellule staminali contro alcune neoplasie polmonari, la messa a punto di nanotecnologie per “mimare” in laboratorio quanto avviene a livello molecolare in vivo, i fattori biologici predittivi del tumore prostatico avanzato, i trattamenti radioterapici ipofrazionati, le cellule tumorali circolanti e i nuovi dispositivi per la cosiddetta biopsia liquida, immunoterapia e terapie cellulari per tumori solidi.

''Si tratta di progetti e ricerche che - commenta il direttore generale, Giorgio Martelli dopo aver ringraziato Ior, i suoi sostenitori e volontari - in alcuni casi sono valsi riconoscimenti e pubblicazioni su riviste di valore scientifico assoluto. Da rimarcare che è grazie a questi finanziamenti che alcuni nostri giovani ricercatori hanno potuto recarsi presso i più prestigiosi centri europei e statunitensi per lunghi periodi di stage e così formarsi e riportare in IRST quanto appreso su nuove metodiche e le più recenti tecnologie. Riponiamo grandi aspettative anche sui progetti identificati quali meritevoli del finanziamento IOR per l’anno 2019”.

A partire dalla condivisione di valori e di scopo che fin dalle origini costituisce la trama di rapporto tra Ior e Irst - aggiunge Fabrizio Miserocchi, direttore generale Ior - siamo di fronte ad un percorso che sintetizza anche la piena collaborazione operativa tra i due istituti. Uno straordinario lavoro condiviso che porterà lo Ior a investire in un triennio 1.800.000 euro su nuovi progetti di ricerca e l’Irst a sviluppare, grazie a questo contributo, nuove possibilità terapeutiche e di cura. Generare speranza è il nostro mandato e questo accordo è perfettamente coerente con il patto di fiducia che ogni giorno i nostri volontari stabiliscono con le tante persone che incontrano. Infine, si tratta di un eccellente esempio di rapporto pubblico – privato non-profit che permette alla qualità sanitaria oncologica di avere più risorse quindi più opportunità nella battaglia contro il cancro''.

Ior ha rimodulato nel tempo, a seconda delle esigenze e dell’evoluzione di Irst, il flusso e destinazione dei propri finanziamenti. Nel primo quinquennio, quando il Centro muoveva i primi passi e doveva consolidarsi, l’apporto complessivo si è aggirato intorno agli 8 milioni di euro di cui 2,5 milioni in quote societarie, oltre 1 per la cessione a titolo gratuito del Registro Tumori della Romagna, 1,5 milioni per personale. Nel secondo quinquennio, quello nel quale Irst è stato riconosciuto quale Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico e come tale ha assunto ruolo cardine dell’oncologia del territorio, l’impegno è stato più ricorrente, strutturato e programmato con una media in termini d’investimenti di 900mila euro anno.  

Martinelli ha illustrato i 6 progetti che saranno oggetto specifico di questa prima tranche di finanziamento; studi che ruotano tutti intorno al concetto ispiratore “la giusta terapia per la giusta persona. Che significa, anzitutto, individuare tramite sofisticate strumentazioni, le alterazioni genetiche che hanno portato allo svilupparsi del tumore così da colpirle con i nuovi farmaci. Il genoma ci sta guidando verso un prossimo futuro nel quale potremo decidere quale terapia – o azione preventiva – sia più efficace sulla base dei dati dei dna”. Progetto di punta tra le linee finanziate è quella riguardante l’immunoterapia.

''Ormai è chiaro - continua Martinelli - che i tumori riescono a sostenersi grazie a un sistema immunitario dormiente. Rompere la tolleranza immunitaria e utilizzare le cellule che sono nel nostro organismo per curare le persone sta diventando prioritario. Obiettivo è istruire queste cellule a combattere il tumore. Già oggi queste terapie si rivelano efficaci per pazienti ormai privi di altre chance terapeutiche''. ''Uno più uno qui, oggi, non fa due ma dieci - conclude Dino Amadori, direttore scientifico emerito Irst Irccs e presidente Ior -. La sinergia tra Ior e Irst porta frutti straordinari. Ma il percorso dell’organizzazione oncologica in Romagna non può dirsi concluso: occorre che tutte le realtà del territorio possano fregiarsi del titolo di Irccs, a tutto vantaggio delle attività di ricerca e dell’omogeneità delle cure per tutti i pazienti in tutti i territori''.  

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