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Disservizi

Un incidente mentre va al lavoro si trasforma in un'odissea al pronto soccorso

Redazione

Recita la segnalazione di Denis Valenti, del Comitato Centrale Partito Comunista: "Weekend da incubo al Pronto Soccorso, frattura al piede di mia moglie, banalissima, ancorché dolorosissima; procurata per andare al lavoro, tragitto sconnesso, sgangherato, crepacci e fosse, marciapiedi da post bombardamenti, buche, rilievi, scarti urbani ed industriali disseminati, trappole da guerriglia urbana, peggiora negli anni, assente l’amministrazione comunale, pieno centro storico.

Per l’Inail, montagne di burocrazia cartacea, cavilli legulei, quesiti investigativi, ma non siamo nell’era digitale, dematerializzazione e facilitazione della rete, pin ed accessi simultanei? Tant’è, lo scenario del Pronto Soccorso, venerdì pomeriggio, dopo invio urgente del medico di base, è incubo kafkiano, (non esagero), umani spettrali, impauriti, pesti, stazionano attoniti, sospesi: non accuso il personale medico o paramedico, splendidi eroi solitari, sequenzio una sanità crepuscolare, perdente, classista-no ticket, no cura! -assolutamente inaccettabile.

Lontanissimo il posto, da Pieve Acquedotto o dalla Cervese augurissimi, ridotto a pezzi, provvisorietà imbarazzante, umidità e zanzare, caos ed urla, pianti a dirotto, bimba con lussazione, vagiti strazianti, attacchi di panico, anziani doloranti, s’attende per ore, addirittura quattordici, si torna frastornati il giorno dopo. Benchmark, (si dice così?), con anni 90, stessa tipologia, solo tre ore d’attesa, senza balzi tecnologici, né intelligenze artificiali, né management. Oggi in più, la siringa di eparina, detta anti trombo, evito battutacce. Vergogna bussa, la politica dov’è? Che c’azzecca il teatrino romano e la “secessione dei ricchi” dell’arrogante presidente regionale? Brecht scrisse, “Quante vicende, tante domande".

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Commenti (1)

  • Può sembrare che il sig. Valenti abbia calcato un pò la mano ma purtroppo devo sottoscrivere tutto ciò che ha scritto. Durante la malattia di mia mamma l 'ho vissuto anch'io quell'inferno.Io quel posto lo definii da "girone dantesco". Paolo Mengozzi

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