E' in Rianimazione per la meningite, scatta la profilassi per ben 80 persone entrate in contatto col malato

Circa 80 persone sono state coinvolte nell'inchiesta epidemiologica del servizio di Igiene pubblica dell'Ausl Romagna per il nuovo caso di meningite

Circa 80 persone sono state coinvolte nell'inchiesta epidemiologica del servizio di Igiene pubblica dell'Ausl Romagna per il nuovo caso di meningite diagnosticato in un residente di Forlimpopoli, sessantenne. Si tratta quindi di un numero elevato di persone, la metà circa delle quali sono state potenzialmente esposte al contagio all'interno della Casa della Salute di Forlimpopoli, dove il sessantenne nei giorni precedenti al ricovero si è portato per degli accertamenti di routine. Le 80 persone sono state quindi contattate dell'Ausl, informate sui rischi ed è stato consigliata loro la profilassi, che tuttavia non è obbligatoria. 

Il sessantenne colpito dalla meningite si trova ora ricoverato all'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Vecchiazzano nel reparto di Rianimazione. Subito dopo l'accertamento della malattia è scattato il protocollo, che consiste in un'inchiesta epidemiologica che permette di individuare i contatti precedenti della persona affetta, famigliari e conoscenti. E' già iniziata la profilassi antibiotica dei "contatti stretti individuati”.

La meningite meningococcica, malattia provocata da un batterio (Neisseria meningitidis), può essere contagiosa. La trasmissione avviene con l'emissione di goccioline di saliva che si trasmettono parlando, starnutendo, tossendo e pertanto sono a rischio di contagio le persone che hanno avuto contatto stretto (a distanza inferiore di un metro) e prolungato con l’ammalato nei sette giorni precedenti la malattia. Il periodo di incubazione varia da 2 a 10 giorni, di solito 3-4 giorni. L'unica forma reale di prevenzione è la vaccinazione. L'ultimo caso di meningite nel Forlivese risale allo scorso agosto, con la morte del 56enne Donato Santoro. L'uomo era deceduto alcune ore dopo essersi recato al pronto soccorso dell'ospedale Morgagni-Pierantoni nella notte tra lunedì e martedì. Il decesso è sopraggiunto poche ore dopo.

La meningite, la cura e la prevenzione

La meningite è una infiammazione delle meningi, cioè delle membrane che rivestono il cervello ed il midollo spinale, e può essere la conseguenza di un’infezione batterica o virale. Solitamente l’inizio è improvviso; nei primi anni di vita i sintomi d’esordio sono spesso aspecifici e mai isolati: febbre, rifiuto del cibo, pianto insistente, irritabilità, scarsa reattività, sonnolenza insolita. Nel bambino più grandicello sono presenti anche vomito, forte mal di testa, fastidio alla luce ed ai rumori intensi, rigidità muscolare specie dei muscoli della nuca, talvolta macchie violacee sulla pelle (petecchie). I sintomi iniziali possono essere seguiti da perdita di coscienza e convulsioni.

Nella meningite batterica il germe responsabile si trasmette per contagio diretto da persona a persona, attraverso il contatto diretto delle secrezioni naso-faringee e la malattia è spesso favorita da condizioni predisponenti (stati di debilitazione, alcune patologie croniche e affollamento). Il periodo di incubazione (cioè il tempo che passa dal momento del contagio alla comparsa dei sintomi) è variabile a seconda del microrganismo responsabile della malattia.

Le meningiti di origine batterica vengono curate efficacemente con gli antibiotici. In alcuni casi è necessario trattare i contatti stretti del malato con una profilassi antibiotica (cioè con l’uso di antibiotici a scopo preventivo). In tutti i casi non è necessaria nessuna misura aggiuntiva di disinfezione dell’ambiente, né la chiusura della  scuola, perché i germi responsabili non sopravvivono a lungo fuori dall’essere umano e sono sensibili all’aria, alla luce ed alle normali misure di pulizia; è importante arieggiare frequentemente gli ambienti.

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