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Burnacci (Pdl): "Ridurre il costo degli amministratori nelle partecipate"

Intervento della consigliera comunale del PDL sui compensi che vengono erogati per gli amministratori delle società partecipate dal Comune di Forlì

Giustamente il cittadino si interroga su quali compensi percepiscano i Consiglieri comunali ed anche tutti gli amministratori delle Società Partecipate. Per gli Assessori e i Sindaci va fatto un discorso a parte.

Gli organi del Comune sono il Sindaco, la Giunta e il Consiglio comunale. Però tutti i servizi, dalle farmacie, ai rifiuti, alla Fiera ecc., sono gestiti da Consigli di amministrazione, da Presidenti o Vice e dispongono di una loro Pianta organica e di un loro Bilancio. C’è bisogno di trasparenza, di risparmi e di funzionalità, perché tali società operano sempre con denaro pubblico. Di recente poi i Sindacati forlivesi C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. hanno sollevato anche l’interrogativo se le Società partecipate non siano troppe e non si debba diminuire il numero e, quindi, i costi totali. Il Sindaco di Forlì, per parte sua, aveva fatto della Società partecipate il suo cavallo di battaglia, preannunciando molte innovazioni, anzi una vera e propria svolta. Serve un’analisi su quanto finora fatto. Su questo interverrò prossimamente.

Per trasparenza veniamo ai compensi. Per i consiglieri sia del Consiglio comunale sia dei Consigli di amministrazione delle Società partecipate sono previsti gettoni di presenza di partecipazione o un’indennità. Poi ci sono i compensi ai Presidenti, Vicepresidenti, Amministratori delegati.
I Consiglieri del Comune di Forlì percepiscono il gettone di presenza più basso: 42,30 euro lordi per ogni seduta, di media durata di 4 ore.
Ma i gettoni delle Società partecipate vanno dai 150 euro di I.S.A.E.R.S. ai 103 di SER.IN.AR., ai 50 della Società per l’affitto.

I Consiglieri, invece del gettone di presenza, possono percepire delle indennità che vanno dagli annuali € 10.125 (un massimo del 10%) di Romagna Acque, ai 6.000,00 euro di Forlì Farma, ai 10.000 euro di Start, ecc.
Chi primeggia per l’entità esagerata dei compensi è Hera che ai suoi consiglieri (n. 15) riserva 50.000 euro ed un compenso aggiuntivo da 25.000 euro a cifre superiori.
Hera è il caso più rumoroso e scandaloso, non solo per i consiglieri ma anche per la struttura esecutiva. Secondo il bilancio del 2011, al Presidente (tra indennità, bonus e altri incentivi) sono stati erogati 475.836 euro, all’Amministratore delegato 518.243 ed al Vicepresidente 111.275: la struttura amministrativa di vertice è quindi costata 1.105.354.

Per ciascuno  dei 15 Consiglieri la cifra ha oscillato da 83.908 a 50.338, cui si deve aggiungere la cifra per i consiglieri decaduti, per un totale di 1.195.688.
Gli amministratori di Hera in un anno sono costati 2milioni e 300mila euro. Inoltre ai Direttori generali sono toccate rispettivamente le cifre di 422.234 e 419.388 euro. Ma, a parte il caso limite Hera, anche per Presidenti e Vicepresidenti delle Società partecipate provinciali e comunali i compensi sono eccessivi, in considerazione anche del fatto che molti amministratori sono pensionati o dispongono già di un loro reddito.

Vale la pena ricordare poi che alla quota fissa (che non pare eccessiva) si aggiunge una quota variabile per raggiungimento del budget, per deleghe assunte ecc.
Ad esempio, alla quota fissa di 20.000 euro annuali del Presidente di “Forlì città solare”, si aggiunge una quota variabile fino a 40.000 euro; al Presidente di Unica Reti spettano 25.000 euro cui si aggiungono 25.000 euro per deleghe operative, al Presidente della Fiera ai 20.000 euro si aggiunge un compenso per deleghe di 25.000 euro ecc. Talvolta il Presidente è affiancato dall’Amministratore delegato, come in SER.IN.AR., il che è un’assurdità.
In generale, sulle figure di Presidenti e Vice o Amministratori delegati c’è stato un rinnovamento, ad eccezione di A.T.R. e SER.IN.AR., ove alcune figure sono “storiche”.

La domanda da farsi oggi è questa: “Si può ridimensionare il numero delle Società partecipate o almeno i costi dell’apparato amministrativo?”. La mia risposta è sì. Si possono revisionare gli Statuti, le funzioni e si possono fare risparmi, senza demagogie e senza esagerazioni.

I Sindaci di Forlì non hanno mai applicato un equilibrato “Codice di comportamento” proposto dalla Giunta Masini che, applicando i criteri del T.U. 267, dava la facoltà ai Sindaci di diminuire, gradualmente, in misura variabile dal 50 al 75% della quota massima stabilita, in base alla rilevanza economico-patrimoniale o della complessità organizzativa dell’Ente. Oltre ad altri criteri, si stabiliva che il gettone di presenza deve essere in misura pari all’indennità di presenza per il Consigliere comunale del Comune di riferimento. Da allora alcuni Decreti, in particolare il n. 78/2010, hanno ridotto il numero dei membri del Consiglio di amministrazione ed anche le indennità.
Ma molta strada per ogni Sindaco è ancora da fare. Bisogna aprire un dibattito, fuori da ogni caccia alle streghe. Per molte società ed anche per Hera è possibile operare cambiamenti e risparmi.

Vanda Burnacci

Consigliere comunale Pdl Forlì
 

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