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Senza tetto, gioco d'azzardo e povertà: "La porta di Drei non si è mai aperta"

Fasciano vuole riportare l’attenzione ai fatti reali, vuole sovvertire il sistema: “basta con queste cooperative, i senzatetto per essere integrati realmente e per offrire loro un’occasione devono essere coinvolti in azioni e progetti gestiti da loro"

Dopo i dati diffusi dalla Caritas diocesana in questi giorni, la questione delle famiglie in difficoltà e delle persone in stato di povertà in genere sta assumendo dimensioni che vanno al di là del controllo degli stessi servizi preposti a tamponare l’emergenza. Giovanni Battista Fasciano, candidato della lista civica “Noi Forlivesi” ha evidenziato il problema dei senza fissa dimora presenti a Forlì.

Assieme a lui la testimonianza di Salvatore, 57enne forlivese che ha dilapidato il proprio patrimonio a causa del gioco d’azzardo. Una testimonianza toccante che riporta all’onore della cronaca la questione delle slot machine, un fenomeno dilagante che sta portando sul lastrico un numero crescente di persone i cui effetti presto si paleseranno anche sul nostro territorio. L’attenzione agli ultimi, ai diseredati, agli emarginati sociali è il “campo di lavoro” del candidato Fasciano che proprio per sostenere i diritti di queste persone e per dare loro un’occasione di rivalsa presenta dei progetti innovativi che esulano dal semplice assistenzialismo.

“La situazione è grave – spiega Fasciano – le politiche del welfare non hanno un colore politico ma appartengono alla città intera. I servizi funzionano ma devono essere potenziati e calibrati a seconda delle necessità di oggi. La porta di Drei non si è mai aperta a queste persone, sono sempre stati gli uffici a fare le sue veci. Io ritengo invece che se un assessore si ritiene competente di questa materia deve prima di tutto aprire le porte ai senza tetto, alle famiglie in difficoltà”.

“Per noi non c’è nulla – sottolinea ancora il candidato della lista Noi Forlivesi – non ci importa dei piccoli aiuti economici che ci vengono offerti, seppur essenziali, ma vogliamo invece un’occasione per rialzare la testa, per ricominciare: aspetto completamente tralasciato da questa amministrazione che ora si ripresenta all’appuntamento elettorale con un candidato che in questi anni non è riuscito a rispondere alle necessità del territorio”.

Fasciano vuole riportare l’attenzione ai fatti reali, vuole sovvertire il sistema: “basta con queste cooperative, i senzatetto per essere integrati realmente e per offrire loro un’occasione devono essere coinvolti in azioni e progetti gestiti da loro, in autonomia. Il lavoro è fondamentale per garantire la dignità umana di uomini e donne. E’ importante avere un punto di riferimento, uno sportello d’ascolto dove trovare soluzioni concrete supporto psicologico e qualche buon consiglio”.

Da queste considerazioni prende le mosse la sua decisione di scendere in campo: “è ora di agire subito, e il mio impegno in politica è prima di tutto dare voce e forza a queste persone, mostrando che noi siamo qui e vogliamo dare risposta ai loro problemi. Mi fa arrabbiare l’indifferenza che spesso si vede verso queste situazioni di disagio e di abbandono”.

Tra le proposte avanzate da Fasciano anche quello di dare valore alle esperienze dei senza tetto e su questo argomento si inserisce la testimonianza dell’amico e “compagno di strada”, Salvatore. “E’ fondamentale fare educazione sulla questione del gioco d’azzardo ed è necessario formare le nuove generazioni mettendole in guardia dalle drammatiche conseguenze che ne vengono. Io ne sono l’esempio – racconta Salvatore – la mia vita è profondamente segnata dal gioco e mi ritrovo ora senza casa e senza alcuna risorsa per vivere per essere stato una persona debole, per essere entrato nel profondo tunnel del gioco, da cui non è possibile uscire da soli, senza aiuto”.

La scuola, i centri di aggregazione e i luoghi frequentati dai giovani devono allora rientrare tra i punti nevralgici di una prevenzione e di una cultura della legalità che passa anche attraverso queste testimonianze, cupe, pesanti, ma che lasciano in fondo sempre un barlume di speranza. “Da nove mesi non gioco più – continua Salvatore – ma so benissimo che dal gioco non si esce più. I ragazzi devono sapere a cosa vanno incontro. Io ci metto la faccia ma sono in tanti che ancora si vergognano e si nascondono. Presto ci troveremo a dover fare i conti con i profughi del gioco”.

Fasciano solleva il calderone della povertà e lo mostra l pubblico, cercando di rivelare quanto ancora possa essere fatto per cambiare le cose: “Dobbiamo portare all’attenzione della gente quanto sta accadendo, dimostrando così che molto può essere fatto per dare una svolta al nostro territorio, per smettere di spendere dei soldi in maniera sbagliata e continuare a tamponare l’emergenze senza porvi una soluzione reale”.

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