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Occupazioni, dopo le denunce la solidarietà anti-capitalista del PCL

"La Procura di Forlì ha concluso le indagini preliminari ai danni di 48 compagni di diverso orientamento politico, accomunati dalla medesima militanza anti-capitalista. Non ci interessa più di tanto entrare nel merito delle accuse"

La Procura di Forlì ha concluso le indagini preliminari ai danni di 48 compagni di diverso orientamento politico, accomunati dalla medesima militanza anti-capitalista. Non ci interessa più di tanto entrare nel merito delle accuse loro rivolte (che vanno dalla manifestazione non autorizzata fino a scomodare addirittura il reato di travisamento per aver partecipato ad un corteo indossando maschere da Befana) perché non è nostro proposito calarci nel terreno della logica che non è la nostra.

I punti che vorremmo, in questo comunicato, denunciare, sono i seguenti: i 48 compagni (più i 4 minorenni sui quali la competenza è del Tribunale dei Minori di Bologna) si troveranno sotto processo per aver infranto leggi emanate durante il Ventennio fascista, rimaste in vigore e mai abrogate (anzi, se possibile aggravate dall’introduzione della legislazione d’emergenza degli anni ’70) all’avvento della Repubblica cosiddetta democratica. Leggi che portano la firma del Re Vittorio Emanuele e del Duce Benito Mussolini. A fronte di tutto ciò, parlare (come si fa da anni negli ambienti di “sinistra”) di fiducia nella magistratura e nella legalità è una barzelletta, per usare un eufemismo.

I pubblici ministeri e i loro zelanti agenti non garantiscono la sicurezza ma l’ordine costituito. E non c’è nulla di più insicuro ed anti-democratico dell’attuale ordine costituito, cucito a difesa e protezione di un pugno di industriali e banchieri che comandano il paese. Un ordine che ritiene perfettamente legale lo spettro quotidiano dei licenziamenti, degli sfratti, della precarietà lavorativa ed esistenziale, perché quest’ordine serve essenzialmente a consacrare la proprietà privata dei mezzi di produzione. Il vigente ordine borghese, come limpidamente dimostra anche in questo caso specifico, giudica di fatto illegale chi lo mette in discussione, utilizzando, volta per volta, pretesti differenti (e così anche le maschere da Befana possono giocare un ruolo utile in questo disegno repressivo!).

Casa, lavoro, diritti: non ci verranno concessi né dal governo né per intercessione della magistratura o di altri poteri dello stato, semplicemente perché il loro stato (capitalista) non ha più nulla da offrire, ma solo da togliere. Solo con la lotta potremo conquistare un futuro migliore, e sappiamo fin da ora che questa lotta inevitabilmente attirerà la repressione dello stato perché la classe dominante non ha alcuna intenzione di farsi scippare privilegi e ricchezze. Ma perché la lotta sia efficace occorre fare in modo di modificare i rapporti di forza nella società (attualmente favorevoli alla repressione, e non a noi). Gli ultimi anni dimostrano che la crisi produce sì disperazione sociale e malcontento, e certamente le fascine del malcontento vanno accumulandosi in tutto il paese: a volte una scintilla le accende, e allora scoppiano anche lotte dure ed esemplari, come quella dei facchini della logistica (IKEA di Piacenza ecc.) o dei lavoratori del Sulcis, della FINCANTIERI, o dei movimenti territoriali (NO TAV ecc.) ma è pur vero che cento focolai non fanno un grande incendio.

Molte di queste lotte, purtroppo, partono già sconfitte, proprio a causa del loro isolamento. E se guardiamo al di là dei nostri confini, a cominciare dalla Grecia per toccare la Turchia e i paesi scossi dalla “Primavera Araba”, non si può non notare come anche laddove si è verificato un grande incendio (per restare alla metafora di prima) i “pompieri”, magari sotto altre vesti, sono per ora risultati vincenti e la caratteristica di fondo sia rimasta invariata: una minoranza sfruttatrice opprime una maggioranza sfruttata. Per invertire la rotta non è quindi sufficiente il fuoco della rivolta, nemmeno su larga scala come accaduto negli altri paesi del bacino del Mediterraneo. Diventa necessaria, in Italia e nel resto del mondo, la costruzione del partito rivoluzionario.

Solo così le tante vertenze frammentate possono unificarsi ed evolvere verso una prospettiva anti-capitalista, evitando di rimanere legate al motivo specifico e parziale per cui sono nate. Solo così la rivolta, quando scoppierà, potrà assumere una direzione e raggiungere uno sbocco, elevandosi da rivolta in insurrezione vera e propria. Nell’esprimere quindi la massima solidarietà e vicinanza a tutti i compagni inquisiti ci sentiamo perciò in dovere di rivolgere agli stessi il seguente pensiero: finchè non si pone, come dirimente, la questione dell’organizzazione e del potere, si è destinati a subire l’organizzazione e il potere del nemico che si combatte. Quanto accaduto a Forlì, per chi ancora nutrisse dei dubbi in materia, ne è l’ennesima prova!

Partito Comunista dei Lavoratori (PCL)

Sezione Forlì-Cesena “D. Maltoni”

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